Pfas, conferenza medici Isde: tanti ancora i dubbi e le preoccupazioni delle Mamme

"Siamo proprio sicuri che gli alimenti non siano veicolo di pfas?", è questo uno degli interrogativi che permane al gruppo dei genitori che da anni lotta per avere acqua pulita, dopo l'incontro svoltosi giovedì alla Camera dei deputati

La conferenza stampa che ha presentato la Position Paper dei medici ISDE sui PFAS, esposta dal dottor Cordiano, ha portato alla luce molti punti preoccupanti secondo le Mamme No Pfas. "La comunità politica a livello europeo ha preso coscienza dell’estrema pericolosità di queste sostanze per la salute umana e per l’ambiente - sottilineano le Mamme No Pfas - e questo ci porta a chiedere ancora una volta con grande forza limiti zero per tutta la categoria dei perfluoroalchilici, e in tempi brevi per limitare i danni"

"Diamo merito alla Regione Veneto che si è attivata, a livello regionale, per mettere dei limiti a queste sostanze per la matrice acqua - continuano - Tuttavia sarebbe opportuno aumentare la tutela dei cittadini ampliando la gamma di sostanze analizzate (negli stati Uniti monitorano 24 Pfas, il doppio rispetto alle nostre), effettuando una mappatura dei pozzi privati e monitorando non solo la matrice acqua ma anche il suolo e l’aria".

"A livello sanitario la Regione Veneto ha approntato un piano di sorveglianza, con lo scopo di monitorare, più volte negli anni, i valori ematici della popolazione, incrociandoli con gli stili di vita - spiegano -  Le analisi sono partite nel 2017 e si prevedeva di richiamare le persone a rifare l’esame a distanza di due anni: a noi risulta che i primi ragazzi invitati allo screening debbano ancora ricevere la seconda chiamata. La fascia di popolazione interessata dallo screening si è ampliata negli anni senza che ci sia stato in parallello un potenziamento del personale sanitario addetto al settore Pfas, con la conseguenza che i tempi per la conclusione della prima fase si stanno allungando molto. Lo screening rileva le alterazioni del sangue e prendendo in carico i pazienti, li passa al secondo livello, ma non è uno studio epidemiologico serio, atto a cercare il "nesso causa effetto", come era previsto nel DGR.661 del 2016 che ad oggi non risulta essere mai attuato".

"Sempre a tutela della salute sarebbe importante che la georeferenziazione degli alimenti riferita a tutti i 12 Pfas analizzati fosse resa pubblica, visto che si afferma che non ci sono evidenze particolari", sottolineano ponendo l'accendo su come rimangono ancora molti interrogativi sul caso "Siamo proprio sicuri che gli alimenti non siano veicolo di pfas? Non sono forse anche loro elementi formati in gran parte d’acqua? E se quest’ultima è inquinata come può essere che loro ne siano esenti? E se il terrreno dove crescono fosse contaminato, gli inquinanti sono assorbiti dalla pianta?"

E ancora: "Nella nostra zona: è vietata la pesca; sono stati stanziati ben 300 milioni di euro perchè i consorzi di bonifica progettino e realizzino canali che portino acqua priva di Pfas per le colture; gli allevamenti di animali hanno l’obbligo di abbeverare con acqua filtrata o di acquedotto. Perché sono stati attuati questi provvedimenti? Siamo proprio certi che il problema negli alimenti, a quanto ci dice la Regione Veneto, non esista?"

"Noi Mamme siamo ancora preoccupate - concludono - perche i Pfas sono bioaccumulabili e quindi anche le piccole quantità entrano nel nostro corpo ma difficilmente escono, con la conseguenza che vanno ad interferire con il funzionamento degli organi. Putroppo le sostanze perfluoroalchiliche sono presenti in moltissimi oggetti e prodotti che ci circondano (contenitori, prodotti di pulizia, cosmetici, …) e anche negli alimenti. Con questa consapevolezza è difficile fare la spesa cercando di tutelare la salute della Famiglia".

Intanto dalla Regione arrivano alcune precisazioni dopo l'incontro alla Camera dei deputati. "E’ destituita di ogni fondamento l’accusa di non aver raccolto e messo a disposizione dati scientifici. L’allargamento dello screening sulle persone alla cosiddetta area arancione è in fase di valutazione. Nell’area rossa, le persone già invitate allo screening (che è esclusivamente su base volontaria) sono 72.100; le visite effettuate sono 42.400. La Regione Veneto sta attuando il più grande screening locale mai effettuato in Italia".

E ancora: "La Regione del Veneto è perfettamente a conoscenza del lavoro del professor Foresta sulla specifica tematica del cancro al testicolo e su altre tematiche, essendo la Regione stessa ad averglielo commissionato. In materia di esiti materni e neonatali, è peraltro della Regione Veneto l’Aggiornamento dello studio specifico a cura del Registro Nascite – Coordinamento Malattie Rare, coordinato dalla professoressa Paola Facchin. La Regione Veneto, unica in Italia e in attesa che lo faccia il Governo, ha fissato da ottobre 2017 il limite Zero Pfas nelle acque potabili. I filtri operativi sugli acquedotti sono di ultimissima generazione e per questo motivo hanno una maggiore durata e sono in grado di intercettare anche i cosiddetti “nuovi Pfas”".

"Solo in Veneto - precisano - sono progettati o già in corso lavori per opere acquedottistiche pari a un valore di 56,8 milioni e solo il Veneto ha chiesto con forza e ottenuto dal Governo la nomina di un commissario straordinario nella persona del Dr. Nicola dell’Acqua. Nessuna inerzia è quindi ascrivibile alla Regione Veneto. Stupisce peraltro il fatto che l’Isde faccia oggetto dei suoi allarmi il solo Veneto, stante che, fin dallo studio iniziale del 2013, è emerso che nella questione è coinvolta buona parte del territorio italiano e che analisi scientifiche effettuate hanno portato a svelare che nelle acque del fiume Po (notoriamente non solo veneto) esistono quantità di Pfas di nuova generazione (C6O4) quasi 2.000 (duemila) volte superiori che sotto l’Azienda Miteni. Gli esiti sono stati immediatamente messi a disposizione della magistratura competente e delle Regioni interessate".

E infine: "Non corrisponde al vero che la Regione abbia trascurato le “mamme no Pfas”. Loro delegazioni sono state ripetutamente incontrate, ad esempio il 3 aprile 2019 dagli Assessori Bottacin e Lanzarin; in precedenza, incontri erano stati effettuati dall’allora Assessore alla Sanità Luca Coletto e da tecnici della sanità e della prevenzione. L’Assessore Bottacin ha addirittura partecipato attivamente a un Tavolo con le mamme tenutosi al Ministero dell’Ambiente il 6 febbraio 2018. Le interlocuzioni con le mamme no Pfas da parte della Regione sono comunque, e saranno, numerose e improntate alla massima trasparenza".

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