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È morto Stefano Gheller: "Nessuna procedura per il suicidio assistito", precisa l'Ulss

Capofila della legge sul fine vita in Veneto, il 50enne di Cassola, è spirato nel pomeriggio di giovedì 22 febbraio

Stefano Gheller, 50enne di Cassola, malato di distrofia muscolare, è morto nel pomeriggio di giovedì 22 febbraio. Dopo una lunga battaglia sul fine vita: "il paziente è deceduto in seguito a complicanze sopraggiunte alla patologia che ne aveva determinato il ricovero - precisa in una nota l'Ulss 7 Pedemontana - È stato assistito da diversi specialisti, tra cui l’equipe di Cure Palliative, che già aveva in carico il paziente e che si è adoperata per ridurre la sua condizione di sofferenza".

Stefano voleva semplicemente decidere della sua vita quando la sofferenza sarebbe stata troppo eccessiva. Ma questa possibilità gli è stata negata con la bocciatura del Consiglio regionale Veneto sul Fine vita dello scorso gennaio.

"La direzione dell’Ulss 7 Pedemontana, a nome di tutta l’Azienda socio-sanitaria, esprime ai familiari di Stefano Gheller le più sentite condoglianze - precisano nella nota - l’Azienda si era attivata per garantire al sig. Gheller il diritto costituzionale per il quale si era battuto, anche a nome di altri malati nelle sue condizioni. Anche se tale situazione non si è infine concretizzata, in tutte le figure professioni dell’Azienda che si sono confrontate con lui lungo il percorso di autorizzazione e durante le ripetute fasi di assistenza medica rimane il ricordo della sua chiarezza di pensiero, determinazione e grande dignità umana".

Il ricordo del governatore Luca Zaia

"La notizia della scomparsa mi ha lasciato sgomento", questo il commento del governatore Luca Zaia, alla notizia della morte di Stefano Gheller. "Abbiamo sperato fino all'ultimo che Stefano potesse veder migliorare le proprie condizioni fisiche - ha aggiunto il presidente regionale - Ho seguito quotidianamente l'evoluzione della sua malattia, tramite il direttore generale Bramezza e la direzione dell'ospedale di Bassano. Sapevo che le condizioni erano critiche ma l'epilogo è stato davvero repentino. Se ne va un'icona dei diritti civili, e delle battaglie per i diritti civili. Ho conosciuto Stefano  dopo la famosa domanda per il suicidio assistito, che volle presentare e che ottenne dopo l'iter amministrativo portato avanti. Ma ricordiamoci che Stefano aveva anche già sottoscritto le sue DAT, le disposizioni anticipate di trattamento, quindi il suo testamento biologico. Una volontà che è stata rispettata in questa fase ultima della sua vita".

"Stefano - prosegue Zaia - ci ha lasciati fisicamente, ma non se ne va, non solo come ricordo ma anche per le azioni che ha voluto portare avanti col suo impegno. Debbo dire che è stato sempre un grande sostenitore delle libertà. È stato una persona che ha amato la vita. Ricordo quando nel nostro primo incontro mi ha parlato di investire risorse per creare in Veneto le spiagge per disabili gravi. Ed anche quando gli ho dato una mano per cambiare l'auto con la quale amava muoversi, in una costante ricerca di conoscenza e libertà. Stefano era un ragazzo intelligentissimo, che io non dimenticherò mai. Esprimo a tutti i familgliari e amici le più sentite condoglianze, in particolar modo alla sorella Cristina che viveva con lui".

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