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Domenica, 28 Novembre 2021
Economia

I Veneto più di 6 anziani su 10 prendono meno di 1.000 euro lordi al mese, le donne la metà

Il sindacato dei pensionati lancia l’allarme anche di fronte ai rincari di luce, gas e prodotti alimentari

L’inflazione corre, le pensioni stanno ferme al palo. Si profila un periodo molto ostico per i pensionati veneti se non interverranno provvedimenti del governo volti a tutelare gli anziani più poveri e il loro potere d’acquisto.

Lo Spi Cgil del Veneto ha analizzato in profondità la situazione dei pensionati veneti, con un focus puntuale riferito a tutti i comuni della nostra regione. Il principale risultato non è per nulla confortante, perché rivela come in Veneto più del 60% dei pensionati (circa 685.600 anziani) del settore privato portano a casa assegni inferiori ai mille euro lordi al mese che corrispondono a poco più di 700 euro netti. Più di 8 pensionate venete su 10 (circa 500mila) rientra in questa categoria, contro il 40% degli uomini (195.500). D’altra parte, il divario di genere è evidente anche esaminando solo le medie degli assegni previdenziali complessivi: in Veneto la pensione media dei maschi è di 1.355,24 euro, alle donne arriva invece circa la metà, 711,98 euro.

Ma ora la questione diventa ancora più pressante, perché, come è noto, dopo anni di stagnazione se non addirittura di recessione, si registra una impennata dell’inflazione, trainata da luce (+ 30% )  e gas (+15%). Un aumento che per una coppia di anziani in una casa di 80 metri quadri può significare in media un extra-esborso (rispetto all’anno precedente) di 135 euro per l’energia elettrica e di 180 euro per il metano. Ma - al di là dei nuovi dispositivi come le mascherine, che rappresentano una nuova spesa rispetto al periodo pre-covid - sono molti altri i prodotti che vengono acquistati in modo massiccio dagli anziani e che registrano rincari consistenti. Qualche esempio? Latticini, +17%; farine fra il + 10 (grano duro) e il +17% (grano tenero); ortofrutta, +7%; pasta, +20%. Come affrontare questi aumenti senza intervenire sulle pensioni?

«La situazione è molto preoccupante e lo diciamo da tempo - spiega Giuseppe Di Girolamo, della segreteria dello Spi Cgil del Veneto - Per noi è fondamentale che gli anziani non vedano eroso il proprio potere d’acquisto quindi l’adeguamento delle pensioni all’inflazione deve essere una priorità e su questo fonte non si possono più chiedere sacrifici ai pensionati, come successo troppo spesso negli anni passati. Ricordiamo che in Veneto l’inflazione è rimasta molto bassa negli ultimi tempi, a volte sotto lo zero. Ora, grazie alla ripresa economica, si sta impennando superando il 2,5%. Le pensioni devono ottenere una adeguata rivalutazione».

Per i sindacati, poi, la bozza della riforma fiscale dimostra pochissima attenzione per le problematiche dei pensionati. «Fra le nostre rivendicazioni - conclude Di Girolamo – oltre alla riduzione della tassazione sugli assegni previdenziali, che è la più alta d’Europa, non può mancare quella relativa al divario di genere negli assegni previdenziali. L’enorme differenza fra le pensioni degli uomini e quelle delle donne non è più sostenibile e può rappresentare un dramma sociale. Le pensionate, fra l’altro, sono molto più numerose e la maggior parte di loro vive sola. La situazione rischia di sfuggire di mano».

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