Fiamme nella notte, ansia al cantiere Pedemontana in Vallugana

A Malo i residenti segnalano un rogo nell’area di lavoro della Spv. Intanto Arpav procede con altre verifiche. Si temono sversamenti di acqua contaminata «in spregio alle regole». E sulle deroghe ai rumori c’è una diffida a carico dell’amministrazione comunale 

Le fiamme nel cantiere Spv preoccupano i residenti

Ieri pomeriggio i sopralluoghi di Arpav e vigili urbani chiamati dai residenti «a causa di una roggia attigua al cantiere Spv di Malo Vallugana, divenuta d’un tratto color calce». Ieri in serata poco prima delle 11 «l’esplosione di una mina durante lo scavo del tunnel che ha provocato un boato mai sentito». E ancora tra le 2 e le 3 di stanotte, la notte tra il 24 e il 25 maggio, «un fuoco che non finiva mai che ha sprigionato un odore insopportabile proveniente da dentro il cantiere della Spv», sempre in via Vallugana». Per i residenti della frazione Covolo a Malo le ultime diciotto ore sono state «ore di ansia, ore senza riposo, vogliamo sapere dalle autorità preposte che cosa diavolo stia succedendo a ridosso delle nostre case» spiegano i residenti che da tempo lamentano una gestione «scriteriata del cantiere» della Spv. Un progetto (uno dei più rilevanti tra quelli in via di realizzazione in tutta Italia) meglio noto come Superstrada pedemontana veneta. Rispetto alla quale proprio nella zona a scavalco tra Castelgomberto, Malo e Isola vicentina (questo comune è appena lambito) una delle aree più critiche.

ACCERTAMENTI A 360 GRADI
Del blitz dei Carabinieri forestali proprio nella frazione di Covolo Vicenzatoday.it aveva dato conto non più tardi del 22 maggio. In quella circostanza i militari si erano presentati in forze coordinati dal pubblico ministero Cristina Carunchio in forza alla procura della repubblica di Vicenza. La quale da alcune settimane sta conducendo una approfondita ricognizione, supportata da un team di esperti, lungo tutto l’asta della Spv, almeno nella parte che ricade in provincia di Vicenza (l’altro tratto interessa invece il Trevigiano). Dalle indiscrezioni filtrate recentemente dalla procura il magistrato avrebbe riunito in un unico faldone tutti gli esposti inviati in questi anni dai cittadini e dai comitati che contestano l’opera. Una buona parte di questi, almeno per eventuali illeciti ambientali, riguarda giustappunto il Vicentino, ma non è escluso che eventuali addebiti rispetto all’iter autorizzativo potrebbero interessare la magistratura veneziana perché è tra Mestre e Venezia che risiedono gli organismi che almeno nell’ultimo decennio hanno dato il via alle autorizzazioni: si tratta della struttura commissariale del governo per la Spv, poi cancellata; della struttura commissariale regionale per la Spv nonché della stessa Regione Veneto.

LA ROGGIA NEL MIRINO
Ieri, come raccontato da Vicenzatoday.it  era stata Arpav a scendere in campo. I residenti della frazione di Covolo, ma anche quelli della zona Vallorcola, che si trova nel vicino comune di Isola, nel pomeriggio hanno notato che il fossato che attraversa il confine dei due comuni «si era tinto di un colore bianco calce, un colore decisamente inquietante»: si temono «sversamenti in spregio alle regole». Gli occhi sono corsi immediatamente al vicino cantiere della Spv tanto che Arpav, allertata dai residenti e assistita dai vigili urbani di Isola, ha immediatamente compiuto un sopralluogo il cui esito non è ancora conosciuto. Non è escluso che il verbale venga inviato alla procura della repubblica affinché siano valutati eventuali profili di natura penale.

