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Politica Ferrovieri

Carenza medici di famiglia, 143 le zone "scoperte" nella provincia berica

La questione tiene banco in Regione dove la consigliera dem Chiara Luisetto ha presentato un'interrogazione per chiedere lumi all'assessore alla Sanità

In Veneto, e in particolar modo a Vicenza (e provincia) l'emergenza medici di base continua ad essere un problema per gli utenti."Il caso più recente si è verificato nel quartiere dei ferrovieri a Vicenza dove 4.000 residenti, nel mese di maggio, si sono ritrovati da un giorno all'altro senza un medico di famiglia e attualmente devono far riferimento alla guardia medica per far fronte alle loro necessità basilari. Ma in tutta la provincia la situazione è allarmante - sottolinea la consigliera regionale del PD Veneto, Chiara Luisetto - le zone carenti sono infatti 143, un numero che è secondo solo al territorio veronese".

A tal proposito l'esponente vicentina del Pd ha avanzato un'interrogazione in Regione: "L'assessore regionale alla Sanità sta valutando tutte le soluzioni possibili per rimediare ad un quadro che è in costante peggioramento?", chiede Luisetto.

"Il fenomeno inizialmente riguardava molti piccoli e medi centri - continua - ormai completamente sguarniti di medici di medicina generale e che ora interessa anche la città capoluogo dove si sono verificati disservizi e la chiusura di ambulatori e centri medici in più quartieri della città. Tutto ciò comporta enormi disagi, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione, come anziani e disabili che si vedono costretti a rivolgersi alle strutture ospedaliere e ai Pronto soccorso, sempre più sovraccarichi".

Secondo l'esponente vicentina "il massimale individuale pari a 1.500 assistiti rappresenta di per sé una soglia critica difficilmente gestibile dai medici di medicina generale. E in più i tempi di attuazione dei provvedimenti di riforma della sanità territoriale che prevedono la realizzazione delle Case e degli Ospedali di Comunità non possono costituire una soluzione a breve termine. Sono, quindi, più che mai necessari provvedimenti contingenti. Tra questi l’attivazione di medicine di gruppo integrate e micro-team (attraverso il supporto di personale di segreteria, infermieristico e di locali per ambulatori). Ed inoltre il riconoscimento di incentivi ai medici che lavorano e scelgono di lavorare in aree 'disagiate'. Senza dimenticare la promozione della telemedicina e l’ammodernamento tecnologico. Attorno a queste soluzioni - si chiede in conclusione - è in corso una valutazione e la volontà di agire concretamente?".


 

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