Popolari venete, il PD difende Bankitalia

I dem a palazzo Ferro Fini prendono le distanze dagli attacchi di M5S e Lega che imputano a via nazionale una scarsa vigilanza prima dei crac

L'assemblea a Vicenza (foto Marco Milioni)

Man mano che le ore passano il dossier dei ristori a beneficio dei piccoli risparmiatori truffati dal crac delle ex banche popolari del centronord si arroventa. E si arroventa soprattutto perché la vicenda relativa all’iter che il governo dovrebbe percorrere per giungere al decreto sugli indennizzi si intreccia sempre più con le critiche al vetriolo che palazzo Chigi, specie nella componente che fa capo al M5S, stanno indirizzando ai vertici di Bankitalia, che a breve si rinnoveranno. E non è un caso infatti che questo pomeriggio consiglieri democratici del Consiglio regionale veneto abbiano difeso proprio via Nazionale che al forum «dei risparmiatori traditi» tenuto sabato a Vicenza era stata messa sotto attacco.

I DOSSIER SI INTRECCIANO

Da sabato 6 febbraio infatti Lega e soprattutto M5S stanno puntando l’indice contro Consob e Bankitalia: sulla graticola in primis c’è finita quest’ultima che è stata accusata di non avere sufficientemente vigilato quando il crac di Veneto Banca e di BpVi non si era ancora materializzato. Fi e Pd a livello nazionale hanno visto una manovra tesa compromettere l’indipendenza della banca centrale del Belpaese, che secondo M5S e Lega, alleati di governo, sarebbe ormai svincolata dal perseguire l’interesse nazionale. Si tratta di una diatriba che si è rinfocolata anche alla luce della querelle sulla proprietà dei 90 miliardi in oro che nominalmente appartengono a palazzo Koch. Una diatriba antica che si era rinfocolata mercoledì 6 durante un convegno organizzato al San Marco di Vicenza, della quale aveva dato conto solo Vicenzatoday.it peraltro (https://www.vicenzatoday.it/economia/sovranismo-un-grande-equivoco-sono-ben-altri-gli-strumenti-di-dominio-della-finanza.html).

CENTROSINISTRA CON PALAZZO KOCH

Ad ogni modo il Pd si è fatto sentire anche a livello veneto con una nota diramata questo pomeriggio dal gruppo in consiglio regionale. Una nota in cui si difende Bankitalia e si invita l’opposizione a cercare le responsabilità tra i banchieri che hanno mal gestito gli istututi di credito: «Non si possono nascondere le responsabilità, prioritarie, delle banche venete e degli imprenditori che le governavano. È inaccettabile scaricare tutto sugli organi di vigilanza, è un grande fallimento veneto, occorre prenderne atto. Altro che primi della classe». Nella medesima nota il Pd, che a palazzo Ferro Fini è in minoranza, sollecitava poi il governo a smetterla con gli annunci e a emanare i decreti attuativi che rendono possibili gli indennizzi già sanciti dalla legge.

Sulla stessa linea c’è il consigliere di centrosinistra Cristina Guarda (Amp) che in un dispaccio diramato pochi minuti fa attacca M5S e Lega che a Roma governano insieme, anche se in Regione il M5S per vero è in minoranza: «Nessuna analisi politica su ritardi e responsabilità». Guarda come i colleghi del Pd in realtà fa un riferimento diretto alla relazione della commissione regionale sui crac bancari che recentemente è stata votata dalla maggioranza di centrodestra. E giudica questa relazione superficiale e poco incisiva.

«CONVOCATI PER SCRIVERE I DECRETI»

Ma il governo davvero è fermo sul fronte della scrittura dei decreti attuativi? Stando ad un’altra nota diramata pochi minuti fa dalla associazione «Noi che credevamo nella BpVi» il governo avrebbe già provveduto a convocare le associazioni dei risparmiatori traditi in modo da scrivere assieme a loro il decreto attuativo che darà il via agli indennizzi (https://noichecredevamonellabpvi.com/2019/02/12/decreti-attuativi-convocazione-al-mef/). Chiaramente le prossime ore saranno cruciali per capire come la situazione si evolverà giacché non mancano gli ambienti di Fi in cui si sostiene che i dirigenti ministeriali per paura di sanzioni da parte della Ue non firmeranno i decreti attuativi voluti solennemente promessi sabato a Vicenza dal vicepremier Luigi Di Maio per il M5S e dal vicepremier Matteo Salvini per la Lega. I due però sono convinti del contrario.

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