Politica Bassano del Grappa

Diga sul Vanoi? «Il Trentino non sarà mai una colonia di Zaia»

Mentre deflagra la polemica per il caso del bacino nel comprensorio di Canal San Bovo con tanto di boatos fra i corridoi della politica della città del concilio, pure Fugatti e palazzo Balbi finiscono sulla graticola: frattanto su quest'ultimo si abbattono nuove polemiche sulla scorta della stroncatura inferta dalla Corte di conti in tema di Superstrada pedemontana veneta

Il progetto del bacino sul Vanoi e la Superstrada pedemontana veneta scuotono la politica del Nordest: le opere, a vario titolo, tra imbarazzi e silenzi «tutti da decifrare», finiscono nel mirino dei comitati e di alcuni settori del centrosinistra rispetto ad una partita in cui si moltiplicano mire ancora poco «chiare». Questo almeno è lo scenario che promana nelle ultime ore dopo oggi 27 giugno si è registrata una netta presa di posizione del consigliere provinciale trentino Alex Marini del M5S nonché di Massimo Follesa, vicepresidente e portavoce del coordinamento ecologista Covepa.

L'ANTEFATTO
La querelle relativa al bacino previsto sul torrente Vanoi in Trentino è deflagrata clamorosamente ai primi di giugno. L'opera, tra le altre, dovrebbe consistere in un bacino di riserva idrica utile principalmente lungo l'asta del Brenta tra Bassanese, Est Vicentino, per non parlare del Padovano. Tuttavia le preoccupazioni, sia da un punto di vista dell'impatto idrogeologico (fra le altre un rischio di frana) sia da un punto di vista dell'iter progettuale (l'opera è stata decisa, finanziata e progettata in tandem dalla giunta regionale veneta e dal Consorzio Brenta con sede a Cittadella nel Padovano) non si sono fatte attendere rispetto all'opera stessa per la quale peraltro non è mancato nemmeno l'input di palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto.

INTERVISTA AL VETRIOLO
Tant'è vero che il consigliere Marini in una lunga intervista al vetriolo rilasciata a Vicenzatoday.it si era domandato come mai la provincia autonoma di Trento, che si occupa del grosso delle autorizzazioni che peraltro sono in capo anche a due comuni trentini (Cinte Tesino e Canal San Bovo e al comune veneto di Lamon) si sia dichiarata completamente all'oscuro delle scelte maturate a Venezia in seno all'esecutivo regionale guidate dal governatore leghista Luca Zaia.

MARTELLAMENTO SENZA SOSTA
Ma c'è di più, dopo il j'accuse distillato davanti alle telecamere di Vicenzatoday.it la stampa trentina ha cominciato a martellare senza senza sosta sull'argomento tanto che poi qualche giorno appresso i comitati di zona hanno sparato a palle incatenate nei confronti del progetto.

UNA SORTA DI VIA LIBERA
Questo crescendo comunque non si è arrestato fino alla giornata di oggi quando in consiglio provinciale a Trento durante la sezione dedicata ai temi d'attualità, il question time, Marini ha sostanzialmente affermato come il presidente della giunta regionale trentina il leghista Maurzio Fugatti, non potesse essere all'oscuro del progetto caro a Zaia. Non solo perché la interlocuzione tra Consorzio Brenta e istituzioni venete (si pensi alla delibera della giunta regionale veneta la numero 1529 del 17 novembre 2020) è stato di un certo peso come in qualche modo dimostra una nota diramata dallo stesso consorzio il 14 giugno:  ma anche perché è lo stesso Consiglio regionale veneto con la mozione 333 approvata all'unanimità nell'ambito della delibera 116 del 2 agosto 2022 a dare un sostanziale via libera «politco» all'opera. Un via libera che vedeva tra i principali sostenitori il presidente del consiglio regionale Maurizio Ciambetti (leghista di Sandrigo) e il consigliere regionale, sempre di area leghista, Giuseppe Pan, un cittadellese di natali bassanesi, già sindaco del grosso centro della provincia padovana.

IL CRESCENDO
«Nell'aprile scorso - scrive ancora Marini - il M5S è stata la prima forza politica trentina a far cadere il velo del silenzio che gravava sulla vicenda della diga sul  torrente Vanoi, progetto che beneficerà dei fondi del Pnrr, arrivato addirittura in Gazzetta ufficiale, senza che nessuno alla Provincia di Trento se ne accorgesse. O almeno così viene raccontato» fa sapere per l'appunto Marini in una nota diramata oggi mentre in consiglio provinciale il dibattito sul tema si surriscaldava e mentre sul web partivano i primi colpi di artiglieria pesante.

