Pedemonte, profughi montano la protesta: sei espulsi, Prima Noi: "Rimpatrio immediato"

Avevano mostrato atteggiamenti aggressivi lamentando di essere lasciati al freddo, senza coperte e con l'acqua fredda. Ora sono stati raggiunti dal provvedimento che per loro significa l'uscita dal sistema di protezione

La struttura dove sono accolti i profughi

Sei ospiti della struttura delle suore francescane elisabettine di Padova, presente a Casotto di Pedemonte, sono stati raggiunti da un provvedimento di espulsione che per loro significa l'uscita dal sistema di protezione. I richiedenti asilo hanno protestato per il freddo, la mancanza di coperte e l’acqua fredda: motivazioni che sono parse semplici per la cooperativa “Casa servizi” che gestisce il centro di accoglienza.

I sei migranti raggiunti dal provvedimento avrebbero manifestato atteggiamenti aggressivi che avrebbero montato la protesta dei giorni scorsi pensando così di essere trasferiti in una struttura meno isolata. I carabinieri hanno verificato che la temperatura nella struttura fosse a 22 gradi e il riscaldamento acceso 14 ore al giorno.

Sulla questione si è espresso anche il comitato Prima Noi: "Pare che il Sindaco di Pedemonte fosse intenzionato ad ispezionare la struttura con la Polizia Locale - spiegano - ma che gli sia stato impedito da una circolare del Prefetto con la quale gli è stato comunicato che il sito rientra nell'interesse e nella gestione del Governo. Il che è paradossale dal momento che il Sindaco è il responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio".

"Se le indiscrezioni che abbiamo ricevuto troveranno riscontro - attacca Alex Cioni -  siamo di fronte all'ennesima prevaricazione di funzionari governativi che hanno scelto di mettere in secondo piano le esigenze dei cittadini italiani privilegiando le fastidiose proteste dei millantatori africani". 

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"I presunti provvedimenti di revoca - conclude Giuseppe De Marchi del direttivo di PrimaNoi - non risolvono i problemi derivanti da queste persone ma li acuiscono perchè vengono lasciati per strada. Questi vanno subito rimpatriati senza appello. Noi comunque siamo pronti a fare quanto di necessario per far capire ai turisti per caso di Casotto, che il tirare la corda troppo lungo non è vantaggioso, perché prima o poi si spezza".

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