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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Attualità Bassano del Grappa

Caso Becciu, l'intrigo internazionale e gli anfratti vicentini

Tra le pieghe del cosiddetto London affaire si staglia ancora una volta la figura del segretario di stato vaticano, lo schiavonense Pietro Parolin, mentre alcuni rivoli della vicenda poterebbero fino alla città del Ponte

L'immobile londinese al centro del cosiddetto «Chelsea affaire» che sta scuotendo le mura vaticane sarebbe stato acquistato col benestare del segretario di Stato vaticano lo schiavonense Pietro Parolin. Il particolare è stato svelato ieri 3 gennaio in un approfondimento del vaticanista de l'Espresso Sandro Magister pubblicato sul blog del noto giornalista di Busto Arsizio. Vicenzatoday.it per vero aveva già preconizzato uno scenario del genere con due servizi: uno  8 luglio ed uno in data 7 ottobre. Ora però i dettagli aggiunti dal giornalista bustocco diventano cruciali per definire una vicenda che oltre all'aspetto processuale presenta molti lati oscuri sul piano economico-politico ma anche dal punto di vista diplomatico.

L'EX NUMERO DUE
Al centro del cosiddetto scandalo londinese c'è infatti l'ex numero due della Segreteria di Stato Angelo Becciu finito in un vortice di polemiche, nonché a processo presso il tribunale vaticano, con l'accusa di malversazioni. Le quali riguarderebbero anche l'acquisto dell'immobile della capitale britannica. Acquisto che tra intermediazioni poco chiare e opportunità economiche svanite avrebbe mandato in fumo decine e decine di milioni di euro nella disponibilità della Segreteria di Stato. Dopo la deflagrazione del caso Becciu Parolin alcuni mesi fa, pur con qualche imbarazzo, aveva giudicato non trasparenti le modalità con cui durante gli anni passati si era materializzata la possibilità di acquisire quello stabile. Inizialmente i riflettori vennero puntati proprio su Becciu, che ora è a processo infatti. Tuttavia le rivelazioni di Magister stanno cominciando a fare capolino sui media nazionali: disvelando una realtà diversa

LA RELAZIONE SHOCK DI PEÑA PARRA 
Il motivo è presto detto. Il giornalista infatti nel suo articolo cita una lunga relazione riservata, agli atti del processo a carico di Becciu, firmata dal successore di quest'ultimo, ossia Edgar Peña Parra. L'alto prelato venezuelano, che è stato autorizzato a rivelare il contenuto della relazione direttamente dal pontefice, ossia Jorge Bergoglio, scrive nero su bianco che l'acquisto dello stabile ubicato al civico 60 di Sloane avenue nella capitale del Regno Unito avrebbe avuto l'avallo di Parolin. In quel documento di oltre trecento pagine si cita una nota che sarebbe stata vergata di pugno proprio dal cardinale schiavonense, nota che recita: «Dopo aver letto questo memorandum, alla luce della spiegazioni fornite ieri sera...  da monsignor Perlasca e dal dottor Tirabassi, avute assicurazioni sulla solidità dell'operazione... che porterebbe vantaggi alla Santa Sede..., la sua trasparenza e l'assenza di rischi reputazionali... sono favorevole alla stipulazione del contratto».

I «FORSE» DI PERLASCA: L'ACCUSA IN DIFFICOLTÀ
Il Perlasca citato da Parolin è ovviamente monsignore Alberto Perlasca uno degli uomini chiave dell'affaire Becciu nonché una delle figure di maggior spicco della segreteria di Stato. Inizialmente coinvolto nell'inchiesta e poi uscitone poco dopo la video-testimonianza resa dallo stesso Perlasca alla pubblica accusa, il video-documento con le dichiarazioni del presule era diventato uno dei cardini della medesima accusa. Quando però il giudice del processo (ossia l'ex procuratore della repubblica di Roma Giuseppe Pignatone) ha ordinato la produzione alle difese del video della deposizione di Perlasca (ne ha pubblicato uno stralcio in esclusiva il Cosera il 3 tre dicembre) le cose sono cambiate.

Lo stesso Perlasca rispetto alla gestione dei fondi della Segreteria di Stato si sofferma a lungo. Il Corriere riferisce le sue parole parlando di «ingenuità, incapacità, ignoranza tecnica e forse», ma la cosa emerge solo a processo, «malversazioni, tangenti e soldi rubati». Ora come l'accusa (si parla di truffa, estorsione, appropriazione indebita, riciclaggio) possa stare in piedi e se potrà stare in piedi sulla base dei «forse» lo potrà dire solo il tempo. In questo senso vanno infatti valutati anche i documenti prodotti dalla pubblica accusa. Ad ogni modo il procedimento sta subendo «degli stop and go clamorosi» in cui fino ad ora le difese hanno avuto la meglio. Tra le cose da comprendere a fondo c'è il ruolo di Fabrizio Tirabassi. Laico, figura apicale degli uffici della Segreteria di Stato pure lui è finito nel vortice dell'inchiesta.

INCOGNITE
Sul piano più generale però rimane da capire alcune cose. Se le accuse mosse al principale indagato, ovvero Becciu e alla sua consulente speciale, ovvero Cecilia Marogna, (la quale con l'immobile nonha nulla a che fare peraltro e che è rimasta invischiata nella inchiesta per una storia di spese non autorizzate e per una serie di presunte appropriazioni indebite) si scioglieranno come neve al sole qusle sarà il futuro del processo? E se le malversazioni ci sono state allora chi è il mandante del piano criminale? Chi avrebbe deciso di mettere in mezzo Becciu e con quale finalità? Chi avrebbe innescato i media all'epoca della deflagrazione dello stesso caso Becciu? Stando alle rivelazioni di Magister l'operazione londinese sarebbe stata avallata anche da papa Francesco I in persona (il quale sul piano del diritto rimane peraltro il massimo esponente di una monarchia assoluta).