BAGLIORI E TIMORI
Tuttavia a tarda serata i residenti della zona di Vallugana, sono «letteralmente piombati giù dal letto» quando poco prima delle 23 «l’esplosione di una delle mine utilizzate per lo scavo» del tunnel Malo-Castelgomberto «ha mandato in fibrillazione le contrade». E non è finita perché poco dopo, tra le 2 e le 3, «da una zona interna al cantiere si sono levate fiamme altissime, dopodiché abbiamo avvertito un odore acre, come di copertoni bruciati» spiegano i residenti. I quali aggiungono che sul posto sarebbero arrivati i carabinieri. Gli abitanti avrebbero ricevuto anche un pio di telefonate dai vigili del fuoco che li avrebbero rassicurati spiegando loro si tratterebbe di un fuoco «acceso dagli operai della Spv per scaldarsi». A fornire un resoconto più dettagliato è il comando provinciale dei vigili del fuoco di Vicenza. «Non c'è stata la necessità dell'intervento dei vigili del fuoco dal momento che i i carabinieri, intervenuti sul posto, hanno riferito che si trattava di qualche pezzo di legno e che non occorrevano le nostre squadre» tanto che agli stessi vigili del fuoco, stando alle comunicazioni dei militari, risulta che le fiamme fossero circoscritte e controllate. Rimane da capire che cosa i carabinieri verbalizzeranno esattamente rispetto a quanto appurato durante il loro intervento. 

Le paure però restano. L’architetto Massimo Follesa, portavoce del Covepa, un coordinamento che da anni si batte contro la Spv, mette le mani avanti: «Quelle fiamme erano davvero alte. Le autorità ci dicano per filo e per segno che cosa è successo. Il cielo non voglia che siano stati bruciati copertoni, perché è un illecito pericoloso per la salute. Il cielo non voglia che quelle fiamme siano dovute a una pratica poco ortodossa di smaltimento di esplosivo in eccesso perché è evidente che se così fosse sarebbe assai grave. E lo dice uno - aggiunge Follesa - che nell’esercito ha fatto il guastatore. E soprattutto il cielo non voglia che si tratti di un atto con un retrogusto intimidatorio». Al di là dei timori però rimangono i fatti. E soprattutto le immagini che da ore rimbalzano da un cellulare all’altro tra i residenti della zona (questa la gallery pubblicata in esclusiva da Vicenzatoday.it in cui si possono scorgere le fiamme, ma soprattutto la roggia presa in esame da Arpav).

AVVERTIMENTO PER IL SINDACO
I quali pochi giorni fa peraltro hanno costituito un vero e proprio comitato per la tutela del luogo con tanto di organi statutari. In queste ore il legale del comitato, ovvero l’avvocato Giorgio Destro del foto di Padova, ha anche inviato una formale diffida  al comune di Malo, nella quale si intima all’amministrazione di annullare in autotutela i permessi in ragione dei quali il concessionario incaricato di realizzare la Spv, la italospagnola Sis, è stato autorizzato a derogare ad alcune norme municipali in tema di rumore. Si tratta di deroghe che si sarebbero concretizzate a seguito di una delibera di giunta, giunta capitanata dal sindaco leghista Paola Lain.

SITUAZIONE TESA ED EUROPEE IN VISTA
In ogni caso la situazione rimane tesa. Anche perché una coppia che vive in località Covolo, i coniugi Viero, i quali da tempo contestano il cantiere, avevano denunciato alcuni atti intimidatori nei confronti della loro famiglia . Più in generale negli ultimi giorni la questione della Pedemontana è divenuta oggetto di scontro politico ai più alti livelli. Da una parte c’è il ministro degli interni Matteo Salvini (del Carroccio) che invoca che l’opera sia finita al più presto. Dall’altra c’è il ministro dell’ambiente Sergio Costa (vicinissimo al M5S) che rivendica di avere dato via ad una serie di ispezioni ministeriali lungo i cantieri della Spv in affiancamento a quelli disposti dalla procura. E poi c’è il governatore veneto Luca Zaia (della Lega), che porta avanti due rivendicazioni. Uno, le ispezioni ordinate dal dicastero dell’ambiente avrebbero sapore amaro: quello di chi in qualche modo vorrebbe gettare fango sulla Spv. Due, le segnalazioni circa eventuali illeciti lungo i cantieri della Pedemontana era stato proprio Zaia a inviarle alla magistratura. Per cui, questo è l’assunto che il governatore in qualche modo fa trasparire dal suo ragionamento, i sopralluoghi di questi giorni non sono dovuti tanto all’impulso di Costa, quanto all’iniziativa della Regione che sul tema della legalità, sostiene Zaia, ha sempre sposato la linea del rigore. Si tratta di una querelle che ha connotato fortemente l’ultimo scorcio di campagna elettorale prima del voto per le europee di domani.

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