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L'architetto Massimo Follesa durante un sit-in contro la sottrazione di suolo da parte della Spv (repertorio, foto Marco Milioni)

L'architetto Massimo Follesa durante un sit-in contro la sottrazione di suolo da parte della Spv (repertorio, foto Marco Milioni)

Tampone «negato» a un candidato di centrosinistra, polemica sulla sanità veneta

La denuncia è del trissinese Massimo Follesa che corre alle regionali con Arturo Lorenzoni, il quale secondo alcuni boatos di palazzo si sarebbe contagiato proprio in terra berica: e il filmato che contiene la registrazione di una telefonata con un operatore del centro covid finisce su Youtube

Chiede di farsi praticare un «tampone immediato» per verificare se è contagiato da coronavirus perché è stato a contatto molte ore con un infetto ma: il servizio sanitario regionale tergiversa. E così carica su Youtube la telefonata con l'operatore lanciando in questo modo una accusa diretta alla giunta regionale: «lo slogan tamponi per tutti lanciato dal governatore leghista veneto Luca Zaia è solo una favoletta che cozza con la dura realtà».

LA SASSATA
A scagliare una sassata in pieno volto al governatore è l'architetto trissinese Massimo Follesa, uno degli attivisti più noti nella galassia degli oppositori alla Superstrada pedemontana veneta. In questa vicenda però c'è un dettaglio tutto politico: Follesa è candidato al consiglio regionale con «Il Veneto che vogliamo» la lista di centrosinistra che fa capo al principale sfidante di Zaia ossia Arturo Lorenzoni. Ed è proprio quest'ultimo, della cui positività al test del coronavirus i media stanno parlando da ventiquattr'ore, che sarebbe il contatto caldo per il quale Follesa ha chiesto, «invano» l'intervento del numero verde dedicato alle emergenze Covid-19.

ZAIA E I SUOI DIRIGENTI NEL MIRINO
«Adesso mettetevi nei miei panni e ditemi voi - sbotta Follesa ai taccuini di Vicenzatoday.it - che cosa caspita devo raccontare alle persone che mi hanno incontrato dopo il 28 agosto? Zaia deve venire qui a Vicenza e spiegare perché in terra berica, a differenza di quanto accade all'ospedale di Padova i sospetti contagiati non possano essere immediatamente sottoposti a tampone. Zaia deve uscire da Facebook e dall'etere delle sue pseudo-conferenze stampa senza contraddittorio a uditòri unificati e deve venire a spiegarci qui il perché di questa cusuccia qui. Lo sfido in pubblico davanti al sottoscritto a spiegare perché un tampone imemdiato sia stato negato ad una persona come il sottoscritto che è stata a contatto con un contagiato. Quanti casi del genere si sono verificati nel Veneto? I massimi dirigenti della sanità veneta, non solo Zaia, devono spiegarci i motivi di questa vergogna». Si tratta di parole che pesano come macigni e che per vero non sono del tutte nuove al candidato il quale il primo del mese di settembre (il video relativo è stato però pubblicato tre giorni dopo) durante un incontro elettorale in piazza San Lorenzo a Vicenza aveva sparato bordate a palle incatenate assieme a Matilde Cortese (altro volto di spicco della galassia dei critici della Spv) e assieme all'avvocato vicentino Renato Ellero il quale a sua volta da anni denuncia alcune condotto della sanità vicentina.

CONTAGIO IN TERRA BERICA
Il 28 agosto peraltro è la data in cui Follesa ha incontrato appunto Lorenzoni al quale peraltro l'architetto in una nota diramata oggi 5 settembre fa «i migliori auguri per una pronta guarigione». Frattanto da palazzo Moroni, sede del comune di Padova dove fino a pochi giorni fa Lorenzoni occupava la poltrona di vicesindaco, le voci si moltiplicano. Voci secondo le quali Lorenzoni sarebbe stato contagiato a fine agosto nell'Alto vicentino, forse a Schio, durante una fase molto concitata della campagna elettorale.

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