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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Attualità Montecchio Precalcino

«Dossieraggio» contro i difensori dell'ex 007? Scatta la denuncia

Un legale milanese e uno leccese chiedono lumi alla magistratura per alcune condotte della Gdf di Cittadella. Che «senza ragioni apparenti» avrebbe inserito negli atti di una indagine a carico del loro assistito, noto per aver segnalato per primo le magagne ambientali dell'affaire Safond nell'Alto vicentino, una «strampalata» segnalazione all'ufficio anti-riciclaggio di Bankitalia in cui compaiono i nomi dei due professionisti. Nel frattempo sulla vicenda incombe l'ombra di un intrigo che lambisce il caso Becciu-Marogna nonché l'operato dei servizi segreti: l'esposto infatti è stato indirizzato pure al Copasir

A che titolo negli atti di indagine a carico di un loro assistito, ha fatto capolino una «strampalata e non pertinente» segnalazione all'Ufficio anti-riciclaggio di Bankitalia, che riguardava proprio i legali dell'indagato? Alla grossa è questo il quesito alla base di una denuncia indirizzata alla magistratura di Padova in cui si chiede di passare al vaglio la condotta della Guardia di finanza di Cittadella. Lo stesso indagato, un consulente criminologo di Villa del Conte nel Padovano, in una nota pubblicata oggi 7 luglio sulla sua pagina Facebook si dice «basito» per quanto successo. E si domanda contestualmente «che tipo di messaggio» gli si volesse recapitare. Il tutto con un riferimento non troppo celato alle segnalazioni da lui inviate in passato alla magistratura berica rispetto al pesante stato ambientale in cui versa la Safond Martini, una ditta dell'Alto vicentino da tempo al centro di un caso giudiziario senza fine.

LA DIATRIBA
L'avvocato milanese Giuseppe di Sera e l'avvocato leccese Fiorino Ruggio sono stati «il bersaglio di una condotta tutta da chiarire» da parte della Guardia di finanza di Cittadella nel Padovano» le cui finalità ultime «dovranno essere acclarate dalla magistratura»: per di più sulla intera vicenda si staglia lo spettro dell'affaire Safond, uno scandalo ambientale che interessa l'Alto vicentino e attorno al quale da mesi si registrano colpi di scena a rotta di collo.

Più nel dettaglio Di Sera e Ruggio sostengono che nell'ambito di una indagine penale a carico del loro assistito Riccardo Sindoca, i militari cittadellesi abbiano inserito «una segnalazione per operazioni sospette» non solo campata per aria ma che per di più riguardava alcune normalissime transazioni economiche, «di valore modesto per giunta», tra i due e il loro patrocinato.

Il caso ha già fatto capolino sui media nazionali: «Noi vittime di dossieraggio» titolava il ieri 6 luglio l'agenzia Adnkronos . Ad ogni modo il 24 giugno le doglianze dei due avvocati sono finite «in una denuncia-querela» redatta sotto forma di esposto depositata presso il commissariato milanese «Scalo-Romana».

Frattanto Sindoca, un ex 007 con un passato a dir poco movimentato, spara a zero ritenendosi pure lui bersaglio di una condotta «per la quale faccio fatica a trovare aggettivi adatti». Tanto che in una nota diramata avant'ieri si lamentava così: «Che cos'altro potrà accadermi? Tutto questo cominciò allorché mi permisi di denunciare alla procura di Vicenza fatti gravissimi che riguardavano una impresa come la Safond che rigenera sabbie di fonderia e che viene definita strategica in primis per la filiera siderurgica» di tutto il Veneto.

