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Economia

Non ci fu condotta antisindacale: la TreEmme vince la causa

La conceria di Zermeghedo era stata travolta in un caso giudiziario di portata regionale dopo una protesta organizzata da Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil: le cui accuse nell'ambito della applicazione dei contratti nel settore pelle sono state smontate dal giudice del lavoro berico. E così sul fronte politico e sindacale si moltiplicano mal di pancia e ipotesi di «redde rationem» interni dopo che il caso era sbarcato in Regione

Non più tardi del 24 marzo Cgil, Cisl e Uil avevano accolto con favore la sentenza del tribunale civile di Vicenza rispetto al cosiddetto contenzioso sul «contratto pirata» adottato da alcune concerie del distretto dell'Agno-Chiampo. Ad essere finita nel mirino delle sigle di categoria della Triplice era stata la TreEmme di Zermeghedo. Una parte meno importante della causa aveva interessato la Fratelli Stanghellini di Arzignano. I legali delle due imprese chiamate in giudizio ieri 26 marzo hanno ritirato copia della sentenza del magistrato civile. E clamorosamente il pronunciamento del giudice del lavoro Paolo Talamo infatti è ben diverso da quanto prospettato nella nota sindacale della quale Vicenzatoday.it aveva dato conto ieri. La sentenza infatti dà completamente ragione alla TreEmme, che accusata di condotta antisindacale esce a testa alta dal processo visto che potrà tranquillamente applicare un contratto diverso da quello Unic-Confindustria invocato da Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil. Leggermente diversa è la posizione della Stanghellini, la cui condotta è stata censurata per aver disconosciuto il contratto Unic-Confindustria. Ma non perché questo abbia una valenza «erga omnes» come spesso invocato durante le manifestazioni pubbliche della Triplice. Semplicemente Stanghellini, sancisce la sentenza, aveva comminato alcune sanzioni disciplinari facendo riferimento a quel contratto. Che quindi va integralmente applicato, ma solo «fino al 30 giugno 2023».

IL PROLOGO
Il caso era deflagrato il 26 ottobre 2021 quando una sessantina di sindacalisti aderenti alle sigle del settore pelle di Cgil, Cisl e Uil (si tratta appunto di Filctem, Femca e Uiltec) aveva vibratamente protestato sotto la sede della conceria TreEmme a Zermeghedo nell'Ovest vicentino. La particolarità di quel sit-in va ricercata nel fatto che l'iniziativa non si concretizzò in uno sciopero dei dipendenti della TreEmme scontenti del contratto, bensì si concretizzò in un presidio fatto dai pezzi grossi e dai quadri intermedi del sindacato.

In quella occasione il j'accuse dei vertici provinciali di Filctem, Femca e Uiltec fu senza appelli. I numeri uno delle sigle del settore, rispettivamente Giuliano Ezzelini Storti, Daniele Zambon e Lucia Perina spararono a zero sulla ditta, spararono a zero sulla organizzazione datoriale che aveva proposto il contratto (Federconcia) e spararono a zero sul sindacato indipendente (Confial) che quel contratto lo aveva recepito. Gli addebiti snocciolati dai tre punto su punto ai microfoni di Vicenzatoday.it, compreso l'annuncio di un ricorso al tribunale del lavoro, animarono il dibattito economico, sociale e politico che uscì dagli angusti confini del Vicentino fino a sbarcare a palazzo Balbi.

UNO SCHIERAMENTO PIÚ O MENO VISIBILE
In quel frangente la giunta regionale veneta col presidente leghista Luca Zaia e con l'assessore al lavoro Elena Donazzan si schierò con la Triplice. Si creò così un asse, più o meno visibile, più o meno flottante sotto il pelo dell'acqua, del quale facevano parte i tre sindacati confederali, la giunta regionale, l'Unic, che è poi l'associazione datoriale conciaria collegata a Confindustria. Con questi, più defilata, si è avvertita la presenza  di quella parte del Pd veneto più sensibile ai desiderata di un certo mondo confindustriale il quale nel distretto della pelle dell'Agno-Chiampo ha due campioni riconosciuti: Valter Peretti e Rino Mastrotto che poi, anzitutto sul piano storico, sono i due nomi di spicco dei rispettivi gruppi.

LA FUGA IN AVANTI DI ZAIA E DONAZZAN
Ad ogni modo la fuga in avanti di Zaia a sostegno delle posizioni della Triplice non piacque chiaramente al presidente nazionale di Federconcia Franco Ravazzolo che a metà gennaio non esitò a dire la sua. Ma piacque ancor meno al segretario nazionale della Confial Benedetto Di Iacovo il quale, come riporta Vicenzatoday.it il 12 gennaio e a seguire il 17 gennaio, sparò a palle incatenate contro i detrattori del contratto Federconcia scatenando un fuoco di fila micidiale che mise alle corde, tra gli altri, proprio il presidente della giunta regionale Zaia nonché l'assessore Donazzan.