E Marini rincara la dose: «Oggi il M5S è tornato alla carica in consiglio provinciale con un question time col quale si chiede che il presidente della Provincia di Trento faccia chiarezza sugli sviluppi delle interlocuzioni col Veneto e che fornisca la sua versione rispetto alle interlocuzioni avute con Zaia. Dando l'ennesima prova del proprio essere diversamente coraggioso, Fugatti ha mandato avanti ancora una volta il suo vice Mario Tonina, il quale non ha trovato di meglio che ribadire come la Provincia fosse all'oscuro di tutto. Bisognerebbe credere - attacca Marini - alla favola dei progetti per dighe giganti venete che spuntano in terra trentina senza che nessuno se ne dia per inteso insomma... Purtroppo per Tonina e Fugatti però, ci sono i documenti che sembrano smentire questa versione di comodo».

LA MOZIONE E LE DOMANDE CHE SCOTTANO
Secondo Marini infatti, che menziona la circostanza resa nota da Vicenzatoday.it il 10 giugno scorso, presso il Consiglio regionale veneto, la Liga Veneta per Salvini premier (ossia il gruppo leghista a palazzo Ferro Fini) faceva approvare una mozione a prima firma del leghista Giuseppe Pan, tramite la quale si impegnava «la giunta veneta a farsi portavoce della realizzazione della diga sul torrente Vanoi nei confronti del Governo, ma soprattutto presso la giunta provinciale trentina». Nonostante questo, per un anno Zaia, questo il succo dell'accusa di Marini, nulla avrebbe detto «a Fugatti?».

Per di più dai «ministeri, guidati purtroppo dai sodali di Zaia e Fugatti, sono stati ben attenti a non far trapelare nulla in Trentino». Tanto che è chiaro, sostiene il consigliere del M5S, «che siamo di fronte ad una storia di fantasia, raccontata per allontanarsi dalle proprie responsabilità cercando maldestramente di mascherare ciò che tutti vedono e tutti sanno, ovvero la profonda e totale sudditanza di chi guida il Trentino rispetto ai desiderata dei fratelli maggiori veneti». L'opera tra l'altro è ancora di là da venire dal momento che la interlocuzione con i territori e con la provincia autonoma formalmente parlando è più o meno al palo.

LA FRUSTATA DEL COVEPA
Le parole di Marini tuttavia fanno il paio con un'altra raffica che investe l'opera: quella del coordinamento ecologista veneto Covepa. Il quale da anni contesta la realizzazione della Superstrada pedemontana veneta, la Spv: oggi in via di ultimazione pur fra mille ritardi. «Ci sono un paio di fatti recenti che debbono farci riflettere sul futuro delle grandi opere pubbliche nel Nordest» scrive Massimo Follesa, vicepresidente del coordinamento in una nota pubblicata oggi sulla bacheca Facebook della associazione.

LA SPV E I RISCHI SUL BUDGET
«In primis - spiega l'architetto Follesa - c'è stato un recentissimo pronunciamento della Corte dei conti che ha espresso un giudizio sprezzante sul futuro della Superstrada pedemontana veneta: in primis sul riflesso che quest'ultima avrà sulle casse della Regione Veneto. E ancora, di recente si sono moltiplicate le polemiche per quanto riguarda un'altra opera pensata per chissà quali effetti benefici sul territorio, in questo caso si parla di mitigazione e regolazione del regime idraulico: il caso specifico è quello della diga sul torrente Vanoi, opera che viene realizzata in gran parte in terra trentina ma il cui progetto viene de facto deciso dalla Regione Veneto e dal Consorzio Brenta».

MIRE POCO «CHIARE»
Ebbene, in entrambi i casi «la politica del Nordest, tranne alcune eccezioni è rimasta in silenzio. Segno che i due progetti o sono fonte di imbarazzo o sono il prodromo di mire ancora non chiare». Il problema sollevato da Follesa non è di poco conto perché per quanto riguarda la diga sul Vanoi pure il centrosinistra veneto è rimasto pressoché silenzio. E non è un dettaglio che, seppur generica, la mozione approvata l'anno passato in Consiglio regionale fu de facto approvata «col voto trasversale» dell'aula. Peraltro anche in tema di Spv dopo il duro colpo della Corte dei conti sia il M5S, sia il centrosinistra sono rimasti alla finestra.

