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Valentino Fashion Group passa dai Marzotto al Qatar per 700 milioni

Mayhoola for Investments spc, società partecipata da un primario investitore del Qatar, ha acquisito l'intera partecipazione di Valentino Fashion Group. Il contratto di acquisto è stato firmato ieri

Redazione12 luglio 2012
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Clamorosa operazione finanziaria nell'olimpo della moda dal valore, ufficioso, di 700 milioni. Mayhoola for Investments spc, società partecipata da un primario investitore del Qatar, ha infatti acquisito l'intera partecipazione di Valentino Fashion Group. Il contratto di acquisto tra Mayhoola e Red Black Lux, società controllata dal Fondo Permira insieme alla famiglia Marzotto, è stato firmato ieri.

Secondo quanto riportato dalla Adkronos, attraverso l'acquisizione di Vfg, Mayhoola acquisisce il controllo di Valentino e della licenza Missoni. L'altro marchio gestito da Vfg, ossia Marlboro Classics, è stato separato dal perimetro di cessione e restera' in carico a Red Black. Valentino ha chiuso il primo semestre del 2012 con un fatturato in crescita del 23% rispetto al primo semestre 2011.

"Valentino è da sempre un marchio di grande fascino e di indiscusso posizionamento'', ha detto un rappresentante di Mayhoola. ''Siamo rimasti colpiti dal lavoro fatto in questi anni dai direttori creativi Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli e da tutto il management team guidato da Stefano Sassi".

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Secondo la società del Qatar "la loro capacità di coniugare l'estetica e i valori definiti dal fondatore Valentino Garavani con una visione contemporanea e sofisticata, ha reso il marchio estremamente attuale e con un grande potenziale di sviluppo. Il nostro obiettivo è quello di supportare il management al fine di raggiungere una piena valorizzazione delle prospettive di questo magnifico marchio. Crediamo inoltre che Valentino sia la base di partenza ideale per creare una più ampia presenza nel settore del lusso".

Matteo Marzotto
Valdagno
moda

1 Commenti

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  • Avatar anonimo di misterbean

