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Tra Lane e Venezia un pari che non cambia niente

Meglio il Vicenza per due terzi della gara, finchè non resta in 10 per l’espulsione del portiere. In generale uno spettacolo non eccelso ma per i biancorossi un passo in avanti rispetto alla pessima esibizione di Reggio

LE PAGELLE (CHE NON CI SONO)

O meglio, c’erano, ma non le troverete pubblicate. A dirla tutta i giudizi sui singoli li avevo pur scritti, in piena notte, ma dopo aver letto le dichiarazioni di mister Di Carlo nel dopo match non me la sono sentita di andare avanti. Tra le altre cose (per lo più condivisibili) Mimmo ha fatto sapere che Longo e Jallow gli sono piaciuti. E qui le braccia mi sono cadute e la penna è sfuggita di mano. Questa è dunque la cosa che gli premeva a fare sapere urbi et orbi a consuntivo di 90’ di luci (più) ed ombre (meno)?

Il nostro timoniere avrebbe potuto sottolineare la tenuta fisica di Rigoni. La verve di Beruatto nelle sue scorribande. La buona prova di Padella e Pasini, opposti ad un cliente difficilissimo come Forte. No… Ha scelto lodare sperticatamente i due giocatori più discussi tra quelli scesi in campo ed autori di una prova che non finirà certo negli annali del calcio. Non può essere un caso.

E’ esattamente nella scelta delle sue parole il nocciolo della mia irritazione. Comprendo la necessità per un tecnico di difendere il patrimonio umano a disposizione, tuttavia c’è un limite. Si fosse accontentato di un apprezzamento generico, tipo “Longo si è fatto trovare al posto giusto al momento giusto, peccato che non abbia trovato la zampata vincente”, oppure “Jallow si è sacrificato in diverse zone del campo e anche se non ha mai impensierito Lezzerini mi pare sulla buona strada”. Invece no. Il sonante complimento ad entrambi lascia intendere che l’allenatore li abbia visti protagonisti di una performance da applausi. Tutto ciò, consentitemi, sa da provocazione bella e buona verso le migliaia di persone che hanno guardato la partita grazie al collegamento RAI.

Non è la prima volta che capita, anche se mai in modo tanto clamoroso. E di fronte a quella che io, ma è semplicemente un’opinione personale, considero una solenne presa per i fondelli, come reagire, giornalisticamente? Si poteva raccogliere il guanto di sfida, gettandosi in una polemica senza senso, che non avrebbe fatto bene alla squadra e alla società. Col rischio di esasperare oltremodo i toni del dibattito. Preferisco scegliere un segnale diverso. Non pubblicare le pagelle (credo per la prima volta da quando faccio il “censore” delle partite) è un modo educato e civile per evidenziare che non gradisco la presa per i fondelli. Criticato, si. Smentito, si. Discusso, si. Preso in giro, no.

Che voto avrei potuto dare secondo voi a tutti gli altri dopo un bel 7 ai due attaccanti? E’ legittimo avere valutazioni differenti, impreziosire o svalutare la prestazione di un singolo o di un reparto, dare più o meno peso alla cosiddetta “ragione aziendale”, ma non è corretto andare oltre. Non voglio assolutamente che tutto ciò diventi una crociata contro due professionisti che sono anche uomini e che meritano di essere criticati per ciò che fanno in campo, ma rispettati in tutte le altre sfere del loro essere. Di più.

Continuo a sperare che l’uno e l’altro possano non essere così male come ci è apparso sin qui. Che possano rispondere alle critiche non a chiacchiere, ma in campo a suon di gol. Me lo auguro, anzi. Per loro e per noi, per la maglia che indossano. Ma che anche ieri (non solum sed etiam, va precisato) abbiano reso ampiamente al di sotto delle aspettative è un fatto che nemmeno un nume del calcio vicentino, un’icona amata e rispettata come Mimmo Di Carlo può contestare. Longo e Jallow, sul green del Menti, sono risultati decisamente sotto standard, considerando che il loro mestiere non è far legna, ma mettere palloni nel sacco.

Lo dicono i tifosi (la maggioranza, a giudicare dai messaggi che arrivano, perché il pensiero unico non esiste), lo dicono molti cronisti e addetti ai lavori. E, cosa sommamente più importante, lo dice il patron Renzo Rosso, il quale sull’incontro con i lagunari ha commentato senza mezzi termini “Nelle ultime due partite non mi sono divertito. C’è qualche giocatore non merita di indossare questi colori.” Ipse dixit. Parole del patron di via Schio, mica di un giornalista rimbambito dall’età come il sottoscritto. Alla fine di queste considerazioni, che ho cercato di stendere all’insegna della moderazione, la domanda cardine che pongo è la seguente: “Perché Di Carlo insiste con certe dichiarazioni e dove diavolo va a parare con le improbabili difese d’ufficio?” Non mi è chiaro e mi preoccupa. Perché al di là dei nomi (ripeto, sarebbe sciocco usare uno o due giocatori come capro espiatorio di un momento calcistico che vede il Lane, in attesa dei risultati di oggi, in una posizione di classifica che vale la salvezza ma non la tranquillità).

A questo punto non possiamo non chiudere parlando di mercato. Da mesi vado avanti raccomandando una maggiore simbiosi tra via Schio e l’ambiente. Mancano poche ore alla chiusura delle trattative invernali. Forse la voce di una possibile cessione di Marotta alla Juve Stabia prelude all’arrivo di una nuova punta all’ombra della Basilica. O forse no. Ma il problema non è nemmeno quello. Il vero salto di qualità sarebbe condividere con i tifosi le difficoltà, i criteri, le strategie che stanno caratterizzando questo avvio del famoso piano pluriennale. Niente è facile, lo sappiamo.

Non è nemmeno soltanto questione di quattrini. Però bisogna parlare, spiegare, informare, rendere partecipi. Perché una politica di scarsa condivisione stimola le contestazioni, che spesso arrivano semplicemente perché non si sa, non si ha contezza della reale dinamica dei fatti. Chiudendosi dentro la stanza dei bottoni a difesa del proprio know how, insomma, non si va lontano. E la gente percepisce il distacco come la famosa frase rivolta dal Marchese del Grillo ai gendarmi che l’hanno arrestato. Ve la ricordate, no?

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