Verso LR Vicenza - SudTirol, il punto di Alberto Belloni: «Prezioso pari nel derby col "Verona"»

Da un Nereo Rocco colorato di gialloblù il Lane esce indenne

L'"oroginale" coreografia dei triestini

Diciamo pure che di buono, nella trasferta al Nereo Rocco, conserviamo solo tre cose: il punto d’oro, la perla balistica di Arma e la verve con cui i tre ragazzini sbattuti in campo hanno interpretato la loro chance. Per il resto, un Lane volenteroso, che però ha regalato ancora una volta la prima parte di gara agli avversari. Potremmo dire una buona oretta senza identità, nella quale a recitare da protagonisti sono stati solo i rossoalabardati, con il Vicenza che non ha mai centrato lo specchio della porta di Valentini fino alla prodezza balistica del bomber franco/marocchino.

Cosa non ha funzionato?

Almeno un paio di cose. Nel mirino della critica soprattutto il centrocampo, zeppo di portatori di legna e scarso di fosforo. Salvi, chiamato, almeno in parte, a sostenere la costruzione del gioco ha evidenziato di essere un buon intenditore ma di non avere né il passo né il DNA calcistico per fare il playmaker. Nicolò Bianchi, il piede fino per il ruolo ce l’avrebbe pure, ma ieri è rimasto quasi sempre invischiato nella ragnatela giuliana in mezzo al campo e non ha mai acceso la luce.

Quanto a Laurenti, ragazzo di sicuro talento e dal piede sapiente, ieri è incappato nella peggior prestazione da quando veste la maglia biancorossa: svagato, evanescente, mai decisivo nell’uno contro uno, si è distinto più che altro per palloni persi e passaggi sbagliati, diventando presto pedina inutile.

Anche la trequarti campo a Trieste ha deluso. Giacomelli, indiscusso protagonista dei recenti successi berici, sul terreno di Valmaura è andato a corrente alternata, più buio che chiarore, in verità. Dal suo piede nemmeno una preoccupazione per gli uomini di Pavanel e un giallo pesante (ma immeritato) che lo certifica out nel prossimo impegno di campionato.

Più preoccupante la valutazione su Curcio. Un giocatore che potenzialmente può aggiungere valori importanti al Lane, perché (come dimostra la stagione scorsa in Sardegna) è in grado di interpretare sia il ruolo da esterno che quello da finalizzatore, grazie a doti tecniche che non sono inferiori a quelle del miglior Jack. Sin qui, purtroppo, queste doti sono rimaste solo sulla carta e anche ieri il giocatore ha deluso completamente: tante palle sciupate, poca penetrazione in avanti e la sensazione che non abbia ancora interiorizzato fino in fondo la posizione e i movimenti che Colella vuole da lui. Bocciato su tutta la linea, resta peraltro la consapevolezza che si tratta di una pedina decisiva, capace di assicurare ai biancorossi un valore aggiunto che varrebbe come un buon acquisto di mercato. Per questo è opportuno avere pazienza ed attendere che in breve possa diventare finalmente l’uomo in più dell’attacco del Lane.

Passiamo alle note positive,

che riguardano l’ennesima prestazione monstre del portiere berico, protagonista anche ieri di alcuni interventi salvarisultato nonché del pacchetto centrale di difesa, con Pasini, Bizzotto e Mantovani praticamente inappuntabili. Si sono guadagnati la pagnotta anche gli esterni, quantunque da Solerio ci si possa attendere di più, soprattutto quando potrà uscire dal tunnel degli acciacchi. Bene i ragazzini, che hanno interpretato in modo convincente il ruolo di rincalzi. La mossa di Colella (anche se a mio avviso un po’ tardiva) ha girato il copione della partita. Zarpellon, Tronco e soprattutto quel talento in fieri che è Zonta, hanno iniettato nella gara tutta la loro grinta e il loro dinamismo, mettendo subito in difficoltà la Triestina che di lì in poi ha pagato tutte le energie profuse alla ricerca dei tre punti.

Il gol del pareggio è frutto di una magia pallonara di Arma, ma è un dato di fatto che dopo le sostituzioni i padroni di casa hanno perso molto campo e smarrito le idee, offrendo il fianco alla voglia di riscossa dei nostri.

Bravo dunque il mister a cambiare il volto del match, anche se qualche errore l’ha commesso lui pure.

Il più evidente, a mio avviso?

Fin dai primi minuti ad un osservatore esterno appariva chiaro che la posizione di Steffè creava un pericolo costante. L’esperto centrocampista ex Trapani s’era intelligentemente piazzato nella trequarti campo biancorossa e da dietro si infilava in continuazione, senza che nessuno dei centrocampisti vicentini riuscisse a limitarne l’azione. Probabilmente (dico probabilmente perché stando seduti comodamente a guardare da lontano la partita siamo tutti commissari tecnici) il pericolo andava limitato con una diversa marcatura, ben più stretta. Magari con Curcio nella metà campo giuliana e con Salvi in quella del Vicenza. Averlo lasciato indisturbato per tanto tempo, poteva essere foriero del raddoppio.

Per fortuna non è stato così. E per fortuna la successiva contromossa si è rivelata efficace. Ma tutto è bene quel che finisce bene. Un pareggio in casa del "Verona" è tanta roba. Certo che vedere lo stadio del Paron addobbato di gialloblù che grida all’unisono il nome della società scaligera, fa piuttosto pena per chi ha abbastanza anni per ricordare quando i cuori dei tifosi di San Giusto battevano per Colaussi, Grezar o anche semplicemente per Franco Totò De Falco e non per Marrone, Zaccagni o Matos. Ma questo è solo costume. Quel che resta, al di là delle rivalità di campanile, è il risultato positivo, che fotografa il Vicenza al quarto posto dopo un turno molto difficile.

Mancano solo due gare (SudTirol e Ternana) alla fine del filotto di match clou e poi potremo dire qualcosa di più in termini di ambizioni per la società di Renzo Rosso. Al momento tuttavia una cosa si può già sbandierare: facciano attenzione le rivali, è tornata la Nobile Provinciale!

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