menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Cambio colore regioni: cosa succede alle ordinanze dopo la crisi di governo

Cosa accade adesso ai decreti per la gestione dell'emergenza, alle ordinanze sui colori delle regioni e allo stato di emergenza dopo le dimissioni di Giuseppe Conte? Quali sono le conseguenze dirette e indirette, facciamo chiarezza

Ci avviamo alla fine di gennaio: quello che secondo epidemiologi ed esperti di rango variabile sarebbbe potuto essere il mese peggiore, quello della terza ondata, si appresa a concludersi con dati leggermente incoraggianti. Il numero delle vittime Covid resta altissimo, ma la curva del contagio flette. E' ancora lunga, e il sistema a colori (regioni in zona rossa, arancione e gialla) ci accompagnerà ancora a lungo.  Sono 14 oggi le regioni arancioni, 5 regioni gialle e solo 2 le aree nella fascia di rischio più elevata, quella rossa. Vari territori puntano da domenica o al più tardi lunedì alla zona gialla.  Venerdì se ne saprà di più. Il prossimo monitoraggio Iss è atteso infatti venerdì 29 gennaio, e sarà basato su dati della settimana dal 18 al 24 gennaio. Con un aggiornamento fino al 27 gennaio. Poi sabato 30 gennaio potrebbero arrivare le ordinanze del ministero della Salute, eventualmente in vigore già da 24 ore dopo, domenica 31 gennaio o lunedì 1 febbraio. Quello che accadrà dal weekend in avanti non lo sa nessuno. Ottimismo in Veneto, con Luca Zaia che da giorni dice ai quattro venti che ka "sua" regione merita il giallo quanto prima, e i numeri gli danno ragione: contagi e pressione sugli ospedali in calo netto. Ma non ci sono solo i dati, i freddi dati. C'è di mezzo anche la politica, con interlocuzioni tra Regioni e ministero della Salute che avvengono sia per vie istituzionali sia tramite social. In più c'è la crisi di Governo. Cosa cambierà? 

Cambio colore regioni: cosa succede alle ordinanze dopo la crisi di governo

Di fatto il premier può firmare i Dpcm e il ministro della salute Roberto Speranza può firmare i decreti che istituiscono le zone gialle, arancioni o rosse. Sintesi: nella gestione dell'emergenza sanitaria, nel sistema a colori delle regioni e in ottica Dpcm e ordinanze, la crisi di governo che ha investito Palazzo Chigi non impatta. Al momento in Italia ci sono 14 regioni arancioni, 5 regioni gialle e solo 2 nella fascia di rischio più elevata, quella rossa. Molti territori puntano tra poco più di 72 ore a un cambio di colore, quindi già alla fine di gennaio. Venerdì se ne saprà di più. Il prossimo monitoraggio è atteso infatti venerdì 29 gennaio, e sarà basato su dati della settimana dal 18 al 24 gennaio. Con un aggiornamento fino al 27 gennaio. Poi sabato 30 gennaio potrebbero arrivare le ordinanze del ministero della Salute, eventualmente in vigore già da 24 ore dopo, domenica 31 gennaio 2021. Quello che accadrà dal weekend in avanti non lo sa nessuno.

Dpcm: che cosa cambia dopo le dimissioni di Connte

Giuseppe Conte ha tutti gli strumenti per firmare eventuali provvedimenti normativi anche dopo il Dpcm di metà gennaio in questa fase di stallo politico. Viene garantita dalla costituzione stessa la possibilità di "svolgere l’ordinaria amministrazione" anche a un governo dimissionario. "Possiamo stare tranquilli", ha detto qualche giorno fa a Repubblica Beniamino Caravita, il vicepresidente dei costituzionalisti italiani. L'esecutivo è legittimato ad adottare provvedimenti urgenti anche dopo le dimissioni di Conte e dei ministri. "Nell’ordinaria amministrazione, davanti a un’emergenza, non può non rientrare ciò che serve al Paese. Inimmaginabile un vuoto di potere". D'altra parte è tutto chiarissimo nell'articolo 77 della Carta, dove si specifica la facoltà di "un governo dimissionario di emanare decreti legge.

L'articolo 77 recita: "Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni. I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti".

Un governo dimissionario con un presidente del Consiglio dai poteri fortemente limitati può - anzi deve -  gestire quindi la crisi sanitaria. L’articolo 77 della Costituzione spazza via qualsiasi dubbio: consente a un governo dimissionario di emanare decreti leggi e chiama le Camere già sciolte a riunirsi entro 5 giorni per approvarlo. "Anche se Conte dovesse dimettersi potrebbe firmare i Dpcm e il ministro Speranza i decreti che istituiscono le zone gialle, arancioni o rosse" spiegava Caravita. Lo scenario si è materializzato.

Stato d'emergenza "senza governo": come stanno le cose

Lo Stato d'emergenza è stato prorogato, e non hanno alcuna credibilità alcuni post che circolano con insistenza in queste ore sui social network secondo cui "lo stato di emergenza applicato in maniera impropria a tutta l’Italia e non per calamità naturali è terminato il 25 gennaio" e in cui i cittadini vengono descritti come "sottomessi ed imbavagliati" , e si straparla di "colpo di stato". A metà gennaio il Consiglio dei Ministri ha comunicato che, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, "vista la nota del Ministro della salute e il parere del Comitato tecnico scientifico, ha deliberato la proroga, fino al 30 aprile 2021, dello stato d’emergenza dichiarato in conseguenza della dichiarazione di 'emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale' da parte della Organizzazione mondiale della sanità (OMS)".

Cosa prevede lo stato di emergenza e cosa cambia per i cittadini? Secondo le norme è possibile prorogare l’emergenza fino al 31 luglio 2021, senza un limite di proroghe, ma in realtà l'ultima scadenza può essere ulteriormente prolungata, come già avvenuto per alcuni casi come quelli delle emergenze legate al sisma del Centro Italia o al terremoto dell’Emilia (in tal caso cambia l'iter, con la proroga che necessita di un apposito decreto che deve essere approvato anche dal Parlamento). Con lo stato d'emergenza vengono attribuiti poteri straordinari al governo e alla Protezione civile, tra cui la possibilità di operare in deroga alle disposizioni di legge vigenti. Il provvedimento permette inoltre di effettuare alcuni interventi speciali con ordinanze in deroga alle disposizioni di legge (sempre però nel rispetto dei limiti costituzionali), tra i quali rientrano i Dpcm e le ordinanze ministeriali a cui il governo ha fatto ampiamente ricorso in questi mesi di emergenza coronavirus. Non è tutto. La proroga al 30 aprile 2021, consentita dal codice della Protezione civile, servirà a garantire una maggiore rapidità di esecuzione in caso di necessità, ma anche a garantire continuità all’azione del commissario straordinario Domenico Arcuri.

Fonte today.it

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Alimentazione

La pasta in bianco fa ingrassare? Scopri la verità

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

VicenzaToday è in caricamento