Campo Marzo: da cimitero a bivacco?

"Il podestà deve aver cura di far mantenere gli alberi e le entrate e restaurare il muro in modo che alcun lupo non possa entrarvi" quindi non si fa coperta in Campo Marzo, lo spiega chiaro questo estratto da un editto imposto durante la Repubblica di Venezia. Non vorrete dirmi che sono sempre più bravi quelli che ci precedono?

panoramica campo marzo

Si sono ipotizzati diversi significati all’etimo "Marzo" ed ognuno di essi ha una sua dignità.

Partiamo dall’antico nome “Wisega”, di cui la radice tedesca “Wiese” ha il significato di “prato” e tutto ci fa credere che possa essere una corretta associazione, in fondo campo marzo era un’estensione di terreni, quindi una Wisega, ma è solo l’inizio.

Marzo potrebbe derivare da Marte, scomodando l’Impero Romano. Scopriamo in effetti che il luogo in cui i soldati eseguivano le esercitazioni militari si chiamasse marte, forse si era ipotizzato che un giorno questo grande parco sarebbe stato il luogo ideale per allenare i militari di chissà quale tempo. Da marte a marzo il passo è breve, ma ancora poco convincente.

Si scopre piuttosto che Marcidus, locuzione latina che significa marcio, possa essere la soluzione più pertinente. Nel dialetto vicentino marcio si traduce in “marso”, nulla di più assonante in effetti.  E'  probabile che nell'aver tradotto la parola marso, in italiano, si sia inciampati sulle consonanti. Ecco che marso diventa marzo e meno male diciamo noi, sarebbe stato sconveniente averlo chiamato “campo marcio”, anche se l’adeguamento all’area era del tutto attinente. La zona di fatto era una superficie umida e paludosa, attraversata da fosse e scoli, con larghi tratti ristagnanti. Provate ad immaginare il puzzo e il marcio che “ribolliva” nelle calde estati di quella Vicenza passata!

Uso e abuso di campo marzo nei secoli. Forse non tutti sanno che Campo Marzo, precedente all’età romana, era un grande cimitero. Quest’area, così ampia, era considerata perfetta per la tumulazione delle salme, ne sono la prova le urne cinerarie e idoli di bronzo trovati durante gli scavi effettuati nel 600.

Intorno all’anno 1000 la zona  contava 80 campi circondati da muri, fosse e dal fiume Retrone, viene adibita  ad area per il pascolo degli animali che lasciano il posto, due secoli dopo, ai patiboli per giustiziare pubblicamente i delinquenti. Ma non è finita qui.

Quando la città era minacciata e in pericolo, Campo Marzo ne era la salvezza. Di fatto veniva tutto allagato permettendo agli abitanti di Vicenza di sentirsi più sicuri dentro le mura, e avendo più tempo per preparare un attacco di difesa.

Campo Marzo nel medioevo era luogo di grandi mercati. Pensate a quanti  carretti  provenivano dai paesi vicini pieni di merci da vendere, lane, ortaggi, frutta e manufatti artigianali. La più importante di queste fiere avveniva nei giorni di San Felice, il 14 agosto, e di San Gallo, il 16 ottobre. Utilizzando la via fluviale i prodotti acquistati raggiungevano le vicine Padova e Venezia su delle piccole imbarcazioni. Vicenza era come un piccola isola circondata dal fiume Retrone, navigabile e via importantissima di scambi commerciali.

Nei secoli successivi Campo Marzo vive in modo ciclico le vite appena descritte. Ritorna territorio per il pascolo, cimitero durante la peste, luogo di mercato e poi area per le esercitazioni militari, un gatto che si mangia la coda insomma, una successione continua e perpetua a seconda dei secoli.

Ed oggi cos’è Campo Marzo?

Se potesse parlare griderebbe le parole “tolleranza zero” o perlomeno  sarebbe indignato dal degrado in cui versa. Qui si trova la roba, bivaccano gli extracomunitari e la sera è luogo perfetto per farsi. Le bande si sono spartite l’area con il rischio che questo controllo illegale sfoci in violenze per la supremazia del territorio, pericolo allarmante, affermano molti cittadini che chiedono giustizia. Non dimentichiamo che stiamo parlando di un’area pubblica altrimenti adibita a passeggiate e momenti di ristoro per i vicentini. L’amministrazione comunale sta facendo di tutto per salvare questo polmone verde della città, la parola d’ordine è viverlo o meglio farlo vivere con eventi e manifestazioni cittadine.

Una conquista metro dopo metro, neanche stessimo giocando a Risiko, si avanza e si retrocede a suon di lanci ed attese. Tuttavia gli eventi organizzati hanno il loro ritorno e i cittadini, desiderosi di riconquistare gli spazi occupati, partecipano numerosi e si fanno sentire.

Siccome abbiamo visto che la storia insegna, per concludere, facciamo un piccolo tuffo nel passato e torniamo al Campo Marzo della Repubblica di Venezia, quando si governava con disciplina e fermezza.

Leggete un po’ il regolamento che vigeva su quest’area, siamo nel 1604. Voi che cosa ne pensate?

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« Il podestà deve aver cura di far mantenere gli alberi e le entrate e restaurare il muro in modo che alcun lupo non possa entrarvi. Che qualunque volesse fare coperta in Campo Marzo per tenere osteria dei giochi dei mercati, deve farli con ordine nei luoghi, come anticamente si soleva, e finita la fiera, o mercato, levarli. Che li danari, che pervenissero in comune delle pene, o condanne, o rendite di Campo Marzo, siano dispensati alla costruzione del muro di esso. Che la Porta vecchia di Campo Marzo sia aperta e il portenaro debba custodirla. Che entro i confini di campo marzo non sia permesso pigliare alcuna muda o gabella agli uomini di Vicenza o del distretto. Che niuno possa havere sedili né banche e se qualcuno ne havesse siino levate. Che se alcuno ivi rubasse alcun animale, debba rendere il doppio al padrone, e sii castigato ad arbitrio del podestà e secondo la qualità dell'eccesso. Che si è qualcuno ivi uccidesse o ferisse alcun cavallo o altra bestia, restituisca il doppio del danno dato o, se per povertà ciò far non potesse, gli sii tagliata una mano e, fuggendo, sii perpetuamente bandito. Che il podestà infine faccia scavare la fossa grande, che circonda Campo Marzo, ed estirpare le erbe cattive ed offensive. »

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