Ex cava Poiana, «L'amministrazione ha agito correttamente»

Dopo le polemiche sollevate dai residenti del quartiere Cremona in merito all'inquinamento dell'ex sito estrattivo arrivano le replica del sindaco della cittadina antoniana e dell'Arpav berica che parlano di situazione sotto controllo e di regole rispettate

il sindaco rosatese Paolo Bordignon (foto Marco Milioni)

«Io vorrei fosse chiara una cosa. Anche se qualcuno può pensare il contrario le preoccupazioni del comitato del quartiere Cremona ci stanno a cuore. Ed è per questo che l'amministrazione comunale sta compiendo tutti passi affinché la vicenda della contaminazione dei siti Castellan, Etra e soprattutto dell'ex cava Poiana sia chiarita nel migliore dei modi». A parlare è Paolo Bordignon classe '64, ragioniere, punto di riferimento del Carroccio nel comprensorio, nonché sindaco di Rosà. Il quale ai taccuini di Vicenzatoday.it replica agli addebiti mossi dai residenti della zona attigua alla ex cava Poiana, da tempo al centro di una querelle al calor bianco.

«Capiamo i timori dei residenti ed è per questo che i nostri uffici hanno agito con tutta la cautela del caso. Abbiamo coinvolto l'attuale proprietà della ex cava Poiana, abbiamo coinvolto i comuni contermini e soprattutto la verifica puntuale circa gli eventuali livelli di inquinamento del sito è avvenuta sotto la supervisione di Arpav. Per questo - aggiunge il sindaco della cittadina antoniana - io spero proprio che tutte queste critiche all'indirizzo della nostra giunta non siano il frutto di un qualche disegno politico dal momento che Paolo Bernardi, il portavoce dei residenti, è stato candidato in una lista civica che ha fronteggiato quella in cui io sono stato eletto».

Tra gli addebiti mossi dai residenti peraltro ce ne sono alcuni che da giorni stanno facendo discutere la comunità rosatese. E riguardano uno dei sopralluoghi, definito «decisivo», sul sito della ex cava. Alla grossa il comitato si domanda: «Come mai a quel sopralluogo del dicembre del 2019 siamo stati esclusi sebbene il primo cittadino avesse solennemente assicurato la nostra presenza? Perché a quel sopralluogo hanno partecipato solo un tecnico incaricato dalla municipalità e il consulente del privato ossia la L.M. Costruzioni di Mussolente? E perché Arpav, che è il soggetto che per conto della Regione Veneto, sorveglia la qualità ambientale del territorio non era presente? E ancora perché non sono stati effettuati carotaggi per assaggiare il terreno nei punti suggeriti dal comitato?».

Bordignon al riguardo fa sapere che non è sua intenzione «entrare in una polemica» dalla quale si sente «distante» e aggiunge però che la sua amministrazione sta agendo rispettando il dettato della legge. Il capo dell'esecutivo municipale aggiunge poi un altro elemento. «Dal momento che sulla vicenda sta anche indagando, per quanto di sua competenza, la procura della repubblica di Vicenza, è bene che si sappia, come possono confermare le carte nonché i nostri uffici, che di tutti i passaggi della vicenda è stata puntualmente informata la magistratura».

Si tratta di un pensiero condiviso dall'architetto Mirko Campagnolo, responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Rosà, il quale aggiunge alcuni spunti di riflessione. «Appurato il fatto che la procedura di valutazione dello stato del sito della ex cava è ancora in itinere, dagli elementi riscontrati sino ad oggi anche col conforto di Arpav, possiamo affermare, almeno da quanto è emerso sino ad oggi, che la ex cava Poiana non è certo una ex discarica con rifiuti di chissà quale tipo, interrati da chissà chi: ma piuttosto è un sito nel quale in passato più di qualche cittadino poco rispettoso delle regole ha pensato di scaricare vari materiali, come copertoni o alcuni tipi di involucro, che peraltro abbiamo puntualmente rinvenuto durante la campagna di scavo avviata di concerto col privato e con l'Arpav».

L'architetto, il quale precisa che la rimozione del materiale contaminate è andata avanti senza intoppi, compulsando una sintesi interna agli atti della amministrazione, interviene anche sul versante dei carotaggi. «Ci sono delle difficoltà oggettive, al di là del costo dei sondaggi, nel procedere con i carotaggi, almeno nella maniera in cui la pensano i residenti. Il motivo? Quel tipo di assaggio potrebbe compromettere la tenuta di una sponda che peraltro passa non distante dalla ferrovia» fa sapere ancora il funzionario.

Il quale poi dà una sua lettura sulla mancata partecipazione dei rappresentanti del comitato ad un sopralluogo che secondo gli stessi residenti sarebbe avvenuto nel dicembre del 2019: «Fermo restando che al comitato è stata data ampia facoltà di partecipare alle fasi salienti degli accertamenti, va peraltro considerato che si tratta pur sempre di ispezioni condotte il più delle volte in un terreno privato». Secondo Campagnolo è indispensabile poi menzionare il fatto che Arpav ha comunque predisposto la realizzazione di un tubo spia (in gergo piezometro) che conficcato nel terreno in una posizione strategica, captando l'acqua presente nel sottosuolo della cava, «potrà fornire una più che adeguata fotografia della situazione proprio grazie alle analisi che si potranno effettuare sulla qualità dell'acqua captata». 

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Ma che cosa dice l'Arpav di Vicenza giacché il grosso delle critiche degli abitanti del quartiere Cremona è stato indirizzato proprio alla direzione vicentina di via Zamenhof? Quest'ultima sollecitata per una intervista diretta, diversamente dal sindaco Bordignon, ha preferito declinare l'invito. In sua vece è intervenuta la direzione generale dell'Arpa veneta che con una nota redatta oggi 9 giugno 2020 si è limitata a dire, in termini molto generici per di più, che «l'Agenzia ambientale del Veneto opera per la tutela dell'ambiente nella massima trasparenza e in collaborazione con le altre istituzioni. Anche nel caso della cosiddetta cava Poiana - si legge - sono state effettuate dall'Agenzia tutte le attività previste dalle norme per garantire ambiente e cittadini. La cava è in assoluta sicurezza». La direzione generale poi si rivolge al comitato preconizzando la possibilità da parte di Arpav di valutare «eventuali azioni legali a tutela della propria immagine».

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