Spv, il Covepa: «Altro che pedaggi. Opera in ritardo per un ponte sbagliato»

L’associazione ambientalista ha puntato l’indice durante un sopralluogo: è polemica sul cantiere di Mason

AUTORE DELLA FOTO Marco Milioni

La Regione Veneto è stata costretta ad intimare l’alt al cantiere della Pedemontana a Mason, un piccolo comune del vicentino tra Bassano e Thiene, nel punto in cui la superstrada dovrebbe scavalcare il torrente Laverda. Il che lo si evince proprio dal Bollettino 111 della Regione Veneto del 6 novembre 2018 e 122 dell’11 dicembre 2018.

L’accusa viene dal Covepa, l’associazione che da anni si batte contro la Pedemontana, meglio nota come Spv. Un’accusa giunta giustappunto ieri pomeriggio durante un sopralluogo proprio sul cantiere di Mason durante il quale gli attivisti hanno raccolto abbondante materiale fotografico «che consegneremo all’autorità giudiziaria» spiega il portavoce del Covepa, l’architetto Massimo Follesa, il quale recentemente si era reso protagonista di un altro scontro al calor bianco con la Regione in relazione alla annosa vicenda dell’asserito abuso edilizio del centro direzionale Spv di Bassano.

VIDEO INTERVISTA A MASSIMO FOLLESA

«Recentemente - ha spiegato il portavoce - abbiamo assistito ad una manfrina ridicola tra i vertici della struttura commissariale regionale che sovrintende alla realizzazione della supestrada tra Montecchio nel Vicentino e Spresiano nel Trevigiano. Una manfrina in cui in modo puerile si è cercato di dare la colpa della mancata autorizzazione ad un bisticcio tra il concessionario dell’opera e l’associazione dei gestori autostradali, l’Aiscat, per una questione di insufficiente coordinamento tra la piattaforme di pagamento. Una inefficienza che la Regione, venuta in soccorso al concessionario Sis-Spv, ha imputato ad Aiscat. Il tutto mentre è la stessa Regione assieme ad una delle sue agenzie, ovvero il Genio civile, ad intimare al privato di non costruire quel ponte appoggiandosi direttamente sulle sponde del Laverda. Una scelta che potrebbe essere foriera di rischi vista la delicatezza idrogeologica del luogo».

Follesa ha paventato possibili illeciti tanto da chiamare in causa la magistratura per la quale è pronto un esposto che sarà corroborato anche col materiale fotografico raccolto ieri. L’architetto punta quindi l’indice anche contro il governatore veneto Luca Zaia, uno dei leghisti più in vista nel Paese:

«Ha glorificato sé stesso quando è stato inaugurato il maxi ponte sull’Astico vicino a Breganze ed ora lorsignori della Spv si sono arenati per chissà quale diavolo di motivo davanti ad un ponticello che un altro po’ si sarebbe potuto costruire con i Lego. È davvero un encomiabile esempio di venetica efficienza: anzi di efficienza venetico-campana visto che il concessionario che realizza la strada è salernitano».

Poi un’altra battuta:

«Vorrei capire come mai l’ingegnere Elisabetta Pellegrini, la responsabile tecnica della struttura commissariale della Regione in tema di Spv, quando con i giornalisti fece il punto della situazione, omise, se non si fa eccezione per un pudicissimo riferimento ad alcune conferenze di servizi finalizzate all’adeguamento alle prescrizioni dettate nei decreti di approvazione dei progetti esecutivi». In questo frangente Follesa cita letteralmente il dispaccio che palazzo Balbi diramò il 23 novembre. L’attivista del Covepa poi aggiunge: «Come mai Pellegrini non descrisse la situazione così com’era? Mancanza di coraggio o ordini superiori? Lorsignori siano meno pavidi e spieghino che i ritardi sono dovuti anche ad un ponte sbagliato, altro che la manfrina con Aiscat».

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