Cornedo connection: insabbiato dossier piccante

L’amministrazione del comune della valle dell’Agno blocca per mesi una mozione delle opposizioni zeppa di particolari imbarazzanti. Il caso va in prefettura. Per il sindaco sono calunnie 

Una mozione delle minoranze che contiene informazioni scottanti sulla condotta amministrativa del Comune di Cornedo Vicentino viene bloccata per oltre un anno senza che venga mai discussa in consiglio. In paese però le carte cominciano a circolare proprio a ridosso delle imminenti elezioni amministrative. In quel dossier finiscono il sindaco Martino Montagna, alcuni privati molto noti e anche un consigliere comunale. Intanto il primo cittadino si difende e parla di accuse non vere.

MOZIONE AL VETRIOLO

È il 2 luglio 2018 quando i consiglieri di opposizine Massimo Sbicego (Civica Cornedo), Guido Cariolato (civica Cornedo riparte adesso), Stefano Zarantonello (M5S) assieme a Dino Grande e Claudio Zamperetti distillano una mozione con la quale si chiede di istituire una commissione comunale speciale di inchiesta sulla condotta dell’amministrazione. Sono sei pagine dattiloscritte  in cui un pezzo della vita amministrativa del comune dell’Ovest vicentino è messa letteralmente sulla graticola.

CASO TOSANO

«Per l’ultimo grosso ampliamento al 30 ottobre 2017 - si legge - non era ancora stata presentata dichiarazione Imu e la ditta», uno dei colossi della grande distribuzione del Veneto, «non aveva ancora provveduto al pagamento». Sempre per la stessa vicenda si legge che «quando i provvedimenti che riguardano il Tosano vengono valutati dal consiglio il consigliere Pierluca Battilana non partecipa alla discussione o alla votazione». In questo caso i consiglieri chiedono se esista una qualche forma di incompatibilità o qualche interesse di natura professionale

LOTTIZZAZIONE FRIGO

In relazione ad una lottizzazione denominata Frigo che comprende uno scambio fondiario (perequazione si dice in gergo) pari a 440mila euro il privato «non ha ancora pagato» il dovuto attaccano i consiglieri i quali denunciano anche un trattamento di favore nella redazione dei criteri di pagamento nonché un ritardo nel pagamento dell’Imu.

LOTTIZZAZIONE VALLE AGNO

Nelle sei pagine viene preso di mira un altro intervento edilizio denominato lottizziazione Valle Agno rispetto alla quale viene anche identificata la figura chiave dell’interesse privato ovvero l’amministratore delegato del gruppo che propone l’itervento ovvero «il geometra Ivan Andrea Storti. Anche in questo caso si parla di debiti Imu «per 95mila euro» non ancora onorati ed oneri di perequazione «non ancora versata al comune onorati per circa 170mila euro». A seguito viene lanciata una vera e propria accusa politica: «Come si comporta la giunta quando tratta coi privati e stabilisce le modalità di accordo essendo l’assessore ai lavori pubblici Francesco Lanaro associato allo studio dell’avvocato Franco Lovato che è socio al 33% della Immobiliare Valle Agno?».

DATI NEGATI

I cinque poi attaccano anche sul fronte delle liste contenenti i dati dei soggetti morosi rispetto al pagamento dell’Imu. I consiglieri di minoranza chiedono di sapere se fra questi vi siano: la moglie del sindaco Iva Nicoletti e la di lui cognata Iva Nicoletti; il fratello dell’assessore Francesco Lanaro ovvero Simone Lanaro; la moglie del consigliere Battilana Daniela Nervo e il padre dello stesso consigliere ovvero Franco Battilana.

L’ASSUNZIONE SOSPETTA

Le opposizioni parlano anche di un esposto che è stato depositato alla magistratura berica e sul quale sta indagando la Guardia di finanza «per avere arbitrariamente gestito l’elenco dei nominativi - attaccano i cinque - del bando regionale per l’inserimento lavorativo 2014-2015 senza avvisi pubblici o pubblicità. È grave - si legge ancora - che il sindaco abbia selezionato direttamente la cognata Renata Marcante. Ricordiamo che il bando assegnava 32mila euro».

