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Uno scorcio della lottizzazione Cotorossi (foto Marco Milioni)

Uno scorcio della lottizzazione Cotorossi (foto Marco Milioni)

Affaire Cotorossi: proseguono le indagini per «disastro ambientale»

Il gip di Vicenza dice no all'archiviazione del secondo filone di inchiesta sulla cittadella giudiziaria di borgo Berga e ordina altri accertamenti. Plaude Legambiente che aveva depositato un esposto: favorevoli anche i comitati che parlano di decisione «clamorosa»

Con una decisione di non poco conto il gip berico Barbara Maria Trenti ha ordinato alla procura della repubblica di Vicenza di approfondire ulteriormente le indagini sul cosiddetto secondo filone dell'affaire Borgo Berga. Dopo una archiviazione nell'ambito del primo filone, che non aveva convinto i comitati della galassia ecologista i quali da anni sono impegnati in una serie di denunce che riguardano anche l'aspetto penale, urbanistico, idraulico ed economico, gli attivisti avevano presentato un secondo esposto che secondo l'allora procuratore Antonino Cappelleri non aveva molto margine per essere coltivato. Secondo il giudice per le indagini preliminalri però (giustappunto la dottoressa Trenti), senza ulteriori accertamenti non si può dare per scontato che in quel contesto non sussista un grave rischio per l'ambiente. Questo è quanto fa sapere Legambiente in una nota diramata oggi tre dicembre nel pomeriggio.

Legambiente Veneto e Legambiente Vicenza infatti fanno parte di quel raggruppamento tra associazioni e comitati che da anni critica senza sosta la realizzazione della cittadella giudiziaria di Borgo Berga nota anche come lottizzazione Cotorossi: un affare da decine di milioni di euro che dai primi anni Duemila è al centro di un durissimo contenzioso politico contornato da una guerra di carte bollate senza esclusioni di colpi. Guerra  che vede i comitati contrapporsi al Comune di Vicenza e al privato che ha lottizzato ossia la Sviluppo cotorossi spa.

«Legambiente - si legge ancora nella nota vergata dal presidente della sezione berica Adriano Vernau - diversi mesi orsono aveva depositato un esposto per disastro ambientale provocato dalla modifica dell'assetto idraulico nella realizzazione del grande intervento edilizio di Borgo Berga. Il procuratore capo della repubblica allora titolare del fascicolo, il dottore Cappelleri, aveva liquidato frettolosamente la contestazione ritenendo che se pure vi fosse stata la presenza di reati provocati dai responsabili dell'intervento edilizio di Sviluppo Cotorossi spa e da coloro che avrebbero dovuto sorvegliare sulla regolarità o meno dei progetti presentati, si sarebbe trattato di reati ormai prescritti».

Completamente di diverso avviso è il gip di Vicenza il quale, stando a Legambiente, ha affermato che in assenza dei dovuti approfondimenti «non è possibile escludere che sussista un gravissimo disastro ambientale, sanzionato dallarticolo 452 quater» del codice penale. Articolo che prevede pene «da cinque, a quindici anni di carcere».  Nella nota si ribadisce poi che fu proprio Legambiente a sollvere nello specifico la questione «memore di tre recenti esondazioni dei fiumi Retrone e Bacchiglione, avvenute nel 2010 e nel 2012, in concomitanza con la costruzione dei primi lotti di questo maxi intervento edilizio». David Zanforlini, avvocato di Legambiente, accoglie con favore la decisione del giudice e ai taccuini di Vicenzatoday.it spiega che ora l'associazione, «si riserva la possibilità di approfondire ulteriormente ogni aspetto della vicenda». Anche i comitati hanno salutato con favore la scelta del giudice e hanno parlato «di novità di non poco conto e per certi versi clamorosa».

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