Giovedì, 18 Luglio 2024
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L'attesa è finita, pioggia e neve in arrivo in Veneto: resta l'emergenza siccità

Primi segnali già tangibili nel corso di venerdì. Una vera manna dal cielo poiché nelle settimane a seguire appare probabile il ritorno a condizioni in prevalenza asciutte e anticicloniche. E il cambiamento climatico continua a preoccupare

L'anticiclone protagonista della scena meteo delle ultime settimane e responsabile del prolungato periodo siccitoso in corso, pare finalmente abbandonare (almeno temporaneamente) l'Europa favorendo così una fase più instabile sul Veneto e il Nord Italia. Secondo le previsioni del meteorologo Davide Sironi di 3bmeteo.com, i primi segnali di cambiamento già tangibili nel corso di venerdì quando una prima debole perturbazione sarà responsabile di diffusi annuvolamenti e anche qualche debole piogga serale sulle aree costiere e il basso Veneto.

Nel weekend torneranno di nuovo condizioni ben soleggiate ma caratterizzate da un generale calo termico causa un flusso freddo dai Balcani. Sabato soffierranno infatti venti piuttosto sostenuti di Bora, a tratti anche forti lungo le zone costiere.

Ma il vero cambiamento del tempo è atteso tra San Valentino e martedì 15 febbraio quando è in vista il transito di una perturbazione nord-atlantica più estesa e organizzata, preceduta da correnti umide e instabili da sudovest. E' ancora prematuro scendere nei dettagli vista la distanza temporale ma appare probabile il ritorno di precipitazioni significative e diffuse a tutta la regione, nonché delle nevicate in montagna oltre 500-800 m di altitudine.

Si stimano accumuli oltre 1000-1200 m di altitudine intorno 10-30 cm. Intendiamoci, non sarà probabilmente una perturbazione intensa e in grado di risolvere da sola la situazione di deficit idrico in corso, ma sicuramente andrà a spezzare il lungo periodo di precipitazioni sostanzialmente assenti che si prolunga ormai dal 5 gennaio scorso.

Una vera manna dal cielo poiché l'assetto barico sullo scacchiere europeo non subirà grossi scossoni nelle settimane a seguire e appare probabile il ritorno a condizioni in prevalenza asciutte e anticicloniche.

L'emergenza siccità

Da quasi quattro mesi non piove e forti sono le preoccupazioni dei vertici del Consorzio di Bonifica Brenta. «Siamo di fronte a una situazione di siccità ormai conclamata – commenta il presidente Enzo Sonza - che comincia a divenire fortemente preoccupante sia in vista della ormai prossima stagione irrigua, sia per mantenere i flussi minimi nella capillare rete idraulica che irradia il territorio, senza i quali nascono problemi igienico-sanitari ed ambientali».
La criticità della situazione idrica è oggettiva, e si può riassumere ed evidenziare con alcuni dati stagionali significativi (prendendo come riferimento il 5 febbraio 2021 e il 5 febbraio 2022), di seguito riportati:

  • lo scorso anno la portata fluente del Brenta si attestava a 37.29 metri cubi al secondo, quest’anno a 9.49 (-27.8 mc/sec); il nostro fiume, infatti, è ridotto in questi giorni a un rigagnolo (vedasi foto);
  •  la quota del bacino del Corlo, principale invaso montano e indispensabile riserva idrica per il Consorzio, si attestava l’anno scorso a 262.27 metri sul mare, quest’anno la quota è pari a 253.52 (-8.75 metri);
  •  l’ultima pioggia significativa risale ai primi del mese di novembre 2021;
  • la piovosità accumulata tra il 1° gennaio e il 5 febbraio 2021 è stata pari a 46.2 millimetri, mentre quella dello stesso periodo di quest’anno è stata di 13.6 millimetri (-32.6 mm);
  •  la quota della falda rilevata a Cittadella nel 2021 era di 40.8 metri sul mare, mentre attualmente risulta essere di 39.48 metri (-1.32 metro);
  • la scorta di neve in quota è molto minore rispetto a quella presente nello stesso periodo del 2021.

Tutti i dati sopra riportati sono con il numero meno davanti, cioè raccontano di una tendenza in diminuzione, se non in forte diminuzione. «In questo momento dell’anno – prosegue Sonza - l’impatto della siccità per il Consorzio può anche essere tollerato, in quanto è il periodo in cui i canali vengono messi in asciutta per le manutenzioni periodiche, e quindi ci si troverebbe comunque in una situazione di riduzione idrica; ma non si può guardare solo all’immediato: fortissime sono le preoccupazioni per il prossimo futuro. Infatti, se le falde sotterranee e i bacini superficiali non verranno alimentati, come sta avvenendo, il rischio che l’acqua manchi purtroppo è del tutto evidente. E le conseguenze sono chiare».

Il Consorzio da tempo ha avvertito il rischio del cambiamento climatico e sottoposto all’attenzione la necessità – ormai evidente – di realizzare opere compensative per risparmiare l’acqua (impianti pluvirrigui) e tesaurizzarla (bacini di regolazione). «Anche in questa occasione, quindi, non ci resta che ripetere l’appello alle Autorità Superiori affinché raccolgano le nostre proposte e ne programmino la realizzazione con i fondi pubblici idonei allo scopo».

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