rotate-mobile
Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Cronaca Montecchio Precalcino

Caso Safond, denunciata la nuova gestione

Il consulente padovano Riccardo Sindoca, a giudizio per la truffa ai danni della ditta dell'Alto vicentino, contrattacca e invia un esposto in cui bolla come non veritiere le ragioni con cui la Silva srl si è costituita parte civile nell'ambito di un annoso procedimento giudiziario per truffa sul cui sfondo rimane uno scandalo ambientale non ancora sopito

L'impianto delle motivazioni con cui la nuova gestione della Safond Martini (un tempo riferibile al trono Rino Dalle Rive), è divenuta di recente parte civile nel processo penale che la vede contrapposta agli imputati Pietro Codognato Perissinotto, Giovanni Calabrò e Riccardo Sindoca «è indiscutibilmente falso», almeno per quanto riguarda gli addebiti mossi a Sindoca. Per questo motivo lo stesso Sindoca, ieri 19 dicembre ha depositato presso i carabinieri di San Martino di Lupari una articolata denuncia-querela (che chi scrive ha potuto compulsare) proprio nei confronti del nuovo management aziendale, aprendo così un nuovo contenzioso rispetto alla querelle infinita che grava sulla società di Montecchio Precalcino che da poco peraltro ha cambiato gestione, proprietà e pure nome visto che oggi si chiama Silva srl.

Più nel dettaglio il 14 dicembre 2022 la Safond, ora Silva srl, ditta dell'Alto vicentino che rigenera sabbie di fonderia e che realizza anche premiscelati cementizi, «in data 14 dicembre 2022», si è costituita parte civile in un procedimento penale per truffa che vede indagati appunto Perissinotto, Calabrò e Sindoca. Vicenzatoday.it sei giorni fa aveva dato ampio risalto alla vicenda (per il momento culminata in un rinvio a giudizio dei tre), anche in relazione al cahier de doléances di Sindoca. Il quale «riferimenti contestuali alla mano» ritiene che gli addebiti mossi nei suoi confronti siano una montatura della magistratura. Una accusa gravissima che era stata preceduta da una serie di denunce all'autorità giudiziaria peraltro.

DENTE AVVELENATO
Detto in altri termini Sindoca con la Safond da anni ha il dente avvelenato perché asserisce, fra le altre, «con tanto di pezze d'appoggio e di atti notarili» che una sua consulenza da cinque milioni non sia mai stata onorata dalla ditta. Di più, il consulente aziendale, attivo nel ramo recupero crediti, ritiene per nulla veritiere le asserzioni in forza delle quali il rappresentante legale di Silva abbia deciso di subentrare con la sua ditta nello storico contenzioso tra la ditta stessa e i tre noti professionisti: il trevigiano Perissinitto, il calabrese oggi residente nel principato di Monaco Calabrò e appunto lo stesso Sindoca che vive a Villa nel Conte nel Padovano.

IL REBUS DEL NICHEL
Tra le tante contestazioni che gli inquirenti addebitano a Sindoca, e in parte agli altri, c'è quella di avere tratto in inganno la Safond affinché i vertici acquistassero una partita di nichel «iperlavorato» (nickel wire in gergo), materiale che però avrebbe scarso valore. Ma perché tali accuse non sarebbero veritiere secondo Sindoca? Tutti i crediti vantati in passato da quest'ultimo nei confronti della Safond e del suo ex patron Dalle Rive sono sempre stati regolari e non furono il risultato di un raggiro come sostengono i magistrati e le parti civili: semplicemente perché ci sono accordi e contratti scritti a dimostrare il tutto. Di più il nickel wire ha invece un importantissimo valore intrinseco. Questo è il convincimento di Sindoca.

LA PROCURA
Il quale infatti da anni propugna una lettura ben diversa da quello della procura berica tanto che nelle carte relative alle sue contro-denunce ha sempre spiegato che non fu lui a proporre il nichel alla Safond, investimento che secondo gli inquirenti di contro avrebbe avrebbe portato in cattive acque l'azienda poi finita in concordato. E poi da mesi Sindoca va ribadendo che il nichel come attestato da soggetti deputati e come spesso narrato dalle cronache ha senza dubbio un suo valore intrinseco.

