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VIDEO|Pennacchi racconta una divertente storia dei Veneti

Le invasioni ci hanno portato il vino, l’asiago, la birra, lo spritz e i goti che beviamo con piacere

 

Ma cosa resta di noi? Una cosa che resta è l'intonazione la cadenza. I veneti antichi parlavano una lingua incomprensibile ora ma una cosa avremmo riconosciuto familiare in modo inquietante: la cadenza, la cantilena Veneta che arriva da secoli avanti Cristo.  

E' d'obbligo fare un ripassino della storia sanguinaria del Veneto. Le invasioni di Annibale, dei cartaginesi che con due o tre elefanti hanno valicato i Lessini. E poi gli Ostrogoti, i Visigoti vandali Bizantini che si sono sgozzati squartati e che ci hanno lasciato i Goti per il vin.

Poi sono scesi i Longobardi che hanno massacrato tutti gli altri e poi l'impero di Ottone, i Comuni, la Serenissima, le Signorie, gli Spagnoli...

Questo è uno dei monologhi dello spettacolo che racconta i Veneti visti dal Pojana: Andrea Pennacchi.

L'attore padovano in prima nazionale ha affrontato la Storia da un punto di vista inedito: quello delle piccole vicende ma dal significato universale. Storie che lasciano traccia nel paesaggio, nel linguaggio e nella memoria, e che trovano spazio in "Una banda de foresti e selvadeghi: Venetkens", lo spettacolo che è andato in scena mercoledì 30 luglio nel Parco di Villa Cerchiari a Isola Vicentina.

Gli accadimenti del Veneto e del suo territorio sembrano una cosa piccola rispetto alla Grande Storia: invece anche nel “piccolo” si può riconoscere e incontrare il grande racconto del mondo. Le nostre abitudini sono ricordi delle invasioni che ci hanno portato il vino, l’asiago, la birra, lo spritz, i goti che ancora beviamo numerosi in osteria. La lingua è cambiata tantissimo ma la cadenza, la cantilena, che arriva dal XII secolo a.c. non l’abbiamo persa.

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