Tav a Vicenza, l'Ordine degli architetti: "Sì ma attenzione a costi ed impatto sociale ed ambientale"

Oltre a politici e comitati, anche i professionisti del settore entrano nel dibattito sul progetto Tav che verrà discusso lunedì e martedì in consiglio comunale: "Siamo favorevoli ma abbiamo qualche dubbio: ecco quali"

Nel dibattito sul progetto Tav, che sarà in discussione in consiglio comunale lunedì e martedì, entra anche l'Ordine degli architetti della provincia di Vicenza. "Ho esaminato con alcuni colleghi lo Studio di Fattibilità relativo all’attraversamento nel territorio vicentino della linea ferroviaria Alta Velocità/Alta Capacità Verona-Padova redatto da RFI SpA - scrive Marisa Fantin, la presidente, premettendo di non essere riscita, con i colleghi a valutare nel dettaglio gli elaborati presentati - ma abbiamo ritenuto di portare comunque il nostro contributo al dibattito in corso sui temi che ci sono più vicini quali l’impatto urbanistico e architettonico della soluzione proposta".

TAV A VICENZA: I 10 PUNTI DEL NO

"Noi siamo favorevoli alla realizzazione della linea AC e valutiamo positivamente la scelta di affiancarsi alla linea esistente riducendo l’impatto del nuovo tracciato, ma abbiamo alcuni dubbi o questioni per le quali riteniamo che sarebbe opportuno un approfondimento - prosegue .- La nostra condivisione di principio può essere anche di sostanza qualora si garantisca la soluzione meno costosa e meno invasiva e che si sviluppi e migliori parimenti anche il trasporto pendolare per lavoratori, studenti e cittadini che notoriamente non usufruiscono di AV/AC sia per costi che per ininfluenza sui tempi impiegati per la brevità dei percorsi. Ci sembra che questo progetto sia stato concepito in modo strettamente funzionale alla linea AC, ma che manchino le valutazioni di carattere urbanistico sia a livello provinciale che comunale che sono conseguenti alla realizzazione del tracciato e allo spostamento di valori (culturali, paesaggistici ed economici) che le scelte comportano. Aspetto questo determinante per la definizione del progetto e del suo impatto sulla città ed è compito dell'Amministrazione ,ma anche di noi professionisti, cittadini ed utenti verificarlo".

"Una stazione ferroviaria può diventare un’opportunità se correttamente inserita nel contesto, se adeguatamente attrezzata, collegata al territorio; se non adeguatamente inserita può invece generare problemi di degrado, di sicurezza e peggiorare anche lo stato delle aree limitrofe. Tutti noi ci auguriamo che un’opera di tale portata sia occasione di valorizzazione prima di tutto sociale e ambientale della nostra città e tutte e tre le stazioni (quella di Ponte Alto, l’attuale e quella del Tribunale) sono in punti molto difficili ma con un alto grado di trasformabilità".

