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Cronaca

«Bare fiscali», sotto inchiesta fatture fasulle per 19 milioni

Un ramificato network criminale con base nel Vicentino attivo «per frodare il fisco è stato stroncato grazie ad un blitz della polizia e della guardia di finanza coordinate dalla procura berica»: maxi indagine fra arresti, armi e droga

Un gruppo criminale dedito ad operazioni fiscali sperticate aveva la sua centrale operativa nel Vicentino. I due soggetti chiave, marito e moglie risiedono nel Padovano: ma il grosso degli affari del sodalizio aveva luogo tra Bresciano e Milanese. Un sodalizio che è stato sgominato nell'ambito dell'operazione «Scambio posta» condotta dagli uomini della questura berica e da quelli della Guardia di Finanza di Vicenza a fronte di una indagine coordinata dal pubblico ministero Hans Roderich Blattner sotto la supervisione del procuratore capo Lino Giorgio Bruno. È stato quest'ultimo oggi 8 giugno durante un briefing interforze tenuto stamani al palazzo di giustizia della città palladiana a illustrare i dettagli dell'operazione.

IL VERTICE
All'incontro oltre a Bruno e Blattner hanno preso parte il questore di Vicenza Antonino Messineo nonché il capo della squadra mobile dottore Lorenzo Ortensi. Con loro c'era il comandante provinciale della GdF berica, il colonnello Crescenzo Sciaraffa e sempre per le fiamme gialle il comandante del nucleo della Tributaria, il tenente colonnello Giuseppe Rizzo. Tutti quanto hanno commentato positivamente il blitz con il quale stamani «alle primissime luci dell'alba» centocinquanta uomini tra poliziotti e finanzieri (impegnati nelle province di Padova, Vicenza, Brescia e Milano) hanno de facto chiuso il cerchio rispetto al grosso di una indagine nominata dagli inquirenti «Scambio posta» ma subito ribattezzata «bare fiscali» per l'utilizzo di società ad hoc sulle quali finivano i debiti con l'Erario nella speranza di evadere definitivamente il fisco a seguito di un giro di false fatturazioni «per 19 milioni di euro che aveva generato illeciti profitti per 2,5 milioni di euro».

BRUNO: «INTUIZIONE INVESTIGATIVA DELLA SQUADRA MOBILE»
Bruno durante il suo intervento (preceduto da una nota diramata dallo stesso procuratore), ha parlato di operazione «complessa ed articolata» che ha avuto inizio grazie ad una intuizione investigativa della squadra mobile vicentina la quale aveva puntato i suoi occhi su un trasferimento di denaro di 13mila euro che aveva interessato una delle menti del sodalizio ossia l'imprenditore Mirko Ghitti. Quest'ultimo assieme alla moglie Chiara Andrighetto, (entrambi residenti nel Padovano) viene considerato la mente del gruppo. Il quale da diversi mesi, anche stando alla ordinanza di convalida delle misure cautelari firmata dal Giudice per le indagini preliminari Matteo Mantovani, era dedito ad una serie di complesse attività illecite mirate a frodare il fisco mediante false fatturazioni e mediante l'omessa dichiarazione iva.

RETICOLO SOCIETARIO
Il reticolo societario preso di mira dagli inquirenti è finito nei radar di questi ultimi grazie ad una doppia azione degli investigatori. Su un versante s'è mossa la Polizia di Stato con metodologie più tradizionali come le intercettazioni e i pedinamenti: grazie a questi ultimi, raccontano Bruno, Messineo e Ortensi, è stato possibile addirittura documentare le cessioni brevi manu di contante necessario per la cosiddetta retro-dazione di quel denaro che al posto di finire nelle casse erariali veniva destinato ad illeciti arricchimenti. Alla Guardia di finanza, «anche grazie all'utilizzo di software per la sorveglianza investigativa attiva», nonché con le indagini di natura economica, che sono il cuore dell'expertise della Gdf, quest'ultima è stata in grado di risalire un po' alla volta al flusso del denaro che transitava presso uffici postali e istituti bancari. Flusso che in qualche modo era agevolato grazie alla condotta illecita del direttore di un ufficio postale dell'hinterland del capoluogo berico e di un funzionario di banca addetto nella filiale bassanese di un istituto di credito. Ai due viene contestato il fatto di non avere proceduto con la segnalazione obbligatoria per legge alle autorità anti-riciclaggio di movimentazioni sospette di danaro. Il bancario per di più, che farebbe uso di droga, dalla banda sarebbe stato ricompensato per i suoi servizi anche con cessione di narcotici.

