Emergenza coronavirus: chi sono i diffusori, dove è più facile prenderlo

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Il Covid dal primo ottobre ha ripreso a salire velocissimo raddoppiando ogni 11 giorni e superando di gran lunga il massimo raggiunto in aprile, se l’aumento si manterrà così intenso tra 10 giorni potremmo superare i 300.000, tra meno di 20 giorni potrebbero salire a più di 600.000.

Anche se circa  93% di questi infetti sono poco o asintomatici e vengono isolati presso il proprio domicilio, la percentuale di sintomatici con una crescita così rapida porterebbe a numeri insostenibili delle ospedalizzazioni e delle terapie intensive.

Nel posto sbagliato al momento sbagliato

Nella gran parte dei casi, il momento sbagliato è uno o due giorni prima che si manifestino i sintomi, quando la carica virale è già molto elevata ma la persona infetta, che ancora non avverte malesseri e non sa di avere contratto la COVID-19, continua fare la vita di sempre, rischiando di finire nel posto sbagliato. Il posto sbagliato è quasi sempre uno spazio chiuso, molto affollato e con scarsa ventilazione. Peggio ancora se i presenti non indossano la mascherina, parlano ad alta voce, cantano o fanno attività fisica.

All’inizio i ricercatori hanno cercato di tracciare un identikit del superdiffusore (o superspreader, in inglese) e identificare quali caratteristiche potessero favorire la trasmissione del coronavirus a decine di altre persone. Si è parlato di predisposizione genetica, di pazienti con una carica virale elevata o con una spiccata capacità di spargere droplet parlando a voce alta o in preda a un attacco di tosse. La biologia, tuttavia, sembra giocare un ruolo minore rispetto al contesto ambientale. In altre parole, più che di superuntori, è più appropriato parlare di ambienti e comportamenti  a rischio che possono favorire la superdiffusione.

La maggior parte di questi eventi si è verificata in ospedali, residenze per anziani, mezzi di trasporto, bar e ristoranti, palestre, impianti di lavorazione della carne, riunioni di lavoro, luoghi di culto, call center, prigioni, navi da crociera e durante eventi come matrimoni, funerali o feste private. 

Quali luoghi evitare e quali contromisure adottare per difenderci dal contagio

I locali rumorosi e affollati, dove le persone abbassano la mascherina per bere, magiare o conversare, e dove per parlarsi si è costretti ad alzare la voce o a sporgersi verso l’interlocutore, sono in cima alla lista dei luoghi a rischio.

Più in generale, ovunque si accalchino molte persone, risulta più difficile mantenere il distanziamento e crescono le probabilità che tra i presenti ci sia qualcuno infetto.

Il rischio aumenta ulteriormente se lo spazio è al chiuso e poco ventilato; al contrario, decresce se è presente un sistema di ricambio dell’aria, se si indossa la mascherina.

Anche un’intensa attività fisica al chiuso può essere pericolosa perché si respira più forte, emettendo e inspirando una maggiore quantità di goccioline potenzialmente infette. In Corea del Sud, le lezioni di fitness svolte nelle palestre di Cheonan hanno innescato una catena di contagi, a differenza delle lezioni di yoga tenute nelle medesime strutture. Infine, più a lungo si resta in un luogo a rischio, più aumentano le probabilità di essere contagiati. I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi stimano in almeno 15 minuti il tempo necessario affinché possa verificarsi la trasmissione virale.

I diffusori

La dominanza di infetti “lievi” suggerisce una categoria di persone giovani: sappiamo che i virus colpisce in modo molto differente a seconda dell’età. I  dati sui contagiati confermano un forte abbassamento dell’età media rispetto alla primavera scorsa.

La dinamica della crescita sembra proprio essere legata ai giovani in quanto principale veicolo di trasmissione nella società, probabilmente per una serie di comportamenti non necessariamente legati solo alla scuola, ma ad abitudini sociali che si sviluppano esternamente all’orario scolastico.

Con la riapertura delle scuole, circa 8 milioni di giovani hanno iniziato a frequentarsi regolarmente negli edifici scolastici portandosi dietro gli effetti delle loro frequentazioni, sport, trasporti, attività extrascolastiche e abitudini sociali. Questo ha provocato probabilmente un formidabile effetto amplificatore che partendo dai ragazzi, tocca, in ordine di intensità decrescente, insegnanti e operatori scolastici, persone che vivono per varie ore ogni giorno in contatto con loro (oltre che, ovviamente, i propri familiari e tutte le persone con cui hanno contatti fuori dalla scuola).

Certamente le scuole sono più sicure delle restanti occasioni di socializzazione dei ragazzi, ma restano un fenomenale luogo di contatti per una categoria di persone, gli studenti, che poi ha molte altre opportunità di socializzare trasversalmente anche con ridotto rispetto delle norme di distanziamento e protezione.

7-14-7
COVID19 Relazione tra incidenza per 100.000 abitanti e incremento percentuale dei casi: il grafico illustra il posizionamento delle Regioni in relazione alle medie nazionali di incidenza per 100.000 abitanti delle ultime 2 settimane (7-21 ottobre) e dell'incremento percentuale dei casi (14-21 ottobre).

8-4-5

Fonte: Oggi Scienza: Giancarlo Sturloni. Roberto Battiston Fisico, già Presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana, Fondazione Gimbe

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