Processo BPVI, i truffati: «Vogliamo giustizia e risarcimenti»

Oggi il processo per il crac dell’ex popolare berica entra nel vivo. Ma al di là della vicenda giudiziaria i risparmiatori chiedono al governo più risorse per i ristori

Un momento della protesta «dei risparmiatori azzerati» davanti al tribunale di Vicenza (foto Marco Milioni)

Terminata la fase delle udienze filtro il processo per il rovescio della BpVi stamani è entrato nel vivo con quella che si può definire la prima vera puntata del dibattimento che vede come principale imputato l’ex presidente dell’istituto di via Framarin Gianni Zonin.

La cronaca della mattinata a Borgo Berga

Quando alle 8,45 i cancelli del palazzo di giustizia di Vicenza si sono aperti una fiumana di avvocati in rappresentanza delle centinaia di parti civili ha cominciato a prendere la via del piano seminterrato di borgo Berga in cui le tre aule penali principali sono state collegate in videoconferenza. Formalmente il processo, che è cominciato senza intoppi un po’ dopo le dieci ha visto il dispiegamento di imponente servizio di sicurezza garantito da polizia, carabinieri e vigilanza privata e coordinato sul posto dal presidente del tribunale in persona Alberto Rizzo.

Davanti all’ingresso più di trecento persone hanno manifestato animatamente contro Zonin, il cui nome è stato più volte fischiato, chiedendo ai magistrati di fare giustizia. In realtà l’udienza in calendario oggi non presentava spunti di interesse particolare soprattutto alla luce del fatto che si è risolta in un lungo appello delle parti civili. Per vero questa mattina i due pubblici ministeri (Gianni Pipeschi e Luigi Salvadori) che vestiranno i panni di quella che in gergo giornalistico si chiama pubblica accusa si sono presentati in aula ben prima che la seduta avesse inizio: sotto il braccio una parte del fascicolo monstre (che ha all’attivo un totale di oltre un milione di pagine) il quale i due magistrati hanno compulsato prima di indossare la toga.

«UNA VITTORIA ESSERE QUI»

Tuttavia le novità più importanti oggi sono giunte fuori dall’aula. Davanti all’entrata del tribunale le associazioni a difesa dei risparmiatori hanno fatto sentire la loro voce. Tra i primi c’è stato Luigi Ugone («Noi che credevamo nella banca popolare») il quale a più riprese ha spiegato che si aspetta che il governo mantenga fede alle sue promesse in tema di fondi pensati per il ristoro «dei soci azzerati» ma soprattutto si impegni a rimuovere dal testo di legge allo studio delle Camere il codicillo che attualmente impedirebbe a coloro che accederanno ad un eventuale fondo governativo di ristoro di chiamare in giudizio gli eventuali corresponsabili dei crac che hanno colpito la Popolare di Vicenza nonché Veneto Banca, l’altro ex istituto veneto colpito da un colossale crac.

«Ci avevano fatto capire che la cupola che aleggiava sopra i destini della Popolare di Vicenza ci avrebbe impedito di giungere alla fase dibattimentale del processo - ha detto ancora Ugone – invece con orgoglio possiamo dire che siamo qui». Sulla stessa linea si trova Luca Canale, un altro dei volti storici della protesta, il quale in mattinata ha spiegato il suo punto di vista: «Sappiamo bene che da questo processo non potrà che uscire, qualora si giunga a delle condanne, a risarcimenti ben inferiori rispetto ai danni patiti da decine di migliaia di risparmiatori in tutto il Paese. Ma che si cominci a fare giustizia lo riteniamo un gran bel passo in avanti».

I CINQUE STELLE: NOI PIÙ ATTENTI

Sempre davanti ai cancelli di borgo Berga questa mattina si è fatto vedere il deputato del M5S Alvise Maniero, il quale ha insistito molto sulla discontinuità nell’azione di governo in tema di banche che sarebbe alla base «dell’azione dell’attuale esecutivo che con due miliardi e mezzo» a messo a disposizione una cifra che mai in passato era stata presa in considerazione come parziale ristoro a beneficio di chi ha patito il crollo del valore delle azioni dell’istituto berico. «I precedenti governi avevano affrontato questo dramma con un piglio dal tono decisamente minore, non all’altezza della situazione» ha puntualizzato il deputato veneziano il quale confida che con un allungamento dei tempi della prescrizione «per i reati bancari» le riforme allo studio della attuale maggioranza, composta da leghisti e Cinque stelle, ponga le basi affinché «episodi del genere non si verifichino più».

IL DEPUTATO CONTESTATO

Si tratta però di un convincimento che è stato contestato da alcuni manifestanti che giudicano la cifra che l’esecutivo vorrebbe stanziare a tutela delle posizioni più delicate, la cifra oscilla tra i due miliardi e i due miliardi e mezzo di euro, «assolutamente insufficiente» anche alla luce del fatto che il danno complessivo che «i risparmiatori azzerati avrebbero patito», almeno secondo alcune stime, veleggia attorno ai venti miliardi. Una somma debordante rispetto a quella messa in cantiere dalla attuale maggioranza che su questo tema rischia tra l’altro di incorrere nelle ire dell’Unione europea che considera comunque esagerato questo intervento.

IPOTESI SEDE DIVERSA

E mentre gli impiegati del tribunale, sotto la supervisione dei magistrati, annotavano gli estremi delle parti civili tra cui pure il Comune di Vicenza, tra gli avvocati si spargeva la voce che la prossima udienza, prevista tra quindici giorni, si terrà ancora al tribunale di Vicenza. Non è detto però che Borgo Berga ospiterà per sempre il processo sino alla fine. Per questioni logistico- organizzative (il numero elevatissimo di parti civili, il numero potenzialmente incalcolabile di coloro che vorranno assistere alle udienze) il processo potrebbe tenersi nell’aula bunker di Mestre.

«QUELLA LUNGA LISTA DI TESTI»

Ad ogni modo stamani c’è stato il tempo anche per una considerazione tecnica in merito al processo. «Devo ancora capire come mai ci siano così tanti testimoni, testi in gergo giuridico, che saranno convocati in aula dai due pubblici ministeri» sottolinea l’avvocato Renato Bertelle di Malo, uno dei legali che per primo ha indirizzato alla procura gli esposti che hanno fatto da cornice ad una inchiesta colossale che a giudizio dell’avvocato Sergio Calvetti rimarrà negli annali giudiziari del Paese. «Quanto al processo poi - ha spiegato lo stesso legale trevigiano, uno dei più noti tra quelli che patrocinano i risparmiatori - sono abbastanza fiducioso che si possa celebrare in tempi più che ragionevoli».

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