Rucco e i suoi fratelli... d'Italia

Mentre l'opposizione accusa il sindaco berico di essere sotto lo schiaffo di Fdi il Carroccio nella città del Palladio pare avvolto in un irreale silenzio

Rucco e Cicero

Dopo la buriana politica della settimana scorsa a palazzo Trissino sede del municipio di Vicenza «la nebbia di guerra» comincia a diradarsi anche se non è detto in alcun modo che le ragioni retrostanti alle polemiche seguite al caso dell'ex bocciodromo siano evaporate.

Non più tardi del 4 di ottobre il sindaco Francesco Rucco (civico a capo di una coalizione di centrodestra) ha ridisegnato la mappa delle deleghe assegnandone alcune a tre consiglieri comunali: si tratta di Valter Casarotto (gruppo Idea Vicenza, che fa riferimento alla lista civica che porta il nome del sindaco), Jacopo Maltauro (volto emergente del Carroccio) e Matteo Reginato sempre del Carroccio. I quali si occuperanno rispettivamente delle celebrazioni del cinquecentenario della circumnavigazione terrestre ad opera del geografo vicentino Antonio Pigafetta, dei rapporti con gli organizzatori dei concerti giovanili di quartiere e studio nonché «di studio e sviluppo di progetti e attività per iniziative di promozione e valorizzazione dell'identità veneta». Poco dopo è toccato alla giunta. L'assessore ai trasporti e alle infrastrutture Claudio Cicero (Vicenza 360 gradi) è stato fatto accomodare fuori. Al suo posto potrebbe entrare presto Mattia Ierardi di Fdi, che potrebbe assumere il referato ai trasporti e alla mobilità, ma non alle infrastrutture. Al momento in giunta non dovrebbero essere toccate altre deleghe pesanti, ma «mai dire mai» è il refrain che echeggia da corso Palladio.

Ad ogni modo nel mare magnum delle bordate che da destra erano partite all'indirizzo di Rucco, ma anche di Fratelli d'Italia non si sono registrate quelle della Lega. A palazzo Trissino la cosa non è passata inosservata. E tra le cause di questo silenzio, almeno stando ad alcuni settori della maggioranza andrebbe ascritto il costante avvicinamento di Rucco al Carroccio. La tessera per l'iscrizione sarebbe pressoché pronta anche se il sindaco, starebbe aspettando che le acque si quietino per fare il grande passo.

Se poi l'ingresso nel partito ci sarà davvero o se il capo dell'esecutivo rimarrà solo un uomo di area solo il tempo potrà dirlo. Il problema per Rucco però potrebbe essere quello di capire in quale Lega approdare. Con i salviniani doc? O con l'ala che fa riferimento al governatore Luca Zaia? Quest'ultima sino a qualche mese fa era data in declino. L'ascesa costante del leader leghista Matteo Salvini, il suo successo di immagine quando era ministro degli Interni avevano dato alla sua figura una luce così intensa tanto che altri volti altrettanto noti erano finiti in secondo piano. Tanto che per le prossime elezioni regionali si dava per certo che il candidato governatore avrebbe avuto il solo placet di Salvini.

Poi il governo retto da una coalizione fatta da M5S e Lega è caduto in estate. Salvini è finito all'opposizione con tutto il Carroccio e questo ha finito per ridare fiato a Zaia, i cui aficionados, pur senza dirlo apertamente, hanno accusato del fallimento del progetto autonomista, molto caro ad un pezzo dell'opinione pubblica pubblica veneta, proprio i pretoriani salviniani: i quali avrebbero svenduto la salvaguardia del percorso autonomista del Nord in cambio del supporto al Carroccio salviniano da parte dei nuovi maggiorenti del centro-sud tutti contrari al progetto.

Questa specie di pace fredda in salsa leghista si è riverberata anche nel Vicentino dove il dominus leghista Roberto Ciambetti (un tempo fedelissimo a Zaia) aveva già voltato le spalle al governatore salvo poi ritagliarsi una nicchia per sé in attesa di capire dove vada il Carroccio. Ed è in questo contesto che il primo cittadino berico deve inserirsi se vorrà e se potrà fare il grande passo nella Lega.

È chiaro che l'assegnazione degli spazi dell'ex bocciodromo ad un raggruppamento vicino ai centri sociali abbia costituito uno smacco per il centrodestra visto che la chiusura dei locali di via Rossi era stato uno dei refrain dello stesso centrodestra durante la campagna per le amministrative del 2018 vinta appunto da Rucco. Ma un fatto del genere spiega da solo le critiche al vetriolo indirizzate a Rucco e a Fdi? Oppure in realtà la buriana nasconde un altro scontro in corso, magari per questioni di rilievo infinitamente maggiore come la partita per l'aggregazione di Aim? I vocii levatesi del centrodestra berico in realtà da settimane convergono tutti quanti verso quest'ultima direzione. Che poi il conflitto si materializzi alla luce del sole o che rimanga sotto traccia questa è un'altra questione.

Per di più questo tourbillon ha dato modo alle opposizioni di centrosinistra di far rimarcare il peso in termini di pressing proprio di Fdi nei confronti di Rucco, il quale, politicamente, parlando, in queste ore viene descritto alla mercé dei capricci di Sergio Berlato, leader regionale di Fratelli d'Italia. Fuori dai radar del centrosinistra invece è rimasta la componente (minoritaria) che in Fdi fa riferimento all'assessore regionale al lavoro, la bassanese Elena Donazzan (da sempre fiera avversaria di Berlato).

E tuttavia anche in questo frangente però le critiche della minoranza non hanno riguardato il Carroccio, sul quale da settimane nel capoluogo berico sembra aleggiare un irreale silenzio. Un Carroccio vicentino che in queste ore starebbe affrontando un altro passaggio delicato, stavolta a Roma: a Montecitorio infatti Livia Covolo, deputato leghista breganzese nonché membro della Commissione finanze potrebbe ad horas (sempre che non lo abbia già fatto) lasciare l'organo per essere sostituita da una personalità di peso molto maggiore. Le ragioni di una novità del genere, se confermata,  sono ancora da chiarire.

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