Il punto di Alberto Belloni: «Il calcio è positivo al tampone»

Poche sicurezze e molte prospettive confuse per il Lane capolista (e per tutto lo sport italiano)

Le poche volte che sono in giro, se qualcuno mi riconosce nonostante la mascherina FFP3, la domanda è sempre la stessa: “Belloni, tu che sei dentro alle notizie, mi sai dire quando riprenderà il campionato del Lane?”. A parte il fatto che, oltre al “quando” ci sarebbe anche da aggiungere il “se”, è una domanda da un milione di dollari.

L’UEFA sta spingendo per evitare un congelamento ex lege e non solo perché preferirebbe garantire la regolarità della conclusione ma anche perché qualsiasi ipotesi di stop porterebbe con sé uno strascico di polemiche e di dispute. Un’estate nelle aule di tribunale, insomma, come già annunciato, in serie A, dalle posizioni di Lazio e Napoli. Per quanto ci riguarda, mutatis mutandis, è la medesima prospettiva che maturerebbe con un Vicenza passato in serie B senza disputare le ultime 11 partite (12 per qualcuno). Con la Federazione sbattuta sul banco degli imputati per aver scippato a Reggiana, Carpi, Sudtirol & C. la possibilità di giocarsi sul campo le residue chances di acciuffare entro l’ultimo minuto l’impresa. Ma c’è il tempo tecnico per disputare la parte finale della stagione, this is the question?

Teoricamente sì, anche perché i padroni del calcio europeo stanno annunciando a chiare lettere di essere disposti a posticipare incontri internazionali, Olimpiadi e Coppe, pur di concludere regolarmente i tornei nazionali. Il che ha una sua logica, in quanto senza i verdetti certi e riconosciuti dei vari campionati è impossibile immaginare qualsiasi programmazione per il 2020/2021. Serve quindi una “dead line” insuperabile, che è stata fissata, peri il momento, al 13 aprile per quanto riguarda la ripresa degli allenamenti e il 20 maggio per la ripartenza degli incontri. C’è però un problema (anzi ce ne sono moltissimi) che non sarà sfuggito ai nostri lettori: la situazione è complicatissima da gestire. Si tratta di mettere in parità tutte le formazioni ai nastri di partenza. Perchè ci sono club che fino al “fermi tutti” si sono allenati quasi regolarmente (penso ad esempio al SudTirol), altri che hanno potuto farlo a spizzichi e mozzichi e altri ancora (vedi la Reggiana) che hanno dovuto interrompere per primi la regolare attività. Non basta. Ci sono formazioni rimaste esenti dalla positività al virus, formazioni che hanno pagato dazio ma ora ne sono fuori e formazioni che a tuttoggi lamentano nuovi casi di contagio. Ci sono poi questioni più di carattere gestionale che non vanno sottaciute.

I contratti di molti atleti attualmente in rosa scadono a fine giugno. E c’è anche la questione stipendi, che non sarà fondamentale per i campioni di primo livello ma (come segnalato con forza dall’AIC) tocca sul vivo almeno un milione di giocatori di secondo livello, i quali campano mensilmente di stipendi congelati. Gli organi federali conoscono bene la situazione e hanno annunciato un momentaneo ammorbidimento rispetto a certi vincoli di fair play finanziario, in particolare sul controllo dei bilanci e sulle regole legate al budget e ai limiti di spesa contenuti nel Pacchetto Sport. Perché una cosa è certa: il calcio uscirà devastato dalla crisi, specialmente il derelitto calcio minore. Lo scenario che si prospetta è quello di decine (forse centinaia) di società già alle prese con situazioni contabili difficilissime e ora private degli introiti del botteghino e delle sponsorizzazioni (si parla di un 20/30% di risorse che mancano già all’appello). Interverrà lo Stato, potrebbe dire qualcuno. Francamente la vedo dura. Nel dopo pandemia sarà tutto un corri corri a batter cassa presso le istituzioni per essere risarciti dei mancati guadagni in tempo di Corona Virus.

Vi sembra plausibile che il mondo del pallone possa succhiare granchè dalla grande mammella, allorchè sarà in gioco la sopravvivenza di famiglie, disoccupati, fasce deboli ecc.? Un ultimo punto riguarda le tempistiche. Supponiamo pure che si riesca (bene che vada) a ripartire verso la fine di maggio, magari a porte chiuse. Per giocare 12 partite (in serie C) servono tre mesi di attività agonistica. Magari due, ipotizzando qualche turno infrasettimanale. Vuol dire andare già così al mese di luglio. Ma ci sono le contrattazioni di mercato, le iscrizioni e tutta la questione della preparazione estiva, che non si possono avviare se non è chiara la griglia di partenza. Ditemi voi se tutto questo può prefigurare un atterraggio morbido del calcio nella nuova situazione postemergenziale.

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Ha voglia il presidente Gravina di ostentare ottimismo. In un tal quadro di totale incertezza rischiamo davvero di precipitare nel caos. Perché il calcio ha le sue esigenze e le sue priorità, ma il Morbo tiene in mano la vita di molti italiani e rallentare la vigilanza e le regole prudenziali (ce lo dicono scienziati da tutto il mondo) è un po’ come giocare col fuoco. Come finirà dunque il match tra pallone e Virus? Impossibile che a rivelarvelo sia un pisquano come il sottoscritto. Una cosa è certa: saranno “verdure per diabetici” e ci toccherà vivere alla giornata in attesa di sciogliere il grande rebus. Forza Lane, comunque. Almeno per la fede nei colori biancorossi non servono tamponi. C’è e non si discute…

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