BIG DEL SETTORE
Più in generale comunque dopo l'uscita di Marini la rete ambientalista tra Veneto e Trentino ha ripreso ad interrogarsi sulla reale necessità del progetto. Il quale al suo interno ha delle particolarità di non poco conto. Anzitutto lo studio di fattibilità economica dell'opera è stato affidato alla Nordest ingegneria di Sarmeola nel Padovano: un big tra gli operatori del settore, almeno nel Triveneto. Infatti tra i suoi clienti di maggior levatura ci sono la Save, la società proprietaria dell'aeroporto di Venezia, l'Aeroporto di Verona, Acque vicentine, il consorzio di Bonfica Piave, Veneto city, la Regione Veneto, la Provincia di Vicenza, il consorzio di bonifica Sardegna nord, il Comune di Castelfranco Veneto. Il progetto vero e proprio invece è stato affidato a due colossi europei: la svizzera Lombardi e la veronese Techital.

IL COLOSSO VERONESE, GIANNI LETTA, BERLUSCONI E LA STORIA DEL MOSE
Il nome di quest'ultima peraltro, legata al gruppo romano-veronese Mazzi, ha più volte fatto capolino nelle pagine di cronaca giudiziaria o di approfondimento (ne parla «Lettera43» del 10 giugno 2014) che fecero da cornice allo scandalo nazionale e veneziano del Mose. All'epoca, pur senza che fosse mai indagato, la magistratura e diversi giornalisti d'inchiesta approfondirono pure la figura dell'ex sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta, visto per anni come uno degli uomini più vicini e più considerati dall'ex premier azzurro Silvio Berlusconi. Il cui delfino del tempo Giancarlo Galan (predecessore di Zaia a palazzo Balbi), ebbe stroncata la sua carriera politica proprio a causa dello scandalo del Mose.

DIATRIBE INTERNE
Epperò sullo sfondo rimarrebbe per giunta pure una querelle tutta interna alla politica trentina. Dalle voci che filtrano in piazza Dante infatti Fugatti, più o meno d'accordo con Zaia, in modo «riservato ma non troppo», avrebbe espresso al governatore veneto il suo placet nei confronti del bacino, senza tenere conto delle perplessità del Partito per l'autonomia del Trentino, il Pat, del quale Tonina è uno dei pezzi da novanta. Proprio Tonina (sua la delega all'ambiente) imbufalito con Fugatti e col Carroccio il 18 maggio avrebbe inviato una letteraccia a Giampaolo Bottacin, suo parigrado al referato veneto all'ecologia. Una letteraccia in cui avrebbe messo «i puntini sulle i» sul ruolo trentino in tema di autorizzazioni anche in ragione del fatto che la Provincia autonoma in passato si è detta contraria alla maxi diga.

«COMA FARMACOLOGICO»
La risposta sarebbe stata così sprezzante che Bottacin, fedelissimo di Zaia, si sarebbe subito inalberato, perché quella missiva di tre pagine costituirebbe «se non la morte dell'opera» quantomeno la sua «induzione in coma farmacologico». Queste almeno sono le indiscrezioni che giungono dal referato veneto all'agricoltura: che pure ha ricevuto il testo vergato da Tonina. Il quale sarebbe stato costretto a sfoderare il pugno di ferro in primis perché il suo partito, questi i boatos che circolano nella base del Pat, teme di perdere consensi in un ambito come quello ambientale, in cui la sensibilità trentina non è «proprio la stessa» che c'è tra i veneti, soprattutto «quando qualcuno vuole far passare il Trentino come una colonia di Zaia. Ma il Trentino non sarà mai una colonia di Zaia».

LA STILETTATA DI ZANONI
Sul versante della Spv frattanto, una delle rare voci critiche dopo le bacchettate messe nero su bianco dai magistrati erariali è quella del consigliere regionale veneto Andrea Zanoni, che è una delle punte di diamante dell'ala ecologista del Pd veneto. «Il recente pronunciamento della Corte dei conti del Veneto - scrive Zanoni sul suo blog in un intervento del 21 giugno - non è solo una pagella con voto quattro sullo stato di avanzamento dei lavori della infrastruttura e sugli effetti che quest'opera avrà sulla finanza pubblica. Sul piano più generale, il pronunciamento dei magistrati erariali costituisce di fatto una bocciatura su tutta linea per quanto riguarda l'iter scelto dalla Regione Veneto per supportare questo progetto».

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