    misterbean Troppi  puffi, Valentino (s)vende  ai  sauditi.
    La moda  italiana che  fa  scuola  nel  mondo  in  (s)vendita  all’emiro di  turno. 
    Grande esposizione  mediatica, almeno quanto l’esposizione bancaria. Lo  stilista  italiano incartapecorito  da  decenni  di  successi  in  tutto  il  mondo,  forzato  a spossessarsi del  controllo del suo  gruppo. Per  evitare la  bancarotta.
    Il  sultano del  Qatar Hamad bin Kahlifa al Thani, si catta  la  maison Valentino  per  un  pugno  di   dollari. 700 milioni di  euro, euro  più  euro  meno.   Mayhoola for Investment ora è il  nuovo  proprietario del n.  1  della  moda  italiana. Uno dei  più rappresentativi  Made in Italy.  Esser  brutti  è  lecito  però forse il  califfo  ne  sta  approfittando, più  che  solidarietà  questa  sembra  carità.
    Dopo aver  preso  il  largo  Ferretti  Yachts  (ai  cinesi) un  altro pezzo  del  bel Made  in Italy che se  ne  va. Purtroppo  non   è  bastato il  ferreo   piano  di  Buy  Back  per  ristrutturare il  grave indebitamento finanziario.  Troppe  passività  fiscali e l’insostenibilità del  debito hanno  messo in  ginocchio il gruppo  di Valentino Garavani. Cifre  da  capogiro (ma  tutto  sommato  normali per  tempi  di  crisi come questi)  i  ben  informati parlano di qualcosa come  2  miliardi  di  euro di  puffi  con  le  Banche  Finanziatrici. Che  comunque -  come  al  solito – rischieranno molto poco  o  niente (dotate  di estesi  vincoli  pignoratizi nei  confronti  del  gruppo). Soltanto  il Senior  and Secon Lien  facility Agreement  sottoscritto da  VFG il 29  ottobre  2007 sfiora la non disprezzabile  cifretta  di  1427  milioni di  euro. Dulcis in  fundo risulta  ancor in  essere una colossale  bega legale/fiscale con l’Agenzia  delle  Entrate per lo  spudorato aggiramento di  una  quantità  industriale di normative  tributarie (elevato un processo  verbale  di  contestazione e  accertamento  emessi dalla  Direzione  Regionale  della  Lombardia con  riferimento ai  periodi  di  imposta  2003-2004 per  asserita  “esterovestizione”  della  controllata  Marzotto  GmbH). Tra  imposte,  interessi  e  sanzioni  una  botta  da oltre 400 milioni  di  euro (sanabile  però con  un’esborso  cash  di  ‘soli’ 165  milioni di  euro). L’amministrazione  finanziaria  ha  tempo  fino al 31 dicembre  2014  per  procedere giudizialmente con  le  riscossioni contro  le  società (son  escluse   le  gravi  implicazioni  di  tipo  penale da  valutarsi  a parte).
    C’è  da  dire  che  purtroppo le varie disparate e/o disperate operazioni d’ingegneria finanziaria, non  hanno  funzionato a dovere. Come gli  “Accordi di  Standstill” e il  “Restructured  Senior  Loan  Agreement” che in  teoria  dovevano fungere come salvagente per la  situazione  di violazione  dei  covenants  finanziari  e che alla  fine, tutto sommato si  sono  rivelati un magheggio  niente male. Vedi la  conversione  in  capitale  degli  ingenti crediti  di  Citigroup - poi acquistati da  una  controllata  lussemburghese – che  hanno contribuito a ridurre un po’ le  banche verso  cui  essere esposte e procrastinate  ancora  di un  tot  la  lenta agonia. Oppure  l’operazione da  724 milioni  di  euro  di  debiti cancellati con  un versamento cash di 275 milioni  di  euro (a  non  dichiarare  fallimento a sto  modo  qui siam  capaci  tutti quanti). Tutte  operazioni  descritte  analiticamente  in  un “Tax  and  legal Structure Memorandum” (che  per umana  pietà evitiamo di sottoporvi).  Alla  fin  della  fiera son  andati  a parare con  le  solite ed  inevitabili  cessioni  di preziosi  assets, vedi  la  (s)vendita di  Hugo  Boss AG necessaria per ripianare  almeno  in   parte la montagna di  debiti  con gli  istituti  di  credito  più  esposti;  in  primis Citigroup,  Mediobanca,  Unicredit  e HVB (Bayerische Hypo und Vereinsbank).  Una voragine  quantificata dagli advisors  fiscali  in oltre un  miliardo  e mezzo  di  euro;  un  buco pauroso capace  di  mettere in  forse pure l’attività/continuità aziendale.  Come   si  dice  in  gergo sanraffaelese (delmontetaborese): un tracollo  bello  e buono. Un bel dissestone con  i  controfiocchi. 
    Lo  stesso  Prof.  Lorenzo  Pozza (Ordinario di  Economia Aziendale all’Università Bocconi  di  Milano e  revisore  ufficiale  dei  conti)  che  ha  preso  in  mano i  conti  della  holding  Valentino  Fashion  Group  Spa s’è  messo davvero le  mani  nei  capelli. A  momenti  ci  rimane  secco (forse  per questo si  chiamano  “Periti”).  Fabrizio  Carretti  di  Permira (il Fondo  che  ha  investito massicciamente nel  Gruppo Valentino) invece ha  sudato un  sacco  freddo per l’ansia da  crack. Il  vortice fallimentare,  come  un tifone avrebbe  potuto risucchiate in un  buco  nero tutte  le società dell’intero  Gruppo: VFG Deutschland GmbH, VFG France  Sas, VFG  USA Inc, Valentino  Fashion  Group  Espana SL, VFG International  NV, Marzotto  Indemnity,  Marzotto Textiles  NV, Marzotto  Spa, R&B  Luxco.
    Fortunatamente per  contrastare  il  buco nero è arrivato  il  cavaliere  bianco. Quasi  fuori  tempo  massimo. Ora  Valentino è  un figlio dello sceicco  (ricorda  tanto tanto il  mitico e  compianto   Rodolfo).
    Però è  un  lutto difficile  da  digerire  “… la morte di Valentino è una delle più grandi tragedie che abbia mai colpito il mondo. Possedeva arte e distinzione” (Charlie Chaplin).
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    Documento pdf  consultabile  e  sfogliabile  online:
    Piano salvataggio Valentino Fashion Group
    dal  portale  Indymedia
    https://calabria.indymedia.org/article/7172
    https://london.indymedia.org/articles/12540
    http://piemonte.puscii.nl/article/15509

    il 14 luglio del 2012