Insegnanti di sostegno: “Veneto penalizzato, da noi mancano specializzati non posti”

Sandra Biolo della Cisl interviene sul decreto ministeriale che autorizza alcune scuole ad attivare corsi per i docenti

Il Decreto Ministeriale del MIUR dello scorso 10 marzo 2017 autorizza alcune Università italiane ad attivare corsi di specializzazione per gli insegnanti di sostegno per tutti i livelli scolastici (dalle scuole dell’infanzia fino alle secondarie di secondo grado). Nella lista di atenei predisposta dal MIUR compaiono anche il numero di posti fissati per ogni sede. Per il Veneto l’unica Università autorizzata ad organizzare questi corsi è quella veronese per un totale di 280 posti: 40 per la scuola dell’infanzia, 120 per la primaria, 80 per la secondaria di primo grado e 40 per quella di secondo grado.

“Balza agli occhi – commenta Sandra Biolo, segretaria regionale di Cisl Scuola - la differenza ad esempio con le Marche dove invece sono coinvolti due Atenei per un totale di 340 posti o ancora con il Molise che all’unica Università individuata vengono assegnati ben 370 posti”. Biolo contesta questa ripartizione ministeriale che svantaggia ancora una volta il Veneto perché “Qui c’è una vera e propria emergenza docenti di sostegno: non mancano i posti, bensì gli specializzati”. I numeri indicano che per il 2017 i posti per gli insegnanti di sostegno sono 1.053: 48 infanzia, 717 primaria e 288 secondaria. Se confrontati con quelli dei posti disponibili nei corsi di specializzazione che l’Università di Verona è stata autorizzata a svolgere ne risulta che il rapporto è quasi di 1 a 4.

“L’effetto di questa scelta – denuncia Biolo - può essere duplice: il primo è che mancheranno insegnanti di sostegno e quindi si ricorrerà al precariato, l’altro è che si sarà una migrazione dalle altre regioni che darà luogo ad un ulteriore fenomeno del rientro nei luoghi di provenienza dei docenti”. La federazione dei lavoratori della scuola della Cisl del Veneto già dai prossimi giorni, d’intesa con la Cisl regionale, interverrà in tutte le sedi, regionali e nazionali, per contestare questa decisione ed ottenere una sua revisione da parte del Ministero.

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