LE CARTE BOLLATE
Di lì a poco il passo fu breve perché il contenzioso dal piano sindacale e politico finisse nelle aule di tribunale. A calamitare lo scontro fu così la causa davanti alla magistratura del lavoro di Vicenza nell'ambito di un processo che a dire dei contendenti nel caso di esito favorevole all'una o all'altra parte appariva destinato comunque «a fare scuola». Il 25 febbraio a Borgo Berga furono trascinate da Filctem, da Femca e dalla Uiltec davanti al giudice Talamo la TreEmme e la Stanghellini per i motivi che la Triplice aveva indicato nel tempo. Quel giorno, sebbene le udienze civili non siano aperte al pubblico, lo scontro verbale, sia per quanto riguarda i decibel, sia per quanto riguarda la mole di carte presentate, si riverberò per tutto il palazzo di giustizia. Di solito contenziosi di questo tipo davanti al giudice del lavoro si risolvono rapidamente. Stavolta però il giudice è stato impegnato seriamente vista la portata della controversia: di nove pagine consta infatti la sentenza, o meglio, il «decreto ai sensi dell'articolo 28 della legge 300 del 1970», vergato dal giudice Talamo in data 23 marzo il quale ha impiegato un mese secco per venire a capo di una querelle legale dal peso specifico notevole.

LA FIBRILLAZIONE
La novità di queste ore, questi i boatos di palazzo, avrebbe mandato in fibrillazione un pezzo della politica veneta, che ha rimediato «una sberla non da poco». È noto infatti che Zaia, il quale in febbraio si era espresso su posizioni vicine a quelle dell'Unic, nella campagna elettorale del 2020 aveva potuto contare sulla vicinanza proprio di Rino Mastrotto. Il fatto però che la giunta abbia sposato le tesi dell'Unic, lasciando l'amaro in bocca a tutto quel tessuto produttivo medio e medio piccolo che non fa parte di quel raggruppamento che notoriamente ha simpatie nel centrodestra, ha provocato parecchi mal di pancia. Dentro a Confindustria, nella quale in molti avrebbero rappresentato alla neopresidente Laura Dalla Vecchia «la deriva de facto» posta in essere dagli aficionados di Peretti e Mastrotto, «deriva» che dai detrattori stessi è stata ribattezzata «rinite cronica» con un riferimento ironico al nome di battesimo di Mastrotto.

I mal di pancia sarebbero stati avvertiti pure nel campo leghista: nella base del Carroccio infatti la convergenza in essere da anni fra l'inner circle che sostiene Zaia e alcuni ambienti prossimi all'ala più «liberal-liberista» del Pd veneto viene parecchio mal vista anche se il dissenso in questi anni non è mai venuto a galla. Ma oltre alla politica e ai dissapori, non infrequenti in seno a Confindustria, è il mondo sindacale a essere in subbuglio.

IL DOMINUS
Da settimane nell'Ovest vicentino si moltiplicano le indiscrezioni per cui dietro la decisione di contestare la TreEmme prima in strada e poi in tribunale, per impartire una lezione a quei soggetti pronti a imitare la stessa TreEmme, Federconcia e Confial, non ci sarebbe solo lo zampino degli spin doctor vicini a Peretti e Mastrotto. Uno dei dominus assoluti della operazione sarebbe Gianfranco Refosco. Trissinese, potentissimo membro della segreteria generale della Cisl veneta, sarebbe stato lui a convincere Filctem, Femca  e Uiltec a imbarcarsi in una guerra poi «un po' drammaticamente un po' fantozzianamente» persa in tribunale.

Vero o no i malumori in queste ore in casa Cisl sarebbero schizzati alle stelle. E di riflesso sarebbero cresciuti quelli nelle segreteria regionali della Cgil e della Uil che sono andate «a sbattere ad un muro nonostante i segnali evidenti da mesi». Il problema di fondo infatti è che quando nelle imprese dell'Ovest vicentino è maturata la necessità di dare corpo a un contratto collettivo che riuscisse «nel non facile compito di dare più garanzie ai lavoratori e più certezze alle ditte», una parte importante della Triplice, specie la Cgil, pare fosse ben disposta a concordare attorno ad un tavolo ampio, possibili soluzioni alternative che non per forza uscissero solamente dal doppio cilindro della Triplice e dell'Unic.

Sarebbe stata l'intransigenza di quest'ultima, in una con la ritrosia di alcuni ambienti della Cisl, per cause non tutte sondate, a far piegare gli eventi verso uno scontro conclusosi con un verdetto che ha finito per rilanciare a mille le istanze di chi critica il duopolio de facto tra Unic e sindacati. Ora si parla incessantemente di resa dei conti (quasi «un redde rationem») necessaria nei confronti di chi avrebbe sospinto la Triplice «a schiantarsi contro il muro» del verdetto uscito a Borgo Berga.