IL PROLOGO
Nel corso del 2018 la Guardia di finanza di Cittadella avrebbe avviato una serie di accertamenti nei confronti di Riccardo Sindoca, un ex agente segreto, oggi consulente criminologo, che risiede a Villa del Conte nel Padovano. Come spiegano i suoi legali, in seguito a quella verifica le fiamme gialle deferiscono alla procura di Padova lo stesso Sindoca. Successivamente, dopo che il pubblico ministero ha già chiesto l'archiviazione, la Gdf, «in via autonoma e del tutto discrezionale», avvia un'attività di verifica fiscale a chiusura della quale comunica che avrebbe nuovamente deferito Sindoca alla procura della città del Santo. Anche in questo caso però il magistrato chiederà l'archiviazione.

Il 55enne Sindoca, che vive a Villa del conte nel Padovano, non è un personaggio qualsiasi. Ha un trascorso come agente segreto del controspionaggio Nato legato alla rete «Stay-behind»: attività questa di cui di recente sulla stampa nazionale «ha dato conto il generale Piero Laporta, già componente dello Stato maggiore della difesa». Allo stesso tempo Sindoca è anche il personaggio chiave che denuncia una grave situazione di inquinamento sotto il sedime della Safond Martini di Montecchio Precalcino nell'Alto vicentino. Come ricorda Vicenzatoday.it quella querelle, tra denunce, contro-denunce, sospetti e anfratti rimasti nella penombra, diventerà uno dei casi, ad oggi ben lungi dall'essere risolto, più enigmatici della recente storia giudiziaria del Veneto.

ANNOTAZIONE DI POLIZIA GIUDIZIARIA
E così mentre la vicenda Safond, con tutto il suo carico di polemiche, è in pieno svolgimento, la Gdf di Cittadella richiama in una propria annotazione di polizia giudiziaria «una segnalazione di operazione sospetta» inviata al competente ufficio anti-riciclaggio presso la Banca d'Italia in cui si parla anche di un rapporto finanziario intercorso tra Di Sera e Ruggio per un rimborso spese. «Abbiamo contezza - spiegano i due avvocati - che quella segnalazione venga richiamata in atti di indagine che riguardano Sindoca. Per questo ci domandiamo se ciò sia dovuto al semplice fatto che noi siamo i suoi legali di fiducia».

Detto in altri termini chi patrocina Sindoca si domanda se sia finito in quella segnalazione per il semplice fatto di assistere il proprio patrocinato. Tanto che in qualche modo viene fatta balenare la eventualità che potrebbero essere state colpite le garanzie che tutelano proprio il rapporto tra difensore e lo stesso patrocinato. Per questo motivo l'esposto di Di Sera e Ruggio (quest'ultimo ha lo studio a Milano) è stato inviato tra gli altri pure al Consiglio nazionale forense.

QUESTIONE SCOTTANTE
Ma a rendere scottante il caso c'è un altro elemento. Le Fiamme gialle di Cittadella nel Padovano avrebbero corroborato il proprio lavoro investigativo menzionando il ruolo di Sindoca come procuratore speciale di Cecilia Marogna: o meglio nella «segnalazione di operazione sospetta» si parla appunto anche della stessa Marogna. Pure quest'ultima non è una perfetta sconosciuta, ma è uno degli imputati chiave nel processo che si tiene Vaticano per il cosiddetto Chelseagate. Ne parla tra gli altri Vicenzatoday.it in due distinti servizi: uno del 4 gennaio  2022 e uno del 26 febbraio 2023.

Marogna, che respinge ogni addebito al mittente, più precisamente è la ex consulente della Segreteria di Stato del Vaticano finita a processo assieme ad altri, tra cui il cardinale Angelo Becciu, per una storia di presunte malversazioni a danno delle finanze vaticane. Una vicenda che inizialmente causò alla donna molte antipatie: ma che poi con l'incedere del processo, ancora in corso, rivelò una serie di anomalie nella gestione della pubblica accusa da parte della autorità procedente così clamorose da rimettere in discussione lo stesso impianto accusatorio.

