Domenica, 26 Settembre 2021
Attualità Arzignano

Fanghi conciari nel Veneziano? L'Ira dei comitati

L'ipotesi, anche solo sperimentale, per l'incenerimento «forestiero» dei reflui dell'industria della pelle dell'Agno-Chiampo trova l'opposizione degli ecologisti vicentini e di quelli della Laguna con questi ultimi che attaccano: «Siamo pronti ad andare in procura»

I fanghi della concia del distretto Agno-Chiampo potrebbero essere smaltiti nell'inceneritore di Venezia. L'ipotesi, circolata da tempo e rilanciata a più riprese da Vicenzatoday.it, non piace a Giovanni Fazio, volto storico di Cillsa, una associazione ambientalista arzignanese molto nota nel comprensorio. Una contrarietà che Fazio ha confermato ieri 27 dicembre pubblicando sul suo blog un intervento molto puntuto.

«Una delle mete indicate in cui si dovrebbero termovalorizzare i fanghi di conceria - si legge in un passaggio in cui non manca il sarcasmo - è l'inceneritore di Venezia. Questa precisazione fa tirare un respiro di sollievo ai nostri concittadini; sì perché dei polmoni e della vita dei bambini veneziani ce ne possiamo infischiare, visto che non abitano nei comuni serviti da Acque del Chiampo». Il riferimento di Fazio (che è un medico molto conosciuto nella città del Grifo) è al progetto, il quale al momento dovrebbe essere solo sperimentale per vero, che secondo Il Giornale di Vicenza di ieri in pagina 37, Arica, la municipalizzata che gestisce il ciclo dell'acqua nel distretto arzignanese starebbe mettendo a punto per risolvere il problema annoso dello smaltimento dei fanghi di conceria: secondo i conciatori infatti ormai le discariche in loco hanno terminato lo spazio e per conseguenza la produzione sarebbe a rischio.

Quella dell'incenerimento «forestiero» però da sempre viene vista come una opzione irricevibile dai comitati veneziani i quali da mesi sono sul piede di guerra perché non solo temono che l'inceneritore di Fusina possa bruciare i fanghi ma temono che possa bruciare anche «i temibili Pfas», derivati del fluoro al centro dell'affaire Miteni. Queste eventualità nell'ottobre del 2019 erano state oggetto di un concitato incontro con la popolazione durante il quale gli attivisti avevano espresso critiche a non finire. Critiche che nello specifico erano state illustrate dal professore Gianni Tamino, il noto biologo padovano e da Mattia Donadel, uno dei volti storici dell'ambientalismo della riviera del Brenta.

E tant'è che Donadel ha già messo le mani le avanti: «Se, e sottolineo se, a Fusina qualcuno pensa di bruciare i fanghi della concia sappia che noi siamo pronti non solo ad impugnare eventuali provvedimenti della amministrazione regionale davanti al Tar: ma siamo pronti a portare eventuali autorizzazioni uscite da palazzo Balbi direttamente alla procura di Venezia. Non ne possiamo più. È mai possibile - attacca l'attivista - che si debbano scaricare sul Veneziano, un comprensorio già provato di per sé, le rogne produttive del distretto industriale dell'Ovest vicentino a partire dai Pfas? E noi non ne facciamo una questione localistica, Nimby per dirla all'inglese. Queste operazioni non vanno bene, sia che prendano corpo in laguna sia nei berici. Non vanno bene e basta perché l'ambiente è già sofferente di suo».

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