«Governo e Regione hanno lasciato soli i lavoratori dello spettacolo»

È durissimo l'atto d'accusa della Slc, la sigla della Cgil che tutela chi opera nel settore degli eventi: occhi puntati anche sull'Inps, che non erogherebbe le cifre già stabilite

Uno scorcio del Civico di Vicenza (foto archivio Fondazone teatro comunale di Vicenza)

Governo e Regione Veneto continuano ad assicurare che il sostegno al settore dello spettacolo e della cultura non verrà meno in questa difficile fase di ripresa, «peccato che ancora oggi migliaia di lavoratori sono senza alcun reddito e che gli ammortizzatori sociali arrivano con ritardi ingiustificabili visto che sono in pagamento ancora le indennità di maggio». È questo il succo del monito lanciato dalla Slc Veneto la sigla della Cgil che tutela i lavoratori dello spettacolo in una nota al vetriolo indirizzata ieri 11 settembre a palazzo Chigi e a palazzo Balbi.

L'Inps, si legge, «continua ad avere tempi di erogazione dei bonus» che sono considerati «inaccettabili», anche perché numerose richieste sarebbero state «congelate senza apparente motivo». Per di più «continuano a non ricevere risposte... ignorando la documentazione inviata dai lavoratori e dai patronati...» mentre non si ha alcuna traccia «dei mille euro previsti dal decreto 104 di agosto».

E nel cahier de doléance la Slc, dopo aver puntato l'indice sul governo, se la prende con la giunta regionale veneta. «Il 10 luglio scorso - si legge - anche la Giunta regionale del Veneto si è impegnata a riconoscere un bonus d'un migliaio di euro ai lavoratori della cultura e dello spettacolo. Sul sito delle Regione si legge che questa somma sarà erogata automaticamente a tutti i percettori del bonus nazionale da seicento euro» erogato nei «mesi precedenti. Ma anche in questo caso - questo il tenore dell'accusa - non si ha alcuna traccia di questo» tipo di sostegno mentre frattanto i lavoratori, insieme ai familiari, fanno fatica a sopravvivere».

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Si tratta di accuse molto circostanziate alle quali seguono alcune considerazioni di ordine generale: «Il settore è ripartito solo a parole, nei fatti sale cinematografiche e teatri non hanno ancora le condizioni per riaprire, e comunque dove la riapertura è avvenuta si registra un'attività a ranghi molto ridotti. Le produzioni sono pochissime e gli spettacoli teatrali sono perlopiù monologhi per i quali vengono» scritturati in pochissimi «spesso una sola persona».
 
Terminata la stagione estiva, così si chiude la nota, «sarà ancora più complicato organizzare concerti o altri spettacoli, nel rispetto delle norme Covid e a quel punto le produzioni potrebbero addirittura fermarsi o, nella migliore delle ipotesi, subire un ulteriore rallentamento». La richiesta è quella per cui Palazzo Chigi intervenga su Inps affinché quest'ultima eroghi i contributi già stabiliti.

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