«Le olimpiadi non siano una scusa per dirottare altri fondi pubblici verso la Spv»

Si moltiplicano le voci di un nuovo intervento dello Stato a favore della Pedemontana: l'ira del Covepa. E dalle pieghe della inchiesta penale che riguarda il crollo al tunnel che collega l'Alto vicentino e la valle dell'Agno emerge uno scenario «inquietante» in materia di sicurezza

Una veduta interna del tunnel della Spv in costruzione tra Malo e Castelgomberto

Fondi delle olimpiadi invernali da dirottare sulla Superstrada pedemontana veneta? Se le cose stanno così è una iattura. I tempi della giustizia berica sul crollo mortale al cantiere di Malo? Una cosa inaccettabile. Contiene due siluri ad alto potenziale la nota diramata ieri 12 dicembre dal Covepa, uno dei comitati più critici contro l'arteria di un centinaio di kilometri che dovrebbe connettere il Trevigiano e il Vicentino. Frattanto proprio dalle pieghe dell'inchiesta sul crollo affiorano alcuni aspetti «inquietanti».

LA BORDATA
«In queste ore apprendiamo dalle agenzie di stampa nonché dai quotidiani che il governo si starebbe apprestando a dirottare una parte dei fondi dedicati ai prossimi giochi olimpici invernali Milano-Cortina verso il comparto delle infrastrutture. Passetto dopo passetto, cominciano a prendere corpo i timori che avevamo manifestato l'ultima volta appena pochi giorni fa». Comincia così una lunga nota diramata ieri dal Covepa che prende di mira la Superstrada pedemontana veneta, meglio nota come Spv, uno dei più grandi cantieri attualmente attivi nel Paese.

Il Covepa ritiene che questa mossa del governo nasconda nella sua pancia la volontà di convogliare una parte di quei fondi proprio alla Spv. E più segnatamente alle opere complementari ovvero a quella parte della viabilità esterna ma necessaria per immettere il traffico nella superstrada in via di costruzione. «Qualora questa eventualità ormai sempre più vicina alla realtà dovesse concretizzarsi - fa sapere il portavoce del Covepa Massimo Follesa - ci troveremo di fronte ad una iattura perché inizialmente gli accordi prevedevano che sarebbe stato il concessionario privato, ossia la Sis, a accollarsi tale onere che pesa sul mezzo miliardo. Se la Regione che è il concedente dell'opera, avallasse una condotta del genere saremmo difronte ad un regalo ai privati pagato dal contribuente e pertanto mi aspetto dal governo, in primis dal ministro ai rapporti col parlamento Fedrico D'Incà del M5S un chiarimento preciso al riguardo. D'Incà è la persona giusta a potere rispondere perché è il parlamento che ha affidato all'esecutivo nazionale il compito di gestire quel pacchetto di risorse» spiega ancora Follesa ai taccuini di Vicenzatoday.it. In realtà nella galassia ecologista e non solo le voci «dell'ennesimo soccorso col danaro pubblico, stavolta con la scusa di Cortina» sono in giro da mesi tanto che la cosa aveva già scatenato l'ira dello stesso Covepa che per bocca dell'architetto Follesa ribadisce: «Le olimpiadi non siano una scusa per dirottare altri fondi pubblici verso la Spv».

LA GIUSTIZIA SULLA GRATICOLA
Ma non è finita. Il Covepa punta l'indiche anche contro l'inchiesta cha la procura della repubblica di Vicenza sta conducendo in relazione alla vicenda di Sebastiano La Ganga. Si tratta di un operaio morto nel 2016 dopo il crollo di una volta durante lo scavo della galleria della Spv che dovrebbe connettere Malo nell'Alto Vicentino a Castelgomberto in valle dell'Agno. Peraltro si tratta di un cantiere che da anni scatena ogni tipo di polemica.  

«Quando si parla di magistratura... c'è un... elemento che grida vendetta davanti al cospetto del supremo giudice - attacca Follesa che aggiunge - era l'aprile del 2016 quando un incidente nel cantiere della Spv portò alla morte dell'operaio siciliano... La prossima primavera saranno passati quattro anni dalla scomparsa di quel lavoratore e per quanto riguarda la relativa inchiesta penale la magistratura berica, non solo non è stata ancora in grado di approdare alla prima udienza, ma non è stata nemmeno in grado di stabilire se la posizione degli indagati vada archiviata o meno».

Poi i toni diventano infuocati: «Possibile che gli atti raccolti in quel fascicolo penale non siano sufficienti per una decisione che porti alla archiviazione o al rinvio a giudizio? Che cosa c'è di tanto scottante in quelle carte? Perché in questi anni i vertici della procura non hanno, in modo definitivo, preso posizione dopo le mille critiche piovute su quella inchiesta? Come è stata valutata la figura del direttore dei lavori? Perché l'opinione pubblica viene tenuta all'oscuro? Le carte tecniche dell'inchiesta di cosa parlano? Le opere sono tutte collaudabili?».

DAI MEANDRI DELL'INCHIESTA
Frattanto dai meandri dell'indagine trapelano alcuni particolari che gli stessi inquirenti avrebbero definito «inquietanti» proprio stando ad una parte delle carte dell'inchiesta che Vicenzatoday.it può mostrare in esclusiva. «Le cause del distacco sono da attribuire alle modalità esecutive degli scavi effettuati in corrispondenza degli allargamenti previsti in canna Nord-direzione Vicenza». Si tratta di una accusa pesantissima nei confronti della Sis-Spv, giustappunto il concessionario incaricato di realizzare e gestire l'opera. Una accusa che non viene da un «pincopallino» qualsiasi ma da Rinaldo Genevois, ordinario di Geologia all'università di Padova, che per inciso scrive queste parole in veste di consulente tecnico d'ufficio, ossia consulente delle giudice delle indagini preliminari del tribunale di Vicenza.