SVOLTA INASPETTATA

In teoria, come prevedono le norme, una mozione del genere sarebbe dovuta sbarcare in consiglio comunale subito dopo, l’assemblea a Cornedo vede come presidente il consigliere Elisa Benetti. Ma che succede a questo punto? La stessa Benetti mette in ghiacciaia la trattazione e d’accordo col sindaco Montagna interpella la prefettura di Vicenza con una lettera che porta la data del 24 luglio 2018. Secondo i due la mozione contiene «affermazioni tendenziose» afferenti alla sfera «professionale e personale di chi viene citato» e all’ufficio territoriale del governo chiedono un parare sul dafarsi. Il 20 agosto 2018 palazzo Volpe risponde con una lettera firmata dal viceprefetto Francesca Galla la quale si limita a precisare che «della questione è stato interessato il competente ufficio del Ministero degli interni». Chi scrive ha chiesto lumi al segretario comunale e soprattutto al presidete del consiglio Benetti, ma senza ottenere alcuna risposta.

CONSEGUENZE

Ora al di là delle critiche espresse dalle minoranze sulle quali si pronunceranno gli organi competenti ove si ravvisassero profili di illiceità e al di là delle critiche politiche che fanno parte della dialettica amministrativa, c’è una questione che rimane sullo sfondo. La mancata trattazione in consiglio della delibera costituisce o meno una omissione? E in caso affermativo si tratta di un abuso di potere sanzionabile con una censura o ci sono gli estremi di una condotta penalmente rilevante? Il tema è delicato soprattutto perché dalle indiscrezioni filtrate dalla prefettura il dossier Cornedo sarebbe finito anche alla procura della repubblica di Vicenza per le valutazioni del caso.

PARLA IL SINDACO

E se Benetti non parla è il primo cittadino a prendere posizione ai microfoni di Vicenzatoday.it. «A parere del presidente Benetti, a parere dell’allora segretario comunale Antonietta Michelini e a parere del sottoscritto quella mozione conteneva affermazioni calunniose non solo nei confronti di alcuni amministratori ma pure nei confronti di privati cittadini per cui tutta la giunta ha deciso di non porla in discussione in consiglio comunale. Per essere certi di questo abbiamo chiesto un parere al prefetto che si è rivolto al Viminale. Al momento attuale non abbiamo ancora ricevuto alcuna risposta. Alle minoranze vorremmo fare presente che la giunta all’unanimità ha di non inserire tale mozione all’ordine del giorno perché i suoi contenuti erano fortemente connotati sia in termini diffamatori che calunniosi».

LA REPLICA (Riceviamo e pubblichiamo)

Con riferimento all’articolo apparso nella Vs. testata il 16.5.2019, relativo al Comune di Cornedo Vicentino, nel respingere con forza i contenuti, voglio precisare, per una maggiore chiarezza circa la ricostruzione dei fatti, quanto segue:

1) lo statuto comunale prevede che laddove i contenuti di una mozione siano ritenuti diffamatori o lesivi della privacy di privati cittadini o amministratori, come nel caso della mozione presentata lo scorso anno dalle minoranza, il consiglio comunale può rinviarne la trattazione;

2) visto il contenuto ritenuto diffamatorio della mozione, il Comune per il tramite del Prefetto ha chiesto un parere al Ministero degli Interni circa la legittimità di tale atto e, ad oggi, è ancora in attesa che il Ministero si esprima;

3) in ogni caso, sottolineo che i presentatori della mozione Massimo Sbicego, Dino Grande, Cariolato Guido, Claudio Zamperetti e Stefano Zarantonello, mi risultano essere sottoposti ad indagine per calunnia e diffamazione aggravata dalla Procura della Repubblica di Vicenza.

Mi preme inoltre sottolineare che il contenuto dell’articolo si riferisce ad una iniziativa della minoranza che risale al 2018.

La vs. Testata ha scelto di pubblicare una notizia “vecchia” a 10 giorni dal voto amministrativo, lasciando pensare ad una strumentalizzazione a mero scopo elettorale.

Le chiedo, quindi, la pubblicazione integrale del presente testo a tutela della verità fattuale.

LA RISPOSTA DELL'OPPOSIZIONE

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