IL PRESIDENTE PIGNATONE
Peraltro in quel processo davanti al presidente del tribunale vaticano Giuseppe Pignatone i difensori di Marogna sono per l'appunto Di Sera e Ruggio. Questa fattispecie, si lamentano i due avvocati, è giustappunto richiamata in una «segnalazione di operazione sospetta di cui non è dato conoscere l'autore», finita nelle carte della indagine a carico di Sindoca, poi archiviata. La quale segnalazione «o viene richiamata o addirittura è parte integrante degli atti di indagine computi dalla Guardia di finanza di Cittadella». Ed è proprio in quella segnalazione di operazione sospetta che si rilancia una vicinanza di Marogna ad ambienti della massoneria, citando come «fonte aperta» un servizio di Report su Rai tre andato in onda nella primavera del 2021. Una circostanza che secondo gli autori dell'esposto nulla ha a che vedere con gli approfondimenti portati avanti dai militari.

IL J'ACCUSE
Alla fin fine «gli scriventi - si legge con una certa dose di sarcasmo nell'esposto in pagina 6 - vengono incredibilmente e verosimilmente segnalati all'Uif», l'Ufficio operazioni sospette della Banca d'Italia, «perché hanno ricevuto un fondo spese di mille euro», cosa normalissima nella consuetudine forense, da un loro assistito, somma che poi Ruggio giroconterà al collega Di Sera. «A questo punto vorrei ben capire - rimarca dal canto suo Sindoca ai taccuini di Vicenzatoday.it - quali siano le ragioni di un così massiccio dispiegamento investigativo che ha portato al nulla peraltro».

E ancora: «Vorrei capire altresì quali siano gli spunti che ab origine hanno dato il là all'azione della Guardia di finanza. Vorrei capire se addirittura aspetti sensibili della nostra attività professionale siano stati sondati così profondamente con un impulso tale da risultare forse contra legem solo perché Di Sera e Ruggio sono i miei legali di fiducia sul fronte vicentino così come lo sono sul fronte trentino: ovvero sul fronte degli esposti indirizzati alla procura della città del concilio in relazione a certe condotte tenute da alcuni togati della città palladiana in relazione alle note vicende afferenti anche il caso Safond o solo perché noi tre, a vario titolo, facciamo parte del collegio difensivo di Marogna nel procedimento avanti al tribunale vaticano».

Questo, prosegue Sindoca, «è l'immane interrogativo che mi assale. E vorrei capire se quella strampalata segnalazione all'ufficio anti-riciclaggio compaia in quelle carte senza ragioni apparenti o per qualche motivo degno di questo nome». Epperò il consulente si riserva un'altra stoccata, in questo caso sulla lunghezza delle indagini. «Dalla Guardia di finanza di Cittadella - accusa l'ex 007 - sono stato indagato per cinque anni, debordando così da quelli che sono i termini rituali per esperire le indagini preliminari».

IL DINIEGO E LA SICUREZZA NAZIONALE: PAROLE COME MACIGNI
Le parole di Sindoca pesano come macigni. Il caso infatti si complica quando il professionista, una volta archiviato il procedimento a suo carico «perché non c'era alcun elemento penalmente rilevante», chiede alla procura di Padova di poter visionare le informative dalle quali aveva preso corpo l'indagine. «Correttamente - riferisce ancora Sindoca - il pubblico ministero Marco Brusegan mi ha consentito l'accesso al fascicolo giacente in procura. Mentre la Guardia di finanza cittadellese, con giustificazioni a me poco chiare, ha opposto un diniego relativo agli atti in suo possesso, paventando, tra le altre, alcune non ben precisate ragioni di sicurezza nazionale. Il che cozza con le prescrizioni della procedura penale e con le nozioni generali del diritto che impongono che ad un certo punto l'accusato debba poter conoscere gli addebiti che gli vengono mossi: pena l'incapacità di potersi difendere a pieno. Adesso però la palla passa in mano alla procura di Padova e non solo».

