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VIDEO | Caso Vasiljevic: «Lo Stato è responsabile»

Il giorno delle esequie di una delle due vittime del serbo-bosniaco di Altavilla la tensione contro le toghe, contro i consulenti e contro i servizi sociali schizza alle stelle

Ieri 18 giugno a Vicenza è stata una giornata ad alta tensione. Non solo si sono celebrate le esequie di Lidija Miljkovic, la scledense di mezz'età uccisa l'8 giugno a Vicenza lo stesso giorno in cui il killer Zlatan Vasiljevic (residente ad Altavilla vicentina ma di origine serbo-bosniaca) aveva freddato un altra sua ex ossia la rubanese di origini sudamericane Jenny Gabriela Serrano. Ieri infatti davanti al palazzo di giustizia di Vicenza è stato organizzato un presidio delle madri della rete antiviolenza. Emanuela Natoli, presidente di Movimentiamoci, una delle associazioni che da anni si batte contro i soprusi in famiglia da parte degli uomini sia contro i figli sia contro le donne, ha dato vita ad un sit-in durante il quale sono state lanciate accuse durissime contro la magistratura veneta e contro il sistema che fra consulenti tecnici e servizi sociali coopera con le toghe per combattere gli illeciti in un ambito considerato di primaria importanza per la società». Natoli (come documentato dalla videosintesi realizzata da Vicenzatoday.it) non ha fatto sconti ad alcuno («lo Stato è responsabile» ha gridato) e ha parlato di una Miljkovic, «per anni vessata dall'ex come un morto che camminava» proprio in ragione «delle scelte fatte o non fatte» da chi di competenza. Le parole della Natoli hanno fatto il giro dei media nazionali anche perché sulle agenzie di stampa del Belpaese da diverse ore fa discutere un pronunciamento della Cedu ovvero la Corte europea dei diritti dell'uomo. L'Italia, scrive l'agenzia Ansa, è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani per il «trattamento inumano e degradente di una donna, Silvia De Giorgi, residente a Cervarese Santa Croce nel Padovano, perché le autorità non hanno agito per proteggerla dall'ex marito violento».

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