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Venerdì, 27 Gennaio 2023
Cronaca

«L'omicidio Pretto non è stato archiviato»

Per il grave fatto di sangue che colpì Zovencedo nel 2017 il consigliere regionale Zanoni ha avuto un riscontro in questo senso dal procuratore vicentino in persona. Frattanto l'esponente democratico commenta anche il clamore per la richiesta di rinvio a giudizio indirizzata dal pm padovano Golin ad alcune figure apicali della Serenissima ristorazione, il colosso berico «del catering ospedaliero», nell'ambito di una maxi commessa pubblica già al centro di una querelle politica di lungo corso

«Fra poco saranno passati sei anni dall'omicidio di Mauro Pretto avvenuto in circostanze tutt'ora avvolte nel mistero tra il 12 e 13 maggio 2017 a Zovencedo. Ad ogni modo ho avuto conferma dalla magistratura berica che il fascicolo non è stato archiviato». Oggi 13 gennaio a Borgo Berga ha usato queste parole il consigliere regionale democratico Andrea Zanoni, che col supporto di alcune associazioni animaliste da tempo segue le sorti dell'inchiesta finita in qualche modo in un vicolo cieco. Zanoni stamani, dopo aver incontrato il procuratore capo di Vicenza Lino Giorgio Bruno, ha riferito molto succintamente le novità emerse nel colloquio a Diego Pretto, appunto il fratello di Mauro: il quale in vita era conosciuto per il suo carattere arcigno e per il suo impegno contro il bracconaggio, una pratica abbastanza diffusa nel comprensorio della dorsale berica.

INDAGINE «COMPLESSA»
«Si tratta di una indagine molto complessa» ha spiegato il consigliere ai microfoni di Vicenzatoday.it mentre Diego Pretto, che ha atteso Zanoni sotto il palazzo di giustizia, ha spiegato come «dopo la morte del fratello» gli inquirenti lo abbiano sentito in modo formale come persona informata sui fatti «una sola volta». Questa mattina Zanoni mentre incontrava lo stesso Pretto ha aggiunto un'altra riflessione. «Una delle ipotesi avanzata da me in questi anni è che quell'omicidio possa essere maturato in un contesto particolare: quello della caccia di frodo. Qualcuno - spiega Zanoni - potrebbe aver avuto l'interesse a liberarsi di un testimone o di una persona scomoda. Che per di più aveva un carattere tutt'altro che facile».

LO SCANDALO «PIETANZE SALATE»
Ad ogni modo il consigliere, sempre rimanendo in ambito giudiziario, ha pure commentato le novità che giungono da Padova (ne parla tra gli altri l'agenzia Ansa). Nella cittadella giudiziaria della città del Santo infatti il pubblico ministero Silvia Golin ha chiesto il rinvio a giudizio per alcuni indagati eccellenti per il cosiddetto «scandalo delle pietanze salate» (questo almeno è il nomignolo affibbiato all'inchiesta nei corridoi di palazzo Ferro Fini). Zanoni, che sulla questione delle commesse pubbliche nell'ambito della ristorazione sanitaria aveva pure redatto una interrogazione assieme al resto della minoranza di centrosinistra, definisce la novità come «estremamente grave anche alla luce delle preoccupazioni espresse in passato da noi consiglieri della opposizione».

LA BACCHETTATA DI GUARDA
Di più, ai taccuini di Vicenzatoday.it il consigliere regionale Cristina Guarda di Ev fa sapere che «troppo spesso» la giunta regionale veneta capitanata dal governatore leghista Luca Zaia ha ignorato «gli avvertimenti messi nero su bianco dalle opposizioni in relazione alla preparazione di bandi di gara di così ingente valore». Bandi la cui redazione è affidata alla padovana Azienda zero: ossia la centrale acquisti unificata per tutte le Ulss venete.

MARIO E TOMMASO PUTIN
Ma più nel dettaglio a che cosa si riferiscono Guarda e Zanoni? Nell'inchiesta coordinata dal pm patavino Silvia Golin figurano il patron della vicentina Serenissima ristorazione Mario Putin il figlio Tommaso, nonché l'amministratore delegato della stessa società Carlo Ernesto Garbin: i quali sono indagati per turbativa d'asta. Per la stessa vicenda sono indagati anche i vertici di Euroristorazione (il presidente Giuliano Ongaro e l'amministratore delegato Carlo Ernesto Garbin).

IN BALLO 110 MILIONI
I sospetti della procura si erano concentrati su un appalto da 110 milioni di euro per la ristorazione ospedaliera (o «catering ospedaliero» come è definito in gergo): una materia bollente anche in relazione ai trascorsi giudiziari del colosso berico della Serenissima davanti alla magistratura amministrativa. Più segnatamente le disposizioni regionali avrebbero previsto una assegnazione in due «lotti distinti». Secondo l'accusa coltivata dall'ufficio del pubblico ministero le due compagnie nell'ottica di assicurarsi la fornitura (la seconda è controllata dalla prima peraltro spiegano da mesi pure le opposizioni) avrebbero concertato le offerte per poi dichiarare «falsamente» che quelle decisioni erano state prese in modo indipendente.

MANTOAN E SIMIONATO
C'è poi una seconda tranche dell'inchiesta che riguarda l'ex direttore generale della sanità veneta (il vicentino Domenico Mantoan) nonché la vicentina Patrizia Simionato (ex direttrice di Azienda zero, quest'ultima funzionaria è finita pure nella maxi inchiesta sui tamponi rapidi). Stando ai riscontri forniti dagli inquirenti i due avrebbero approfittato del proprio ruolo allo scopo di destinare un contributo addizionale «non motivato» alla «Fondazione scuola sanità pubblica». Una fondazione de facto emanazione della Regione Veneto presso la quale era in distacco la dipendente dell'Ulss 8 berica Alessandra Stefani.

In questo contesto i tre sarebbero indagati perché i primi due avrebbero fatto alla Stefani un favore per il quale non si sarebbero potuti spendere. Questa fattispecie penale è descritta dai giuristi come «induzione a dare o promettere utilità» ovvero è la condotta del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio il quale, «abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità».

LO SCENARIO
Tutti gli indagati già dalle prime battute dell'inchiesta hanno seccamente respinto ogni addebito professandosi estranei alle accuse. Il primo febbraio il giudice per le indagini preliminari della città del Santo comincerà ad esaminare la posizione degli indagati, sono otto in totale, per decidere se archiviare o se rinviare a giudizio uno o più figure fra quelle oggetto del procedimento penale in corso. A fronte di queste ultime novità non è da sottovalutare il ruolo della procura di Vicenza. La quale sta indagando su alcune rivelazioni cruciali circa il lavoro degli inquirenti padovani che un alto dirigente dei servizi segreti civili del Triveneto (si tratta di Massimo Stellato) avrebbe indebitamente fatto al dottor Mantoan. Quest'ultimo oggi è direttore generale dell'Agenas, ossia dell'agenzia nazionale che coordina le Ulss italiane.

ASCOLTA L'AUDIO-INTERVISTA A ZANONI

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