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Giovedì, 30 Maggio 2024
Economia

Apindustria Vicenza: "Questo fisco distrugge le imprese"

Il presidente Flavio Lorenzin, chiede al Governo un carico impositivo più sostenibile e misure di riscossione stabili

Altro che nuovi ritocchi: le imposte vanno ridotte, e in fretta. Il presidente di Apindustria Vicenza, Flavio Lorenzin, striglia il Governo puntando il dito contro il carico fiscale vigente e le sue modalità di applicazione. A partire dalla Tares, per la quale i nuovi acconti da versare potrebbero riservare brutte sorprese: si parla di un aumento del 101%, o addirittura del 103%, con l'esecutivo che pensa a prorogare i termini di scadenza soltanto allo scopo di stabilire quanto alzare il tiro. Per non parlare dell'Imu, che dalla sua entrata in vigore si presenta come un cantiere aperto in ogni appuntamento con i versamenti. 

«È vergognoso che ad ogni scadenza non si sappia di che morte si deve morire – attacca il presidente delle Pmi vicentine – dopo che l'abolizione dell'Ici è stata solo un'illusione. La tassa è stata riesumata con tutti i vizi e gli errori tecnici commessi in vent'anni di applicazione, rendendo estremamente incerte le regole di applicazione, oltre che eccessivamente esagerata la misura. E che fine ha fatto la promessa di ridurre il carico sui capannoni introducendo la deducibilità dell’Imu ai fini dei redditi? Su questo fattore produttivo, che è la casa dell’imprenditore, le nostre aziende si trovano ancora a pagare le tasse ben quattro volte: per la stessa Imu, per l'indeducibilità del costo del terreno, per l'indeducibilità dell’Imu ai fini Ires/Irpef, e per l'indeducibilità ai fini dell’Irap».

Le critiche di Lorenzin non risparmiano quindi la disciplina dell’art. 96 del T.U.I.R. sulla indeducibilità degli interessi passivi che eccedono il 30% del ROL: «Questa norma è stata riscritta nel 2008 per “spalmare” su tutte le nostre imprese il gettito che prima veniva garantito dalla disciplina sulla “thin capitalizzation” che, invece, interessava solo le imprese di maggiore dimensione. Questa norma va abrogata – tuona il presidente – essendo inaccettabile, specie in un periodo di congiuntura negativa che si protrae dal 2008, che una società veda rinviata la deducibilità degli interessi passivi che eccedono il 30% del reddito operativo lordo, con la conseguenza che, oltre a pagare più interessi e ad avere meno credito dalle banche, deve anche anticipare le imposte su un reddito che non ha percepito quali sono gli interessi indeducibili».

Situazioni aberranti che di certo non favoriscono l'attrattività del nostro Paese verso gli investitori stranieri. Flavio Lorenzin non dimentica infine la nuova morsa sulle compensazioni dei crediti fiscali che il Governo vorrebbe introdurre con la legge di Stabilità 2014: la sola idea fa venire i brividi e viene bocciata senza mezzi termini dai piccoli imprenditori, poiché genera ulteriori complicazioni, costi e tensioni finanziarie. Non è accettabile l’estensione del visto di conformità ad altri tributi, quando invece sarebbe necessario elevare almeno da 15 a 50 mila euro il limite previsto per la compensazione dei crediti Iva. Il visto è eccessivamente oneroso per molte realtà medio-piccole, e se proprio c’è da isolare qualcuno che usa gli F24 come un “bancomat”, si dovrebbe piuttosto consentire una compensazione solo dopo la presentazione della relativa dichiarazione, un po’ come già funziona per i crediti Iva fino 15 mila euro.

«Qui escono allo scoperto i vizi eterni del fisco italiano – spiega Lorenzin – che cambia le norme e, per primo, non è in grado stare al passo con le stesse. Modelli ministeriali e software dichiarativi, infatti, diventano utilizzabili solo a luglio/agosto dell’anno successivo poiché la continua proliferazione di norme retroattive mette in crisi la stessa Agenzia delle Entrate che tutti gli anni deve più volte rettificare quello che è formalmente tenuta ad emanare a gennaio. È evidente il contribuente non può continuare a fare le spese per la complessità di questo sistema». 
Per rendere tutto più semplice serve allora un fisco stabile e certo, oltre che la possibilità di compilare le dichiarazioni già il primo gennaio dell’anno successivo.

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