L'IMPIANTO GIURIDICO «CONGEGNATO» DA BLATTNER
«Grazie allo scrupoloso impianto giuridico congegnato dal dottor Blattner - ha precisato Sciaraffa - noi della Guardia di finanza assieme ai colleghi della polizia abbiamo potuto procedere con efficacia nelle indagini». Indagini che hanno permesso alle forze dell'ordine agli arresti in carcere per nove soggetti. Due sono finiti ai domiciliari, mentre altri sei a vario titolo sono stati colpiti da un provvedimento di obbligo di dimora o di obblio di firma. Sul piano meramente contabile «il sequestro preventivo autorizzato dal Gip Mantovani finalizzato alla confisca per equivalente» ha interessato nove società «e ben tredici persone fisiche, per un importo complessivo pari ad 2.504mila euro».

«DUE SEMI-AUTOMATICHE E UN REVOLVER»
Ad ogni modo lo spessore criminale del sodalizio è stato in qualche modo confermato anche dal fatto che nella disponibilità della stessa sono stati ritrovati un revolver e due armi semiautomatiche. «Il che - rimarca Ortensi - è abbastanza inusuale per crimini come questi che vengono commessi da colletti bianchi». I reati contestati non riguardano quindi solo la sfera economica e la illecita detenzione di armi. I magistrati infatti contestano al sodalizio criminale la associazione a delinquere, il favoreggiamento, le minacce aggravate e la estorsione. Di quest'ultima sarebbe stato vittima uno dei componenti della banda che poi ha fattivamente collaborato con gli inquirenti.

SCIARAFFA: COLLETTI BIANCHI PER UN ORIZZONTE ILLECITO
Sciaraffa durante il suo intervento si è peraltro soffermato molto sulle figure dei colletti bianchi in particolare ossia dei professionisti: si tratta di due consulenti fiscali che «pur di fronte all'obbligo di legge di denunciare le operazione sospette» hanno invece agito da «professionisti del crimine» affiancando passo passo, attraverso le loro competenze di natura fiscale e contabile, il disegno criminale ordito dalla banda.

I NOMI
Oltre a Ghitti e alla Andrighetto coinvolti a vario titolo nell'inchiesta (lo schema dettagliato dei provvedimenti cautelari e delle società coinvolte lo ha fornito il procuratore Bruno in persona) ci sono Enrico Ghitti, Vincenzo Liuzza, Luigi Picinelli, Luca Lamberti, Alberto Andrighetto, Alessandro Bertocchi, Emanuele Canzonieri, Nicoletta Gallo, Mariangela Machina, Roberto Tenca, Giorgio Bertelli, Enzo Guidetti, Sergio Gallon, Angiolino Piceni e Massimiliano Di Pilato.

LE DITTE COINVOLTE
Il procuratore Bruno così ha diviso le società coinvolte in tre fasce. Nella prima ci sono le cosiddette cartiere intestate alle cosiddette teste di legno. Si tratta delle società Innovation srls, Lv interprise srl, Vince edilizia srl, Dg commerciale srls, Edil 2014 di Bertelli Giorgio, Ag trading srls e BolGi srl. Queste imprese avevano il compito di fatturare operazioni inesistenti.

In seconda fascia ci sono le società utilizzatrici finali che detraevano i costi fittiziamente creati dalle compagnie del primo gruppo. Chiaramente queste seconde sono quelle che più interessano i detective della Gdf. Si tratta per lo più di ditte ubicate nel Bresciano e nel Milanese. Tra i soggetti finiti nel mirino degli investigatori (e non è da escludersi che le indagini in questo senso proseguano in un ulteriore filone) ci sono la Tbs srl, la ReNoMa srl, la Fm trader srl, la New edil group srl, la Mr steel srl, la Tom srl e la Atr srls.

SARCOFAGI TERMINALI
In terza fascia poi ci sono quelle società dette «bare fiscali» sparpagliate un po' in tutto il Paese come la Ginova srls, la Emmesse recycle srl nonché la Mp srl. A queste ditte era stata affidata la funzione di sarcofagi terminali in cui scaricare il peso debitorio verso lo Stato accumulato dalle società di prima fascia e da quelle di seconda. Sulle ulteriori connessioni tra movimentazione illecita di capitali, sgravi fiscali indebiti e altri benefici illeciti di cui hanno goduto persone e imprese, gli investigatori sono ancora al lavoro e non solo nel Vicentino. Ma su questo versante permane il riserbo più assoluto. Tra i pochi spunti trapelati ce n'è uno fornito dal pubblico ministero Blattner che ha parlato «di accertamenti in corso» per dimostrare che il sodalizio criminale abbia beneficiato anche dei fondi messi a disposizione dallo Stato per il superamento della emergenza da Covid-19.

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