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Una veduta della trissinese Miteni, fabbrica al centro dello scandalo Pfas

Una veduta della trissinese Miteni, fabbrica al centro dello scandalo Pfas

Pfas, Lega e Verdi vogliono limiti più stringenti

Il partito ecologista e il Carroccio contestano la nuova disciplina europea in tema di Pfas, sostanza al centro dell'affaire Miteni: si dice soddisfatta invece la democratica Moretti

La decisione della Ue di irrigidire la tolleranza per i limiti dei derivati del fluoro nelle acque potabili dei derivati del fluoro al centro dell'affaire Miteni («si tratta dei temibili Pfas») continua a far discutere la politica veneta. Da una parte l'eurodeputato del Pd, la vicentina Alessandra Moretti ieri 17 dicembre sulla sua pagina Facebook ha salutato con favore la novità: «Finalmente l'Europa approva la direttiva sull’acqua potabile e inserisce per la prima volta limiti all'uso del Pfas. Siamo riusciti - si legge - a implementare la precedente normativa da una parte definendo i limiti delle venti sostanze Pfas più importanti e dall'altra imponendo la ricerca sul metodo di valutazione altre sostanze Pfas contenute in migliaia di prodotti. Un passo decisivo a tutela dei cittadini».

Sul versante del centrosinistra però i verdi la pensano ben diversamente tanto che il consigliere regionale leoniceno Cristina Guarda, sempre ieri, in una breve nota ha dato una lettura completamente diversa. «Quanto approvato dall'Europarlamento non mette i cittadini al sicuro dalla presenza di sostanze dannose nell'acqua che beviamo - attacca la leonicena Guarda la quale affonda poi il colpo: «Le nuove norme sono una beffa... perché consentono non solo la presenza di Pfas singoli o sommati, seppure in certi limiti, ma soprattutto perché tratta esclusivamente i Pfas a catena lunga e non quelli di nuova generazione, i cosiddetti Pfas a catena corta,  che sono più sconosciuti e sui quali punta l'industria perché meno inclusi nelle limitazioni». Appresso segue una esortazione molto tranciante nei confronti del governo nazionale: «L'Italia, visto quanto accaduto in Veneto » col caso della trissinese Miteni nonché altrove «ha ora il dovere di recepire fissando dei limiti più stringenti, spingendo così l'industria a ricorrere all'utilizzo dell'acqua a ciclo chiuso per evitare nuovi casi Miteni».

Un suggerimento che poi non è molto distante dalla raccomandazione che il deputato leghista maranese Erik Pretto indirizza ai due rami del parlamento ma soprattutto a palazzo Chigi: «Il governo faccia presto sulle acque potabili. Una Direttiva Ue ha stabilito i quantitativi massimi di Pfas, fissandoli a totale 0,5 microgrammi su litro e 0,1 microgrammi su litro per la somma dei Pfas. Limiti certamente più alti rispetto a quelli già fissati dalla Regione del Veneto, che per prima ha preso coscienza del problema individuando prontamente delle soluzioni per garantire la salute dei cittadini».

Ora l'esecutivo italiano, rimarca il leghista, ha due anni di tempo per adottare la direttiva. «Auspico - aggiunge ancora il maranese - che ciò venga fatto non soltanto velocemente, ma anche in maniera più restrittiva ovvero stabilendo dei valori limite minori, proprio a partire dall'esperienza virtuosa della Regione del Veneto. Per sincerarmi di questo, presenterò un'interrogazione parlamentare al Ministro dell'ambiente Sergio Costa affinché il governo non tradisca le aspettative dei nostri cittadini. Ringrazio l'europarlamentare Mara Bizzotto che, anche in questa battaglia in sede europea, ha dimostrato sensibilità e attaccamento al territorio dimostrando l'utilità della sinergia istituzionale che la Lega sa ben costruire».

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