Palazzo delle Poste, «il comune ordini ai privati il ripristino»

Dopo la vittoria al Tar gli oppositori della ristrutturazione dell'edificio di piazza Garibaldi si aspettano che palazzo Trissino faccia «rispettare le norme»

uno scorcio del palazzo delle Poste di Vicenza

«Il permesso di costruire rilasciato dal comune di Vicenza» alla società Dervall srl «per la ristrutturazione del Palazzo delle Poste» consentiva di realizzare nella facciata posteriore, che si affaccia sulla monumentale Torre dei Loschi, «interventi edilizi come terrazze, logge e ampliamento della finestre originarie che eliminavano l'architettura razionalista» tipica del «cosiddetto Ventennio».

Dal Duemila il Palazzo delle Poste è tutelato «da vincolo storico-monumentale posto con decreto del Ministero dei Beni Culturali». La ristrutturazione di quell'edificio non era però consentita «dal Piano particolareggiato del centro storico» nonché «dal Piano degli interventi del comune di Vicenza, poiché per l'appunto l'edificio è sottoposto a tutela». I lavori per vero in questi mesi erano andati avanti tuttavia la ristrutturazione compiuta fino ad oggi avrebbe comunque «alterato irrimediabilmente l'attuale contesto» fra gli edifici vincolati.

È questo a grandi linee il ragionamento di Alessandro Pesavento, l'avvocato del foro berico che patrocina gli interessi di alcuni residenti del centro di Vicenza che hanno deciso di impugnare davanti al Tar Veneto, risultando vincitori in primo grado, la decisione assunta in piazza Biade di autorizzare una ristrutturazione del palazzo delle Poste considerata non solo ardita ma contraria alla norme.

Avvocato Pesavento sono solo i suoi assistiti ad avere ricorso al Tar?
«No, mi risulta ci sia un altro ricorso pendente per l'annullamento dello stesso permesso di costruire, proposto da Italia Nostra,  la quale contesta l'illegittimità del permesso anche rispetto alla ristrutturazione prevista per il piano terra della facciata anteriore prospiciente piazza Garibaldi, con la demolizione e l'ampliamento dei finestroni arcuati per realizzare accessi a locali commerciali».   

Siete soddisfatti dell'esito della sentenza del Tar Veneto? Quali sono le argomentazioni alla base della stessa sentenza?
«Sì, io sono senz'altro soddisfatto. La sentenza del Tar sancisce l'illegittimità del permesso di costruire oggetto di questa querelle».

A che cosa è dovuta l'illegittimità così come è stata riscontrata dai giudici?
«Questa autorizzazione concessa dagli uffici tecnici municipali di piazza Biade viola l'articolo 9 del Piano particolareggiato del centro storico nonché l'articolo 36 del Piano degli interventi. Di più, la sentenza afferma che l'intervento non poteva essere consentito perché quest'ultimo comportava una ristrutturazione che dava al Palazzo un prospetto totalmente diverso da quello preesistente».

Lei considera la cosa degna di nota? E come mai?
«Assolutamente sì perché costituisce una pietra miliare rispetto all'interpretazione degli interventi urbanistici consentiti nel centro storico».

Sarebbe a dire?
«Detto in altri termini la sentenza stabilisce che non possono ragionevolmente essere consentiti interventi sul singolo edificio senza considerare il contesto in cui è situato, tanto più se l'edificio come nel caso del Palazzo delle Poste è sottoposto a vincolo monumentale e pertanto è soggetto a particolare protezione. E ciò perché un intervento che alterasse un edificio riconosciuto dall'autorità statale come rilevante sotto il profilo storico, artistico, paesaggistico e testimoniale, comprometterebbe l'identità e la tipicità del luogo in cui si trova».

Detto in parole semplici la norma non tutela solo il manufatto ma pure il contesto in cui è inserito. È così?
«Sì è così».

A suo giudizio come va valutata la condotta degli uffici del comune di Vicenza?
«Mi permetta, ma è una valutazione, anche rispetto ad eventuali responsabilità personali di singoli funzionari, che spetta alla giunta».

Lei ritiene che la Procura della repubblica di Vicenza dovrebbe valutare anche la sussistenza di eventuali profili penali? Se sì quali?
«La procura saprà sicuramente fare le sue valutazioni».

E dal Comune di Vicenza che cosa si aspetta adesso?
«Mi aspetto che il comune ordini a Dervall l'immediata rimessione in pristino, col ripristino della forometria originale della facciata posteriore, come prescrive l'articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica 380 del 2001. Il comune deve far rispettare le norme».

Lei fa riferimento al testo unico sull'edilizia?
«Sì ma non solo. La rimessione in pristino ovvero la procedura in forza della quale lo stato dei luoghi e del manufatto deve tornare come era prima dell'intervento, deve essere ordinata in applicazione della normativa urbanistica vigente. Mi aspetto altresì che il Comune di Vicenza non rilasci ulteriori permessi di costruire per la ristrutturazione del Palazzo delle Poste».

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