La salute della ex cava Poiana? «Controlli in assenza di Arpav»

Il comitato del quartiere Cremona, che denuncia una serie di lacune rispetto agli accertamenti sulla contaminazione del sito, punta l'indice sulla agenzia ambientale della Regione Veneto e sul Comune inviando contestualmente un esposto in procura. Il sindaco replica: «Abbiamo agito con correttezza»

La sede dell'Arpav di Vicenza in via Zamenhof (foto Marco Milioni)

Il sopralluogo decisivo per comprendere il reale stato di salute «dei terreni contaminati» che si trovano nella ex cava Poiana, è stato effettuato senza la presenza di Arpav e senza la presenza degli attivisti che avevano segnalato il problema. E così per denunciare una condotta considerata poco chiara in capo ai due enti pubblici, i residenti hanno informato la procura della repubblica con un dettagliato esposto. È quanto si apprende da una nota diramata oggi 3 giugno dal «Comitato salvaguardia ambiente salute» di Rosà. La giunta municipale però non ci sta e spiega di avere agito correttamente.  

IL J'ACCUSE
La annosa vicenda «della contaminazione della ex cava Poiana - si legge nel dispaccio - sta assumendo contorni tanto preoccupanti quanto grotteschi. La richiesta di chiarimenti che il nostro comitato si attendeva dalle istituzioni, Comune di Rosà ed Arpav in primis, è stata completamente disattesa. E per questo motivo siamo stati costretti ad indirizzare alla Procura della repubblica di Vicenza un nuovo esposto».

Nella nota, che vede quale primo firmatario il portavoce Paolo Bernardi è scritto nero su bianco che «fin dai primissimi mesi del 2019 il nostro comitato, sia con incontri pubblici, sia con una serie di segnalazioni alle autorità preposte, denunciò la presenza di materiale sospetto, tra gli altri, proprio nel sito della ex cava Poiana. Non senza qualche imbarazzo gli enti pubblici hanno dovuto ammettere la presenza di quel materiale: ma quando si è trattato di procedere con la caratterizzazione, ossia con la necessità di effettuare una rigorosa e capillare radiografia sullo stato effettivo dell'inquinamento di quel luogo, è cominciata una vera e propria via crucis».

Ma di che cosa si tratta nel concreto? Secondo i firmatari in più occasioni gli enti, a partire dal comune, si erano detti favorevoli a un confronto aperto affinché lo stesso comitato fosse presente agli scavi di assaggio in loco. «Scavi che per la cronaca sono stati eseguiti per conto del proprietario dell'area, la ditta L.M. Costruzioni generali di Mussolente, sotto il coordinamento appunto di Arpav e Comune di Rosà. Purtroppo però - si legge - le cose sono andate in modo tristemente assai differente».

«ASPETTI SCONCERTANTI»
Tant'è che dopo una serie di peripezie di ogni tipo siamo venuti a conoscenza di due aspetti sconcertanti. Uno, de facto gli scavi non hanno interessato la zona da noi attenzionata che si trova nella parte sia est sia sud del sito, guarda caso quella parte che presentava tutta una serie di criticità facilmente intuibili anche dai non addetti ai lavori: visto che è il buon senso a dire che le cose, inquinanti compresi, vanno cercate dove stanno e non altrove. Due, dimostrando scarsa trasparenza per noi incomprensibile, nel più totale silenzio, l'amministrazione comunale nella persona del dirigente dell'ufficio tecnico Mirko Campagnolo, vorremmo tanto sapere se con l'avallo del sindaco Paolo Bordignon, ha ben pensato di escluderci dal sopralluogo che potremmo definire decisivo, ossia quello avvenuto nella ex cava Poiana in data 6 dicembre 2019».

Si tratta di parole che pesano come pietre (le quali sono state anche condensate in un breve video-messaggio) soprattutto se messe in relazione ad un altro accusa mossa dal comitato. «Sarà un caso, oppure no - si legge ma la relazione scaturita da quel sopralluogo, chissà perché, ha stabilito che la ex cava Poiana non è una ex discarica ma è piuttosto un ex sito estrattivo nel quale di tanto in tanto è stato abbandonato qualche rifiuto».

