rotate-mobile
Venerdì, 24 Maggio 2024
Attualità

Il caso Fioretto deflagra in Veneto

Mentre il sindacato regionale dei giornalisti punta l'indice sul fermo «inopinatamente» patito dal collega de il Mattino, nei corridoi della Questura di Vicenza arrivano le indiscrezioni di una lavata di capo che il prefetto della città del Santo avrebbe indirizzato al dottor Odorisio: già capo della Squadra mobile berica

Prima la troupe della Rai bloccata fuori dal Comune di Venezia su input della stessa amministrazione perché non fosse filmata una scena potenzialmente imbarazzante per il sindaco lagunare Luigi Brugnaro, poi il giornalista de Il Mattino di Padova Edorardo Fioretto, «inopinatamente» tratto in stato di fermo negli uffici della Questura di Padova, mentre documentava una azione dimostrativa organizzata dagli eco-attivisti di Ultima generazione proprio nella città del Santo. In questo contesto non più tardi ieri 14 aprile il sindacato dei giornalisti del Veneto ha diramato una nota al vetriolo in cui si chiede addirittura un incontro col ministro degli Interni Matteo Piantedosi.

I BOATOS: SITUAZIONE «INCANDESCENTE»
Ora la situazione si fa «incandescente» (quste le voci che circolano al Viminale) per il questore di Padova Marco Odorisio. Di più, dalla Questura di Vicenza (in foto), dove tra la metà degli anni '90 e i primissimi anni Duemila Odorisio è stato «un apprezzatissimo» dirigente della Squadra mobile, sono arrivati parecchi boatos, di rimbalzo o meno, «della situazione di tensione» che si sarebbe registrata proprio negli uffici della questura patavina. Pochi giorni fa infatti si è festeggiato il 172esimo della Polizia di Stato.

LA «FIGURA DI MERDA» DOPO LA FESTA DELLA POLIZIA
A Roma il Leitmotiv di una celebrazione in pompa magna è stata la necessità di difendere a 360 gradi la libertà di espressione dei cittadini. Il funzionario di Polizia, recita la nota ufficiale che ha accompagnato le celebrazioni, è il «simbolo della esclusiva missione del funzionario di pubblica sicurezza, chiamato a garantire la salvaguardia delle istituzioni democratiche e il sereno e ordinato svolgimento della convivenza civile per l’esercizio delle libertà costituzionali e dei diritti dei cittadini».

Pochi giorni dopo è arrivato il «patatrac» di Padova («una figura di merda per un casino almeno del nono livello» avrebbero borbottato diversi poliziotti in servizio in piazzetta Palatucci facendo il verso ai libri gialli di Antonio Manzini che vedono protagonista il vicequestore Rocco Schiavone): «patatrac» rispetto al quale proprio il sindacato sta valutando pure una serie di esposti, anche alla magistratura. Di più, proprio dai boatos giunti sino a Vicenza si parla «di una telefonata di fuoco, con tanto di richiesta di chiarimenti», che il prefetto di Padova Francesco Messina, che ha un passato in polizia di altissimo livello, avrebbe indirizzato giustappunto al questore.

LE VOCI SUL «CAZZIATONE»
«Un cazziatone in pieno stile poliziesco» che potrebbe mettere, quanto meno per come se la immaginava fino a pochi giorni fa l'ex dirigente della squadra mobile vicentina, in cattiva luce proprio la carriera di Odorisio: visto che episodi del genere, soprattutto quando la stampa martella a tutto spiano, finiscono inevitabilmente nei dossier personali dei dirigenti. Ad ogni modo quali sono i motivi che davvero hanno portato al fermo di Fioretto? Questi ultimi sono rispettosi o meno della norma? Sono stati presi provvedimenti nei confronti di chi eventualmente ha agito per errore o dolosamente? E sono vere le indiscrezioni che giungono dalla questura berica della ramanzina che «Checco» Messina avrebbe indirizzato «al collega»?

Chi scrive ha interpellato direttamente sia il questore patavino sia il prefetto della Città del Santo per conoscere il punto di vista di ciascuno. Dai due però, almeno per il momento, non è giunto alcun commento. Peraltro il dottor Odorisio in queste ore (come racconta Ivan Grozny Compasso su Padovaoggi.it) deve affrontare un'altra rogna strettamente connessa alla vicenda. Il fermo del giornalista Fioretto infatti sarebbe avvenuto a margine di una mostra durante la quale, secondo la Questura, era prevista una azione dimostrativa «con esisti potenzialmente negativi» organizzata dagli eco-attivisti «di Ultima generazione». Tra coloro che sarebbero stati fermati senza motivo, oltre al cronista de Il Mattino, ci sarebbe stato anche un giovane utente  completamente estraneo alla protesta: che era lì solo per vistare la mostra padovana dedicata «a Monet e a Matisse».

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il caso Fioretto deflagra in Veneto

VicenzaToday è in caricamento