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VIDEO | Caso Miteni? «L'Arpav avrebbe potuto fare irruzione»

«Se è vero che già all'inizio dei primi anni Duemila si manifestarono» le prime avvisaglie della contaminazione «le autorità avrebbero dovuto usare le maniere forti»: lo sostiene un ex ispettore della agenzia ambientale

Il dottor Francesco Basso è l'ex ispettore dell'Arpav di Vicenza che con la sua indagine inchiodò la ex Tricom poi Pm Galvanica di Tezze sul Brenta: la quale dopo una vicenda processuale al cardiopalma, ricca di colpi di scena, fu condannata definitivamente per il cosiddetto scandalo «del cromo assassino». Basso, che nel frattempo ha lasciato la pubblica amministrazione ed è divenuto un consulente nel ramo ambientale, ai taccuini di Vicenzatoday.it commenta le ultime fasi del processo Miteni che ieri l'altro, ovvero giovedì 26 maggio, è andato in scena ancora una volta a Borgo Berga. Il consulente parla della testimonianza chiave del maresciallo del Noe Manuel Taglaferri, che mutatis mutandis, ha avuto lo stesso ruolo di Basso nella inchiesta che ha interessato la fabbrica chimica trissinese. «In ragione delle avvisaglie di cui ha parlato Tagliaferri in aula, Arpav - rimarca Basso - avrebbe potuto tranquillamente entrare a forza, fare irruzione alla Miteni, magari col supporto delle forze di polizia, per interrompere un reato eventualmente in fieri. C'erano le avvisaglie: la legge lo consentiva e lo consente ancor oggi. Detto in altri termini se è vero che già all'inizio dei primi anni Duemila si manifestarono le prime avvisaglie della contaminazione le autorità avrebbero dovuto usare le maniere forti». In passato i detrattori di questa interpretazione più rigida della norma hanno sostenuto che le sostanze oggi incriminate non erano allora tracciabili. Ma per il fronte ambientalista questa «è una riposta puerile perché si sarebbe potuto chiedere alla azienda di fornire la sostanza in purezza per cercarla poi nell'ambiente circostante. Inoltre se la sostanza prodotta non è censita limiti e divieti, sempre in base alla norma, vanno cercati nelle sostanze chimicamente più affini». Basso dal canto suo, ai microfoni di Vicenzatoday.it, ha pure spiegato che per garantire maggior tranquillità alle indagini, gli ufficiali di polizia giudiziaria delle agenzie ambinetali regionali, non dovrebbero dipendere direttamente dalla stessa agenzia, che poi è una emanazione delle regione, ma dovrebbero godere di uno status «in qualche maniera autonomo».

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