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La leggenda del Lane contro la Triestina

Il pre partita del "baffo" Belloni

Comunque lo si guardi, apparentemente il derby delle Tre Venezie ha la stessa faccia e promette lo stesso destino. Vicenza che viene da quattro vittorie di fila (un solo passo falso nelle ultime otto gare) e per converso alabardati che hanno appena inanellato quattro sconfitte. Lane che giocherà in casa supportato da quasi 10.000 sostenitori.

Triestina che sarà seguita al Menti da uno sparuto drappello di fedelissimi. Biancorossi con una ritrovata compattezza societaria dopo il cambio di allenatore. Giuliani che nonostante l’arrivo di Bordin non hanno trovato la quadra giusta. Troppi elementi favorevoli ai berici e condanna quasi segnata per gli ospiti. Sono queste le situazioni che mi fanno paura, gli esiti già segnati che il Destino si diverte un mondo a rovesciare. Ho imparato un po’ a conoscere Vecchi, da quando è arrivato e credo che sarà questo il terreno sul quale lavorerà con maggiore attenzione.

Se la squadra dovesse pensare di aver fatto già un boccone degli avversari sarà il regalo più bello ed insperato all’Unione. Per portare a casa il risultato e centrare l’esaltante sorpasso, i nostri dovranno invece vestire ancora una volta i panni della Provinciale, mangiare il pane duro della battaglia, evitare come la peste il gusto di rimirarsi allo specchio.

Domenica il Vicenza dovrà affrontare l’impegno con lo spirito della Nobile Provinciale. Con la grinta di Volpe, la saggezza di Giancarlo, l’estro di Paolino e il coraggio del Moro. Niente primedonne ma tutti soldatini che non mollano un centimetro di campo, ricordando che serve a poco arrivare adesso al 100% della forma. Ci aspetta infatti un epilogo di campionato difficilissimo. E la gente dovrà avere pazienza. Temo che non vedremo una gran partita: la Triestina cercherà di controllare il gioco, ben coperta a centrocampo e con marcature ossessive sui costruttori di gioco in maglia biancorossa. Servirà un tifo assordante ma paziente. Mi lancio in una previsione, a costo di ritrovarmi spernacchiato.

La differenza alla fine la faranno le panchine. E la nostra è migliore, nonostante i 17 milioni spesi da Rosenzweig per costruire quasi da zero il suo giocattolo. Ecco dunque le parole d’ordine, categoriche e impegnative per tutti: umiltà, sacrificio, grinta e coesione. Io che quasi 75 anni, queste parole le ho già sentite (e non dal Figlio del Fabbro).

Erano il credo calcistico del Ventennio in Serie A. Chiedete a Bardo o a Pedro. Oppure a quelli che sono venuti dopo, a Ciro, a Beppe, a capitan Faloppa. Perciò sappiate: non ci sarà solo la formazione di Vecchi. Contro gli alabardati aleggerà sul Menti anche un’intera leggenda del calcio.

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