LE SEI DOMANDE "Il nostro contributo vuole essere costruttivo e propositivo proprio in questo senso e può essere brevemente riassunto in sei domande sulle quali stiamo riflettendo e che a noi sembrano decisive.
1. La stazione AC a Ponte Alto è funzionale all’accessibilità anche dai territori della Provincia, ma allo stato delle infrastrutture esistenti e previste presuppone che la gran parte degli utenti arrivi con l’auto. L’auto sarà ancora il mezzo più veloce rispetto a dover arrivare a Vicenza e poi con il filobus fino alla nuova stazione. Non sarebbe il caso di pensare a un futuro in cui l’uso dell’automobile possa essere sostanzialmente ridimensionato e, quindi, vi sia un disegno della rete infrastrutturale provinciale più funzionale ai mezzi pubblici? I costi, non solo economici, ma soprattutto ambientali di questo progetto possono essere compensati solo da una revisione complessiva delle modalità di spostamento che finalmente riduca l’uso del mezzo privato in favore di una rete pubblica più efficiente.
2. E’ davvero l’unica soluzione possibile la dismissione dell’attuale stazione e la realizzazione di una nuova? E’ una soluzione costosa e destinata a cambiare il volto della città. La motivazione data nel progetto è che l’ipotesi di allargare i binari in galleria è ritenuta una soluzione non percorribile. Ma stiamo cambiando il volto della città per una ragione tecnica o perché stiamo proponendo un progetto per il futuro?
3. La stazione urbana al Tribunale disegna un nuovo accesso alla città che nel progetto si descrive come equivalente alla attuale stazione ferroviaria sostenendo, in modo piuttosto banale, che la distanza da percorrere per giungere alla Basilica è più o meno la stessa. E’ la qualità del contesto urbanistico e architettonico che non è certo la stessa, caratterizzata da insediamenti di carattere marginale, da un percorso di scarso interesse paesaggistico, attraversando spazi poco definiti, spesso percorrendo retri di edifici. Siamo vicini allo Stadio, all’Università e al Tribunale, ma l’immagine che si ha di Vicenza all’arrivo in stazione non è certo delle migliori. Non sarebbe opportuno che il progetto della nuova stazione fosse accompagnato da uno studio del contesto e degli interventi necessari ad avviare azioni di rigenerazione urbana di una parte della città che ne ha certamente bisogno?
4. Tra le opere complementari il filobus è quella più interessante, ma non solo perché consente di collegare le due stazioni, ma soprattutto perché può e deve diventare una risorsa per la riqualificazione della rete del servizio pubblico. Se RFI disegna la linea del filobus solo per i tratti funzionali alla ferrovia, non sarebbe opportuno che l’Amministrazione riflettesse su una estensione della linea che serva anche le zone est e nord della città? Non sarà tutto finanziabile subito, ma almeno un ragionamento strategico dei diversi tratti dovrebbe essere previsto.
5. La zona della attuale Stazione quale ruolo dovrà svolgere nel contesto urbano? Ricordiamo l’attenzione dedicata dal PAT prima e dal PI poi alla riqualificazione di questa area e della vicina area FTV. Entrambe le zone rivestono negli strumenti urbanistici comunali, peraltro ancora vigenti, un ruolo decisivo anche in conseguenza della previsione di spostamento di alcune funzioni pubbliche importanti. Lo spostamento della stazione e la messa in gioco dell’area oggi occupata dai binari come modifica le scelte strutturali e strategiche del piano?
6. L’infrastruttura ferroviaria, proprio per le sue caratteristiche geometriche e morfologiche, costituisce un elemento paesaggistico rilevante, sia quando corre in superficie che quando passa in galleria, nei tratti in pendenza e per le strutture di sostegno, messa in sicurezza, riduzione dell’inquinamento acustico. Sia dentro che fuori dalla città di Vicenza si tratta di un progetto che ha un impatto ambientale e visivo rilevante; il progetto di inserimento paesaggistico e di riduzione degli impatti non dovrebbe essere un elemento prioritario per valutare la fattibilità della proposta progettuale?"

"Le questioni che poniamo all’attenzione sono, secondo noi, domande che vanno poste a prescindere dalla tecnicalità del progetto, riguardano una visione del futuro di Vicenza e della provincia della quale siamo tutti responsabili. Purtroppo spesso si è costretti a rincorrere opportunità e finanziamenti senza che si abbia il tempo di definire le scelte - conclude Fantin -  Abbiamo già fatto questo errore proprio nel progetto del l’edificio del Tribunale, che sarà anche stato finanziato dal privato, ma è stato un beneficio pubblico di cui tutti noi avremmo fatto volentieri a meno. Allora chiudo questo breve contributo chiedendo che la discussione e il confronto sul progetto Alta Velocità/Alta Capacità Verona-Padova non si chiuda nella fase preliminare ma che sia invece l’inizio di una maggiore collaborazione e partecipazione della città sia sulle scelte che sulle singole realizzazioni (che, per esempio, potrebbero essere oggetto di concorsi di idee in modo da confrontare soluzioni diverse). Soprattutto il confronto con la città deve avvenire nel ridisegno delle aree, grandi e piccole, che saranno rivoluzionate se questa proposta progettuale verrà realizzata. Non è solo una linea ferroviaria, ma un progetto che cambia la città di Vicenza per il futuro, lasciamo in mano a RFI le scelte e il volto della città in futuro? Le cosiddette opere complementari devono essere guidate da un progetto di trasformazione urbana complesso che coinvolga la cittadinanza in maniera ampia. Le città europee che lottano contro il degrado hanno lavorato per recuperare i quartieri alla città, con diversi significati e qualità, innescando così un processo virtuoso di rivalutazione immobiliare ma anche di promozione culturale. Nulla in contrario alla rivalutazione dell’area dello stadio, ma la nuova stazione se non viene inserita in un disegno più ampio non è la soluzione, anzi, forse sarà l’ulteriore elemento che inciderà in modo negativo in una zona dagli equilibri molto fragili. A nome dei colleghi che hanno collaborato a questo documento, manifesto la nostra disponibilità a lavorare sui temi che abbiamo elencato e a portare il nostro contributo augurandoci che possa essere utile a tutti per una riflessione articolata e complessa, così come merita il progetto. Il prossimo appuntamento sarà subito dopo il dibattito in Consiglio Comunale per capire se alcune nostre domande hanno trovato risposta o, almeno, attenzione".

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