Ma c'è di più. Sempre nella relazione che Genevois ultima il 23 novembre 2017 e che viene acclusa al «procedimento penale 2166/2016» (gip è «il dottore Massimo Gerace»), Genevois scrive addirittura che «la possibilità di distacchi dalla volta della galleria in costruzione era stata correttamente prevista nel progetto esecutivo, motivo per cui era stata progettata l'applicazione di calcestruzzo proiettato e di chiodi secondo una preordinata successione di fasi».

Appresso c'è un'altra frase che descrive in maniera non equivocabile gli addebiti al concessionario: «In particolare la realizzazione degli allarghi per le piazzole di sosta risulta essere stata effettuata con sfondi di misura maggiore senza provvedere all'immediata realizzazione degli interventi di sostegno previsti in progetto. La realizzazione di sfondi di entità maggiore ha anche comportato che un maggior numero di discontinuità venisse a giorno al contorno dello scavo, aumentando così il volume della massa rocciosa potenzialmente coinvolta nei possibili fenomeni di instabilità, mentre l'assenza della chiodatura ha consentito il crollo della stessa massa rocciosa potenzialmente instabile». Poi la mazzata definitiva: «Le cause dell'incidente sono, quindi, da attribuire al crollo di una rilevante massa di roccia causato direttamente dalle discontinuità presenti nell'ammasso roccioso e dalle operazioni di scavo e, indirettamente, dal mancato rispetto delle indicazioni di progetto al riguardo della successione delle fasi operative e della loro modalità di esecuzione».

LA GESTIONE DEI LAVORI
Ad ogni modo Genevois (oggi in quiescenza) approfondisce anche il tema relativo alle modalità di lavoro adottate in sede di cantiere. Ed anche in questo caso delinea uno scenario a tinte fosche: «...  L'impresa non ha rispettato le indicazioni progettuali» in relazione agli obblighi riferibili «alla nota tecnica» in data «01-04-2016». E ancora: «... il direttore dei lavori ed il coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione non hanno vigilato in modo adeguato sulla corretta esecuzione dei lavori». Il docente poi parla di mancanza «di uno stretto coordinamento tra la direzione dei lavori, l'impresa con i suoi preposti ed il coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione».

Per di più a pagina 40 della relazione di Genevois c'è un passaggio che non si configura esattamente come una risposta ai quesiti del giudice, ma che dovrebbe far rizzare i capelli anche a chi a livello amministrativo come lo Spisal si occupa di sicurezza sui luoghi di lavoro. Il che in una certa qual misura vale anche per le organizzazione sindacali. Si parla infatti di altre difformità, di situazioni che travalicano la «norma» come la presenza «di acqua e fango... insufficiente livello di illuminazione, impianti elettrico e di ventilazione, sistemi di allarme e di comunicazione con l'esterno e cartellonistica di sicurezza, viabilità di cantiere, rischio incendio, assenza delle céntine nella discenderia». Si tratta di una sorta di scenario dantesco che non solo non trova riscontro nelle rassicurazioni fornite in passato dal concessionario, ma che smentisce anche platealmente le rassicurazioni dei rappresentanti sindacali di Cgil-Fillea, Cisl-Filca e Uil-Feneal. I quali non più tardi del 9 luglio si erano sbracciati e ad alta voce avevano escluso che nei cantieri ci fossero mai state situazioni di grave rischio, almeno stando alle segnalazioni che giungevano loro dalle maestranze.

IL TIMORE DEGLI OPERAI
Tant'è che il passaggio di Genevois assume un peso specifico rilevantissimo se lo si incrocia con la testimonianza di uno spaventato operaio della Spv il quale ai taccuini di Vicenzatoday.it, erano i primi di luglio, aveva dichiarato: «In alcune circostanze lo spavento e l'angoscia l'hanno fatta da padrona. Non c'era solo la volta. Ci sono le condizioni incredibili in cui le mine venivano detonate. E poi l'acqua che quando la pioggia è stata abbondante veniva fuori da tutte le parti, per non parlare della qualità dell'aria. Attorno a noi c'è un cordone sanitario fatto di silenzio che chi sta fuori non può nemmeno immaginare... I vertici provinciali se non anche quelli regionali di Fillea Filca Feneal erano a conoscenza di queste condizioni di lavoro da brivido. Il fatto che dopo il putiferio uscito sui giornali se ne siano state zitte zitte la dice lunga su come questi signori tengano ai lavoratori, ai quali, forse, sono interessate solo in termini di tesseramento. Sulla Pedemontana il sindacato è volontariamente assente».

IL RUOLO DEGLI ENTI REGIONALI
Ad ogni modo al di là della vicenda penale rimane sul tappeto un'altra questione. Visto che il consulente del giudice rileva così tante manchevolezze e che la eventuale sussistenza di queste ultime, sul piano amministrativo, è demandata anche al soggetto concedente, ossia la Regione Veneto, che cosa ha rilevato quest'ultima durante i suoi controlli? Quanti controlli specifici a sorpresa sono stati effettuati? E in materia di sicurezza che cosa ha rilevato lo Spisal in questi anni? Quante sanzioni sono state elevate se sono state elevate appunto dallo Spisal che è poi l'agenzia della Ulss con cui la Regione vigila in generale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro? Fino ad oggi Palazzo Balbi «si è ben guardato dal fornire risposte degne di questo nome» ripete Follesa da mesi «ma se il governatore leghista del Veneto, il dottor Luca Zaia, un giorno trovasse il fegato per affrontarmi in un dibattito pubblico, sappia che io lo sfido già da questo momento».

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