Il comitato contro «i furbetti della pelle»: stoccaggi «irregolari», fioccano i controlli

Un gruppo ambientalista dell'Ovest vicentino, il quale lamenta che la materia prima sia ammassata nei piazzali del distretto in barba alle norme, scrive ai forestali. I carabinieri intervengono ed avviano accertamenti a raffica: il silenzio della giunta del piccolo centro lessino

uno scorcio della zona industriale di Zermeghedo (foto Marco Milioni)

Un raffica di controlli a causa del comportamento dei «furbetti della concia» sarebbe andata in scena tra ieri 19 maggio e oggi ad opera dei carabinieri forestali del comprensorio arzignanese: sarebbero di Zermeghedo infatti le imprese finite nel mirino dei militari. Oggetto del contendere? Il deposito del pellame nei piazzali esterni oltre i tempi strettamente necessari «per il carico scarico». I militari si sarebbero mossi a seguito di una segnalazione scritta e potrebbero avere elevato anche svariate contravvenzioni.

Più nel dettaglio la segnalazione risale al 12 maggio 2020 ed è stata redatta da Filippo Albiero nella sua veste di presidente del «Comitato diritto di respirare», un gruppo di cittadini di Zermeghedo che da tempo si batte per una migliore qualità dell'ambiente nel distretto industriale dell'Ovest vicentino, uno dei più provati dalla pressione degli stabilimenti in cui a farla da padrone sono, principalmente, concia e chimica anche se no mancano altre attività com quelle metallurgiche.

L'accusa messa nero su bianco dal comitato non lascia scampo alle interpretazioni: «Presso la zona industriale di Zermeghedo - si legge - le aziende operanti nel settore della concia sono solite stoccare stabilmente bancali di pelli grezze e semilavorate nei propri piazzali... tale prassi contrasta con il... regolamento comunale di polizia urbana». Un regolamento il quale statuisce che «è vietato... lasciare pelli o residui e ritagli delle stesse nei cortili». Il regolamento stabilisce anche che «viene consentita la sosta temporanea dei bancali all'esterno unicamente e limitatamente alle sole operazioni di carico-scarico» e che le pelli debbono essere depositate e accatastate «nei magazzini convenientemente areati» mentre gli eventuali scarti di lavorazione dovranno essere raccolti «in apposti contenitori chiusi».

Alla base di una disciplina così concepita, spiega il comitato, c'è la necessità di contenere l'inquinamento atmosferico, la produzione di cattivi odori «che limitano la libertà personale di spostamento e provocano allarme nella popolazione interessata». Obiettivo della regolamentazione è anche la tutela delle acque di falda da eventuali contaminazioni derivante dallo stoccaggio dei pellami in un ambiente «non controllato e comunque soggetto a dilavamento da acque piovane».

Ma come mai fuori dalle concerie, come riscontrabile peraltro «dalla corposa documentazione acclusa alla segnalazione» si è accumulato tanto pellame? Un funzionario della Regione Veneto che chiede l'anonimato fa sapere che «in un periodo come questo in cui il prezzo della materia è sul basso in molti fanno scorte sperando di rivendere la pelle o re-immetterla nei processi di lavorazione quando il ciclo economico sarà ripartito. Inoltre siccome è risaputo che queste operazioni di acquisto di pellame spesso avvengono in nero o con pratiche fiscalmente non ortodosse sarebbe bene che oltre ai controlli ambientali partissero a tamburo battente anche quelli contabili - anche perché - prosegue il funzionario - non è pensabile che questa sorta di contratto derivato sul prezzo della pelle si scarichi sull'ecosistema visto che la materia stoccata all'aria aperta prima o poi contamina le matrici ambientali».

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A questo punto rimane da capire come mai siano dovuti intervenire i carabinieri, questa l'indiscrezione filtrata in piazza Regaù, mentre «in relazione alla gran quantità di pellame stoccato in esterna la polizia locale che è sempre in zona non pare avere prodotto controlli altrettanto serrati». Chi scrive al riguardo ha chiesto il punto di vista di Luca Albiero primo cittadino di Zermeghedo: ma al momento dal sindaco non è stato possibile sapere alcunché. Per di più la segnalazione redatta dal comitato era stata indirizzata alla polizia locale del comprensorio, il cui comando ha sede a Arzignano, ma soprattutto allo stesso Comune di Zermeghedo.

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