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Venerdì, 14 Giugno 2024
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Il punto di Alberto Belloni: "Il Vicenza non vale un investimento da 3 milioni di euro"

La squadra è un "Dead club walking"che va verso i play out. Inutile credere ai risultati pilotati e strana la presenza dei francesi al Menti. Non avesse i tifosi, il Lane sarebbe solo un cimelio da museo

La memoria mi gioca brutti scherzi… S’era detto che il Lane aveva un organico da play. Non rammento bene però se si parlava di play off o play out. Colpa della mia età, probabilmente. Quel che è certo è che, a campionato quasi finito, i punti fatti dal Lane, nelle tre versioni Colombo/Zanini/Lerda, sono 35 al lordo della penalizzazione.

Poca roba, pur tenendo conto della consistente serie di handicap cui Giacomelli & C. sono andati incontro. Avremo tempo per fare un’analisi più approfondita di responsabilità societarie ed individuali. Resta da terminare questa ennesima sciagurata stagione con la coda dello spareggio, cercando di salvare, se non la categoria, almeno la dignità. Come nel secondo tempo della gara contro il Bassano, nel quale abbiamo visto un Vicenza schiavo dei suoi soliti difetti ma almeno tonico e coraggioso.

LE TESI COMPLOTTISTICHE 

Quando si incappa in annate come queste, ce lo dice la storia, la piazza reagisce sempre con certe favole metropolitane, la più ricorrente delle quali è che i giocatori si vendono le partite. Potrebbe essere successo anche questo, in 116 anni di storia (ricordo solo l’indecifrabile finale di campionato quando il Real Vicenza buttò via la serie A inanellando una serie di passi falsi sui quali molto si è discusso). Fosse vero, sarebbero solo eccezioni che confermano la regola. La quale dice che, normalmente, si retrocede per demeriti propri: perché si è più scarsi, o meno motivati o magari anche peggio trattati dalla buona sorte.

Anche stavolta non credo a risultati pilotati, magari evocando tesi complottistiche miranti a comperare la società biancorossa a condizioni più favorevoli dopo il declassamento. Siamo ultimi perché ce lo siamo meritati. Nonostante la serie di sciagure, bastava poco per tirarsi fuori dai guai. Forse anche una sola vittoria contro le dirette concorrenti, contro il Santarcangelo o il Ravenna o qualche altra formazione di fenomeni contro cui siamo naufragati. Tre punti in più e nonostante gli strali della Commissione Disciplinare potremmo essere oggi alla pari col Teramo e giocarci domenica a Bergamo la salvezza diretta, senza ulteriori patemi d’animo. Non è destino.

IL MISTERO DEI FRANCESI 

E chissà che ne pensano i potenziali acquirenti francesi, segnalati ieri al Menti. Sono stati visti nei Distinti, mi dicono. Fatto strano. Quasi si fossero nascosti… Almeno altrettanto strano quanto la loro presenza nella giornata di consegna delle busta in Tribunale. Presenza pro forma, perché l’offerta se la sono tenuta in tasca. Tra i tanti misteri gloriosi della liturgia biancorossa, questo è uno dei più impenetrabili. C’era la possibilità di portare a casa la società di via Schio con meno di un milione e mezzo di euro (più altrettanto di debiti vari). Tre milioni, per una realtà che solo sei mesi fa, ViFin, Boreas e Sanfilippo si contendevano attorno alla valutazione di 15 milioni di euro. Un affarone, dunque. L’asta invece è andata deserta.

Aspettando forse un ribasso che poi non è arrivato? Cioè, qualcuno vorrebbe farci credere che le ipotetiche cordate hanno rischiato di perdere il loro ghiotto boccone per risparmiare 200.000 al massimo? Poco credibile, non vi pare? La risposta, forse, è molto semplice. L’affare non è un affare, perché il Vicenza non vale l’investimento di 3 milioni di euro. Ma non ne vale nemmeno la metà o un terzo. Il Vicenza, come quasi tutte le società di C e molte di B (vedi Cesena) è un dead club walking. Un morto che cammina. Non avesse i suoi tifosi, che sono ancora oggetto di invidia da parte di mezza Italia pallonara, sarebbe solo un cimelio da museo. Ma dalle nostre parti siamo abituati ad inseguire i miracoli. E’ questione di DNA.

CON IL BASSANO UNO STADIO SURREALE

Perché sono vivi i ricordi maledetti di spareggi con i rossoalabardati, con i gemellati adriatici o peggio ancora con l’Empoli. Ma dentro al sangue biancorosso sono ancora forti anche le tracce delle battaglie di Ferrara, di Firenze, della salvezza in extremis in quel di Bergamo, nel 1973. L’epilogo contro l’Albinoleffe è ininfluente in questo senso. Ma il successivo doppio incontro per la sopravvivenza in C (contro il Teramo o chi per esso) riporta alla mente di noi tifosi diversamente giovani il ricordo di tempi in cui la squadra sopperiva al gap tecnico con doti tutte provinciali che si chiamavano grinta, fisicità, entusiasmo, rabbia.

E amore per la propria maglia, dignità e rispetto per i tifosi. Queste sono le sole armi con le quali si può affrontare l’ultimo atto della stagione 2017/2018. Se la mettiamo sul solito ritornello della qualità intrinseca della squadra rispetto alle contendenti, possiamo anche risparmiarci i 180 minuti conclusivi. Buttiamo allora nel cesso, una volte per tutte, le Figurine Panini e proviamo a giocarcela col cuore e con il cervello. Partendo proprio domenica dall’Atleti Azzurri d’Italia. Incontro che va vissuto come la prova generale della madre di tutte le partite.

E’ solo questione di palle, ragazzi. Se il Lane è quello del primo tempo col Bassano, prepariamoci già al derby col Cartigliano. Se è quello del secondo tempo, qualche carta ce la possiamo giocare. Sperando di non dover giocare il primo turno del dentro/fuori in un Menti semideserto per sfanculamento morale dei poveri supporter. Uno stadio surreale che assomigli a un cimitero. Da “dead club walking”, appunto…

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