NIENTE «FREGATURA»
Quindi i soggetti che vendettero a Safond il nichel non diedero alla ditta «una fregatura». Il fatto poi che per qualche motivo Safond non fosse riuscita ad avere il possesso del bene riguarda un altro aspetto della vicenda. In questo caso, spiega Sindoca, fu lo stesso consulente, che in virtù delle sue «conoscenze» e del suo expertise in ambito internazionale permise alla Safond di rientrare nella disponibilità del bene dopo aver sottoscritto un contrario di recupero merce proprio con Sindoca. Questo è almeno il grosso della doglianza del consulente.

I MILITARI
Ad ogni modo ora la denuncia-querela del professionista padovano (che come lui stesso asserisce ha un passato come agente segreto in una rete informativa della Nato) è nelle mani dei carabinieri di San Martino di Lupari. Che dovranno decidere se procedere con qualche accertamento in autonomia (le accuse hanno a che fare con il reato di falso e di calunnia che poi è un reato non contro l'onore della persona ma contro l'amministrazione della giustzia) o se inviare tutto alla procura della repubblica di Vicenza perché dia vita ai riscontri del caso.

L'EX 007
Epperò a gettare «una luce poco promettente sulla vicenda» secondo l'ex 007, c'è un aspetto da considerare. «Le accuse coltivate nei mei confronti dio solo sa come hanno portato a due condanne in primo grado, per le quali ho già proposto appello perché a dir poco strampalate. Poi hanno portato ad un rinvio a giudizio». Ben diversa invece, spiega il consulente, «è la sorte, tra i tanti, di due procedimenti penali che mi dovrebbero vedere coinvolto o come parte offesa o come soggetto che ha permesso all'autorità giudiziaria di intervenire».

VALIERA E DANIEL
Il primo riguarda una denuncia, i cui contorni sono ancora da chiarire, che l'ex compagna di Dalle Rive (che è deceduto nel 2019), la bassanese Miriam Valiera depositò alla Guardia di Finanza di Vicenza. Denuncia che conteneva una «fumosissima» ricostruzione in ragione della quale Sindoca, ritiene quest'ultimo, potrebbe essere identificato «addirittura» come il terminale di una azione intimidatoria orchestrata nei confronti di Giuseppe Daniel: noto alle cronache per essere tra i soggetti finiti nella rete degli inquirenti per quanto riguarda la presenza camorristica sul litorale di Eraclea. Un Daniel che aveva avuto peraltro una liason sentimentale con la stessa Valiera.  

C'è però un problema di fondo. Poco dopo il deposito di quella denuncia la Guardia di Finanza del comando provinciale di Vicenza scopre che la ricostruzione messa nero su bianco negli atti dalla bassanese fa acqua da tutte le parti. «A questo punto io non capisco - attacca Sindoca - come mai la procura non mi abbia ancora convocato come parte offesa. Se sono stato oggetto d'una macchinazione voglio sapere per quale motivo e su input di chi» attacca il padovano che poi aggiunge un'altra considerazione.

DUE VELOCITÀ
«Mentre i procedimenti nei miei confronti viaggiano alla velocità della luce il procedimento sull'inquinamento monstre sotto la Safond non mi pare sia giunto a dibattimento. Che cosa si può dire al riguardo in merito al rischio di prescrizione?. Faccio notare che per quella vicenda di gravissima contaminazione, come è dimostrato da kili di documenti agli atti, fui io il primo a segnalare alle autorità lo stato di contaminazione perché produssi un carteggio segreto dei consulenti di Safond che provava quello stato di cose. Non fu certo la Safond la prima ad autodenunciarsi. Cosa che avrebbe dovuto fare da anni e anni».

IL SILENZIO
Ma come la pensa al riguardo la Safond, oggi Silva per vero, al cui vertice si trova l'amministratore delegato Giorgio Damonte? Chi scrive ha interpellato la srl. La quale  almeno per il momento ha preferito non commentare. Più nel dettaglio la società, per il tramite del proprio ufficio stampa, fa sapere che «ritiene di non rilasciare alcuna dichiarazione su eventi passati che riguardano la precedente gestione di Safond-Martini, da cui è totalmente estranea». Il silenzio della Silva però in questo caso non consente replicare alle accuse di Sindoca: né di spiegare su quali basi legali la compagnia di Montecchio Precalcino abbia deciso di aderire de facto alle contestazioni contro i tre indagati che in passato il legale rappresentante di Safond aveva fatto sue quando la proprietà era ancora riferibile ai Dalle Rive. Proprietà che invece oggi fa riferimento al gruppo ligure Ecoeridania.
 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Caso Safond, denunciata la nuova gestione

VicenzaToday è in caricamento