IL GUARDASIGILLI
E l'ex 007 non parla a caso. L'esposto per l'appunto, oltre ai magistrati della città del Santo, è stato indirizzato, tra gli altri, al Ministero della giustizia (capitanato dal trevigiano Carlo Nordio) e soprattutto al Copasir, l'organismo parlamentare bicamerale che sorveglia l'attività dei servizi segreti italiani. Si tratta di un passaggio micidiale perché fa trasparire il timore da parte degli autori della denuncia che rispetto «a quanto patito» ci possano essere manovre legate al mondo dell'intelligence.

Anche in considerazione del fatto che sia Sindoca sia Marogna sono soggetti noti alle agenzie che si occupano di sicurezza nazionale. Di Marogna si è parlato per esempio in una relazione del Copasir: di Sindoca pure in una interrogazione parlamentare che risale al maggio del 2005.

LA NOVITÀ
E come se non bastasse il 23 giugno l'ex 007, che sull'argomento specifico preferisce «non commentare la circostanza», sarebbe stato sentito dal pm vicentino Hans Roderig Blattner nell'ambito di un interrogatorio di garanzia rispetto ad uno dei tanti filoni del caso Safond. Che in questo frangente vede lo stesso Sindoca sospettato di avere messo in campo comportamenti tesi a minare le casse della società di Montecchio Precalcino: circostanza da sempre seccamente respinta al mittente dal diretto interessato «atti e date alla mano». La Safond Martini peraltro nel frattempo ha cambiato gestione, proprietà e nome: la ditta infatti oggi si chiama Silva.

CONFRONTO DRAMMATICO A BORGO BERGA: LE STRAGI DEL '92 E LE RIVELAZIONI ESPLOSIVE
Da quanto trapela a Borgo Berga, sede della cittadella giudiziaria di Vicenza, l'interrogatorio sarebbe durato più di quattro ore. E in un confronto drammatico con gli inquirenti, rispondendo ad alcune domande, oltre a fornire una serie di riscontri inquietanti, diretti e non, sulle ragioni ultime del suo coinvolgimento nell'inchiesta Safond, proprio Sindoca avrebbe addirittura fatto alcune rivelazioni esplosive sulla storia italiana a partire dalle stragi di mafia della primavera e dell'estate del 1992.

EPISODI IN ODORE DI SABOTAGGIO
Rivelazioni così esplosive tali da spingere più di qualcuno tra gli uffici della procura a domandarsi se fosse il caso di chiedere la secretazione degli atti o per questioni relative al segreto istruttorio o addirittura per ragioni ascrivibili al Segreto di Stato. In questo quadro poi non è sfuggito ai diretti interessati come alcuni anni fa sia Di Sera che Ruggio denunciarono due distinti episodi in odore di sabotaggio occorsi alle vetture dei due avvocati. La vicenda per vero è stata trattata anche in una intervista all'avvocato leccese pubblicata su Vicenzatoday.it il 22 settembre del 2022.

LO SCENARIO
«Parlando in termini più generali - precisa il 55enne di Villa del Conte - posso dire che sul piano storico i miei guai con la giustizia veneta sono cominciati dopo che attorno al 2017 chiesi alla Safond che mi fosse liquidata una parcella di cinque milioni di euro per una importante consulenza che mi era stata chiesta per il recupero di un credito ossia di un cespite incagliato. E soprattutto sono cominciati dopo che, sempre nel 2017, segnalai  alla procura di Vicenza, con tanto di prove incontrovertibili, il grave stato ambientale che gravava sulla Safond, senza che le autorità preposte, che ben conoscevano la pericolosità di quelle lavorazioni, prima del mio allarme, prendessero le misure rispetto a quanto stava accadendo nelle viscere di quei terreni».

Ma come la pensa al riguardo il comando provinciale della Gdf di Padova che è gerarchicamente responsabile per Cittadella? E come la pensa al riguardo il procuratore capo di Vicenza Lino Giorgio Bruno? Chi scrive ha interpellato entrambi. Ma da entrambi, almeno per il momento, non è giunto alcun commento.
 

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