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Vicenza, crisi nera al Menti: è colpa della sciarpa di De Bortoli?

L'opinione di Alberto Belloni sulla sconfitta maturata venerdì tra le mura amiche e la contestazione della curva al curatore fallimentare

Nicola Zanini difende il difficile lavoro che sta portando avanti da mesi e quindi sottolinea che il suo Vicenza paga la mancanza di tranquillità. Ha ragione. Ma racconta solo una parte della verità. Perché il Lane sconta anche il peccato originale di una squadra costruita in estate nelle peggiori condizioni. Non è Moreno Zocchi sul banco degli imputati, perché il DS ha fatto quel che poteva, con i tempi e i mezzi a disposizione. Forse ha fatto anche troppo.

La squadra

Resta però l’impressione, che io manifesto sin dall’inizio, che la squadra approntata abbia dei limiti evidenti: in attacco, dove le due punte sono troppo simili tra loro ma soprattutto in un centrocampo fatto di elementi di discreto valore ma senza l’uomo cardine. A suo tempo avevo suggerito di non rinunciare troppo a cuor leggero a Fabio Sciacca. Mi è stato risposto che la rinuncia alle sue prestazioni era motivata da problemi fisici. Ne ho preso atto. Ma resta la convinzione che nell’organico sarebbe servito un giocatore con quelle caratteristiche, cioè talentuoso, intelligente, esperto e leader.

La gara contro il SudTirol ha per l’ennesima volta mostrato un Lane volenteroso ma con i soliti difetti nella zona nevralgica del terreno di gioco: lento, confuso, prevedibile e macchinoso. Là in mezzo si combatte, si corre ma la palla scorre con fatica, in trame fatte di passaggi troppo spesso laterali che non fanno guadagnare campo, oppure lanci inefficaci verso l’area avversaria. Manca il lampo di genio, l’invenzione improvvisa. E gli unici due giocatori che avrebbero nel piede il fosforo necessario sono uno fuori forma (De Gorgio) e uno ieri in panchina (Tassi).

Quel che mi ha negativamente colpito, in particolare, è stato l’atteggiamento generale di una squadra che non ha mai mostrato di “occhi di tigre”, non ha mai prodotto un vero e proprio forcing, un assalto all’arma bianca alla ricerca dell’agognata vittoria interna. Ha combattuto, ma senza il pugnale tra i denti. Le azioni di ripartenza sono state spesso compassate, elaborate, dando agli avversari tempo e modo di chiudere ogni varco. La partita poteva anche finire in parità, con un po’ più di buona sorte, ma il giudizio non sarebbe cambiato.

E intanto i due posti corrispondenti all’inferno dei play out potrebbero diventare domani più vicini e preoccupanti. Continuano ad arrivare dall’interno del gruppo segnali di coesione di compattezza, ma che non si traducono poi in campo in una vera macchina da guerra. La classifica piange e siamo alle porte dell’udienza decisiva per decidere le sorti della Nobile.

La curva e il curatore

Alle incertezze sulle possibili cordate interessate a rilevare la proprietà (e soprattutto sulla serietà e affidabilità degli acquirenti) si è aggiunta la dura presa di posizione della Curva contro il curatore fallimentare. Sul dottor De Bortoli si possono dire molte cose.

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