IL VERDETTO
Per di più le ragioni «della batosta» si possono leggere specularmente proprio nel provvedimento del dottor Talamo il quale nero su bianco riferendosi ai sindacati scrive che «le ricorrenti non chiariscono per quale ragione le convenute sarebbero parte del contratto collettivo». E ancora: «È pertanto assodato come le convenute non abbiano mai aderito ad Unic». E poi: «Le convenute... non possono essere ritenute vincolate al rispetto del Contratto collettivo nazionale in questione per effetto della diretta ovvero indiretta,... per il tramite della rappresentanza di Unic,... sottoscrizione dello stesso contratto». Il magistrato usa ovviamente una terminologia strettamente giuridica in cui gli attori ossia i ricorrenti sono i soggetti, nel qual caso, Filctem, Femca e Uiltec, che hanno chiamato in causa i convenuti o resistenti, che a loro volta sono TreEmme e Stanghellini.

LA DISAMINA
Nella sua disamina il giudice ricorda con molta precisione il dettato della Cassazione civile la quale con la sentenza 18408 del 2015 aveva stabilito che una impresa, anche se non aderisce ad un contratto nazionale specifico, ma vi fa riferimento, per esempio per comminare sanzioni sul piano disciplinare, allora è come se quel contratto fosse vincolante. Ma una volta scaduti certi termini nessuno è più tenuto a considerare come valido tra le parti lo stesso contratto.

Ed è per questo motivo che per alcune contestazioni la Stanghellini è stata ritenuta soccombente, ovvero si sarebbe ritenuta responsabile di condotta antisindacale. Completamente diversa invece è la situazione per quanto riguarda la parte più importante del processo, ossia quella che riguardava la TreEmme, sotto i cui cancelli si erano concentrati per di più gli strali della Triplice. In questo caso il giudice ha dato completamente torto ai sindacati anche perché gli atti presentati da questi ultimi non consentono «di desumere - scrive il dottor Talamo - la volontaria adesione da parte di conceria TreEmme al contratto collettivo nazionale Unic». Se ne ricava che l'accusa verso la ditta di aver adottato «un contratto pirata» viene drasticamente smentita in giudizio. In questo senso le parole del magistrato sono perentorie perché proprio in riferimento alla TreEmme il giudice scrive: «... Ben possibile è sin da ora escludere che la stessa sia mai stata tenuta alla applicazione del contratto... Unic e che mai lo sarà». Al momento non è ancora chiaro se Filctem, Femca e Uiltec ricorreranno in appello: o se lo farà la Stanghellini. Più in generale l'azione legale messa in campo dai tre sindacati non è stata in grado di scalfire, se non in minima parte, la difesa dispiegata dai legali delle due aziende assistite dagli avvocati da Marco Pasqualin e Marco Vicentini del foro berico.

LA SFERZATA DI BALLISTRERI
Ovviamente la pronuncia del giudice Talamo è destinata ad avere una vasta eco proprio sul piano giuslavoristico perché la materia da tempo è oggetto di dibattiti e controversie di ogni tipo visto che è in gioco la posta della rappresentanza sindacale. Sul punto si è espresso, per esempio, Maurizio Ballistreri. Avvocato, ordinario di diritto del lavoro all'Università di Messina, Ballistreri, è stato chiamato a dare un giudizio sull'esito della causa dallo Studio Tolio di Arzignano, ossia lo studio di consulenza del lavoro che in questi mesi ha collaborato con TreEmme. Il docente messinese non più tardi di ieri ha così redatto un «parere pro veritate» nel quale fa proprie molte considerazioni del giudice Talamo aggiungendo poi un elemento dalla valenza specifica.

Il professore spiega come non si debba concedere spazio ad alcuna forma di «monopolio sul modello del corporativismo di Stato ad alcune associazioni datoriali, come Confindustria, o ai sindacati Cgil, Cisl, Uil». Parla poi di «libera scelta da parte delle imprese» in merito al contratto «da applicare, come quello di Federconcia, la cui legittimità è stata ampiamente riconosciuta. La pronuncia del giudice del lavoro - scrive il professore Ballistreri, che è un luminare nel suo campo - rappresenta certamente un chiaro ed inequivoco contributo allo superamento di datate posizioni di privilegio nella rappresentanza degli interessi collettivi, non giustificate dall'effettivo attuale consenso nel mondo delle imprese e in quello del lavoro dei nostri giorni, segnate dall'affermazione di elevati profili di pluralismo sindacale, con i relativi riflessi sul piano dell'autonomia collettiva».

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