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Lane come la famosa grappa: sempre più in alto

La birra bevuta dall’Artigliere Marotta in faccia ai tifosi è diventata un simbolo

I viaggi di ritorno dopo una trasferta vittoriosa sono una delle cose più belle che il calcio possa regalarti. Se poi hai castigato una rivale storica con tre sonore “pappine”, diventa quasi un’epopea.

Così domenica sera, dopo una partita memorabile che ha zittito in modo implacabile un pubblico del Nereo Rocco partito con tutte le migliori intenzioni di subissare il tifo berico e finito invece con le pive nel sacco e bersaglio degli sberleffi più truci. Quando gioca come sa, l’undici di Di Carlo rende la vita difficile a chiunque, anche se ha in organico fior di giocatori.

Il Vicenza la partita l’ha vinta a centrocampo, un reparto che qualche perplessità l’aveva pur destata in passato, per via di un 4/3/1/2 molto offensivo che costringe sovente il settore all’inferiorità numerica. Non contro i giuliani, però. Con due punte come Marotta e Arma che si alternavano nel pressing alto, con un trequartista come Vandeputte, capace di offendere ma anche di garantire interdizione e soprattutto non quando i tre là in mezzo decidono di fare come il Piave. Della serie “di qui non si passa”.

Cinelli e Rigoni, soprattutto, hanno impressionato per quantità e qualità. Il capitano è stato onnipresente e infaticabile fino all’ultimo secondo, capace tra l’altro di andare efficacemente negli spazi, di modo che il gol non è arrivato per caso.

Quanto al mediano di Cogollo, io ho dato una valutazione molto più altra rispetto ai colleghi. Ma non a caso o per simpatia personale. Rigoni si è speso con la generosità di un ventenne e senza accusare la fatica. La sua indiscutibile esperienza pesa in campo in modo enorme, diventando in ogni azione un punto di riferimento sicuro: non perde una palla, smista la sfera velocemente e al momento giusto e gode di un senso della posizione che lascia stupefatti. Aggiungeteci in soprannumero un Pontisso che pare intenzionato a far sua una maglia che pure gli è contesa da gente come Zonta o Emmanuello e si può avere il quadro dell’attuale forza del Vicenza.

Un Vicenza, peraltro, che riesce ad esprimersi su questi livelli solo quanto ha cervello e gambe per tenere in mano il pallino della gara. Abbiamo visto, più volte, che quando cala di intensità, perde campo e smarrisce il coraggio, può diventare una formazione qualsiasi e pertanto abbassare bandiera anche di fronte ad avversari apparentemente inferiori.

E’ per questo che, esaurita la fase dei festeggiamenti per la ritrovata testa della classifica, sarà il caso di guardare al prossimo doppio impegno casalingo con un occhio particolare. Occhio di tigre, naturalmente. Perché se qualcuno pensa di trovare in Ravenna e Fano due vittime sacrificali in virtù del rispettivo quattordicesimo e ultimo posto in classifica sbaglia di grosso.

Questo doppio turno, se preso seriamente. rappresenta un’occasione importante per consolidare il primato, visti gli impegni delle inseguitrici (più abbordabili quelli della Regia, più complicati quelli dei bolzanini con Samb e a Trieste e dei padovani a Salò e col Rimini). Passate le prossime due partite, poi, sarà già tempo per il Lane di andare a far visita al SudTirol e ai Leoni del Lago. Mica male come programmino prenatalizio, che ne dite?

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