RESISTENZE INVISIBILI
Ma secondo la ricostruzione del venezuelano Peña Parra se l'impulso di Parolin pare convintamente indirizzato nella prosecuzione dell'affare, Bergoglio è assai poco convinto della gestione economica attuata presso la Segreteria di Stato tanto che «il Santo Padre aveva indetto una revisione contabile dell'ufficio amministrativo e dei fondi della Segreteria di Stato» in modo da avviare a stretto giro una revisione approfondita dei meccanismi e delle scelte contabili avvenute negli ultimi anni. Revisione però che avrebbe incontrato da parte della struttura alcune resistenze al limite dell'insormontabile.

PAROLE COME MACIGNI
E così Peña Parra descrive l'affare dell'acquisto dell'immobile londinese come «l'opera maestra dell'ufficio amministrativo, nella quale si verificano tutte le criticità suddette e tante altre che l'immaginazione umana farebbe difficoltà a mettere in atto. Per esempio andando a cercare il peggio della finanza internazionale ed entrare con loro in business». Sono parole che pesano come macigni la cui divulgazione è stata autorizzata dal pontefice in persona. Il quale stando al servizio di Magister avrebbe in qualche modo deciso di inghiottire l'ultimo boccone amaro: vale a dire l'acquisto del palazzo londinese per poi chiedere alla Segreteria di Stato un deciso cambio di passo. Più nello specifico Bergoglio, almeno stando alla relazione redatta da Peña Parra e desecretata per volere dello stesso «Santo Padre» avrebbe usato queste parole: «cerchiamo di perdere il meno possibile... noi dobbiamo voltare pagina e ricominciare da capo».

GIOCO DI SPONDA
A questo punto rimane da capire come mai il pontefice abbia accettato di far finire quella relazione a processo ben conscio che prima o poi sarebbe finita sui media, visto che tutte le parti in causa ne vengono in possesso e che la cosa costituisce il presupposto della diffusione a mezzo stampa. In questo senso le voci che si rincorrono lungo le mura leonine sono parecchie. Ma tra i motivi che avrebbero spinto papa Francesco I a ricorrere a misure drastiche ce ne sarebbe una che ha che fare con il Veneto e con il Vicentino in particolare.

L'INDISCREZIONE E IL CONVIVIO ALTO DI GAMMA: TRA CARDINALI, MASSIONI E CORDATE PORPORATE
Diversi mesi fa in una dimora bassanese adagiata a ridosso dell'alveo del Brenta un cardinale italiano di altissimo rango davanti ad una nutrita schiera fatta da imprenditori locali e non, magistrati, uomini delle istituzioni e della politica, nonché davanti ad alcuni massoni di alto rango, avrebbe chiesto appoggi per la sua cordata di porporati convinto che sarà il successore del pontefice argentino. Il tutto con l'obiettivo per tutti i presenti, obiettivo non troppo sottaciuto per vero, di godersi il papato a tempo debito.

SUCCESIONE, LE TRAME ALL'ORECCHIO DEL PAPA? UN ENIGMA BASSANESE
Bergoglio, non per opera della Spirito santo, sarebbe entrato in possesso delle prove inconfutabili di quel proclama e avrebbe deciso di agire di conseguenza, da gesuita:, «à la guerre comme à la guerre», anche con l'intento di evitare a chicchessia di arraffare entro le mura leonine provviste di qualsiasi genere nell'ottica di una successione che potrebbe avvenire in uno dei periodi più difficili della storia del Vaticano e del papato. Il lungo approfondimento di Magister parla poi di un altro aspetto clamoroso non direttamente connesso alla vicenda dell'affaire londinese. Ossia quello per cui la Cina avrebbe inserito le sue orecchie elettroniche in alcune stanze dei bottoni, di quelle che contano, proprio dentro le mura leonine. Ma questa è un'altra storia, visto che le ingerenze delle straniere tra le mura vaticane sono un filone che dura da secoli.

INTERCETTAZIONI ABUSIVE? LE BORDATE DEL TEAM DIFENSIVO DI MAROGNA
In questo quadro non può essere dimenticato il commento del padovano Riccardo Sindoca, che coordina il team dei difensori di Cecilia Marogna. Sindoca oggi sulla sua pagina Facebook poco dopo la pubblicazione dell'approfondimento di Magister ha sganciato un siluro ad alto potenziale che è sicuramente indirizzato alla pubblica accusa ma probabilmente anche ad altri ambienti: «Ed ecco che come sempre ho sostenuto , la verità sarebbe venuta a galla... altro che processare Cecilia Marogna. Sua Santità e la Segreteria di Stato sapevano ed avevano autorizzato ogni pagamento ma c'è di più : spuntano le intercettazioni abusive extra territoriali e non solo. Marogna altresì aveva già fatto presente che civili italiani», leggi uomini dei servizi del Belpaese, «l'avessero avvisata in tempo reale e ne ha chat di prova, in ordine al monitoraggio delle e-mail dalla stessa Marogna inviate al Segretario di Stato Parolin». Ora se un servizio segreto, italiano o straniero che sia, ha davvero intercettato abusivamente le e-mail della ex collaboratrice di Becciu non solo sarebbe un illecito penale, ma sarebbe il prologo di un possibile incidente diplomatico.

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