Un esito che gli attivisti vedono come fumo negli occhi: «Viene da sé che un comportamento del genere non solo è offensivo, ma è anche inaccettabile proprio perché per mero caso siamo venuti a conoscenza di questa importante attività di monitoraggio e scavo, in gergo indagine geognostica, condotta in assenza oltreché dei rappresentanti del nostro comitato anche in assenza, e la cosa ha dell'incredibile, di Arpav, ossia dell'agenzia» che dipende dalla Regione Veneto, «che si deve occupare del controllo e della salvaguardia ambientale».

IL RUOLO DEL DIRIGENTE E DELL'AGENZIA REGIONALE
Appresso il comitato fa una serie di considerazioni molto articolate sulla natura dei controlli rispetto ai quali l'occhio vigile del comune, in qualche maniera, avrebbe fin troppo affievolito il suo sguardo. «Se ne ricava un giudizio impietoso: mentre a nostra insaputa il dirigente ai lavori pubblici, l'architetto Campagnolo, autorizzava i privati a effettuare una nuova indagine tecnica per conoscere l'entità dei rifiuti presenti e la loro natura, l'Arpav era il grande assente ingiustificato. E per inciso si tratta del soggetto che avrebbe dovuto controllare».

STATO DEI LUOGHI ALTERATO? IL TIMORE C'È
In questo contesto il comitato arriva persino a dubitare che in qualche modo lo stato dei luoghi sia stato compromesso in modo da rendere assai più complesse future indagini ambientali. «Per questo temiamo che lo stato dei luoghi sia stato alterato irreparabilmente: il tutto - si legge - con un danno tremendo per la cittadinanza quanto meno per appurare la verità sullo stato di salute di quel sito sfortunato; il tutto al di là delle criticità che tutt'ora permangono in relazione al collasso che la viabilità di tutta la zona sarebbe costretta a patire ove migliaia di camion fossero autorizzati a conferire in quel buco 80mila metri cubi di inerti, sempre che non saranno 130mila come predetto durante un incontro dallo stesso dirigente Campagnolo».

LE CARTE FINISCONO A BORGO BERGA
Sono queste appunto le ragioni che hanno spinto i residenti a rivolgersi agli uffici giudiziari del capoluogo berico: «proprio perché la magistratura possa accertare omissioni o altri profili penalmente rilevanti che ci siamo rivolti alla procura di Vicenza con un nuovo esposto depositato in data 29 maggio 2020 che integra quello già da noi presentato in data 15 marzo 2019. Adesso ci aspettiamo - si legge ancora - che i magistrati compiano celermente il loro dovere».

PAROLE DI FUOCO VERSO L'AMMINISTRAZIONE
Gli autori della nota definiscono quindi la vicenda «incredibile e svilente» e parlano e riferendosi alla amministrazione parlano di «sensibilità stracciona per i temi ambientali che la nostra comunità non merita». Poi un'ultima considerazione di ordine generale: «Non dimentichiamoci peraltro che sullo sfondo rimane, ancora insoluto, l'inquietante atto intimidatorio subìto da una troupe della Rai che stava indagando proprio sugli aspetti ambientali al centro delle nostre denunce. Il velo di omertà caduto su questo aspetto specifico non fa onore alla nostra comunità».

PARLA IL SINDACO BORDIGNON
Paolo Bordignon, primo cittadino rosatese, però non ci sta. Ai taccuini di Vicenzatoday.it spiega che la sua amministrazione «ha agito con grande correttezza, nel rispetto delle regole e con assoluto buon senso». Una condotta che peraltro è avallata «dalla ponderosa documentazione agli atti degli uffici». E c'è di più. Il sindaco precisa che ad horas il suo esecutivo prenderà una posizione netta al riguardo. «Io non amo far polemica, noi siamo abituati a far parlare le carte». Chi scrive ha anche contattato l'Arpav di Vicenza. Quest'ultima fa sapere però che al momento, anche per l'impegno cui è sottoposto il personale per il recente incendio che ha colpito una fabbrica di Valbrenta, non è possibile una interlocuzione diretta con i funzionari incaricati di seguire la pratica di Rosà.

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