Lane: la squadra dei cannibali

Ma un ruolo immenso nella leadership lo stanno recitando i tifosi

Lo chiamo “cannibale” questo Vicenza perché sta dimostrando di avere fame atavica e non riesce a lasciare niente agli avversari, nemmeno le briciole. Niente in campionato, niente in Coppa. Gli rode persino perdere le amichevoli.

In precedenza gli avevamo fatto un po’ le pulci per certi approcci timidi alle partite. Ma contro la Feralpi Salò gli occhi da tigre li ha mostrati subito, anche dopo aver preso inopinatamente il gol. Stavolta non ha regalato agli avversari né il primo tempo, quando ha avuto forza e coraggio per ribaltare lo svantaggio, né il secondo, durante il quale ai Leoni del Garda non è restato che fare da comprimari. Standing ovation per mister Di Carlo.

Il giorno prima della partita aveva detto a noi giornalisti che nei successi di una squadra l’allenatore pesa al massimo per il 15/20%. Io gli ho risposto che poteva aver ragione ma che un tecnico diventa assai più determinante quando è scarso. In quel caso diventa un fattore esiziale. Ma quanto vale oggi nel Vicenza l’apporto delle restanti componenti? Accettiamo pure quel che dice Mimmo circa la guida in panchina, ma come incide il resto? Oggi come oggi valuterei un 40% per la società, un 30% per la squadra e un 10°% per il pubblico. Aspetto però sull’argomento il parere dei lettori.

La partita di domenica, oltre che sulle intuizioni strategiche del timoniere, è vissuta sul momento magico di tre giocatori: Cinelli (che personalmente ho giudicato migliore in campo contro i gialloazzurri), Vandeputte (un elemento che stupisce per la costante crescita) e naturalmente l’Artigliere Marotta (sicuramente l’attaccante più completo visto in biancorosso dai tempi di Stefan Schwoch). E’ stato il gol del 2-0, in particolare, ad accendere le fantasie dei tifosi più delle luminarie in Piazza dei Signori. Riguardatevi con calma le immagini: originato da una vaccata di Giani (dejà vu, vero amici miei?) s’è poi trasformato in una magìa del calcio. Controllo del pallone, testa alta a guardare la porta, gran tiro chirurgico dove il l’estremo difensore non sarebbe potuto arrivare nemmeno vestito da Uomo Ragno. Roba da mandare in sollucchero gli esteti del pallone.

Le squadre inseguitrici hanno vinto tutte? Ecchisenefrega… Se il Lane gioca così possono pure andare veloci come Usain Bolt, sempre dietro gli toccherà rimanere. I biancorossi campioni d’inverno, se non si faranno del male da soli, potreebbero fare gara solo contro sé stessi. C’è un intero girone di ritorno di mezzo, ma sin qui hanno ammainato bandiera soltanto due volte ed in entrambi i casi senza essere travolti dagli avversari. Tanto contro il Piacenza che contro il Padova, infatti, parliamo di partite che si potevano tranquillamente incanalare verso il pareggio.

Contro gli emiliani si è pagato il black out nella ripresa dopo un match condotto in vantaggio con merito, mentre contro i biancoscudati è mancata la reazione dopo un gol frutto di un errore individuale. Per il resto, pur tra alti e bassi, nessun’altra vera battuta di arresto. Come dire che occorre rispettare tutti e riconoscere il valore di tutti. Ma non aver paura di nessuno, perché nessuno è apparso di un altro pianeta (faccio l’eccezione per il primo tempo di Bolzano, durante il quale gli altoatesini ci hanno fatto letteralmente neri, pagando poi nella ripresa il fio di tanto predominio). Domenica si va ad Imola con poche parole d’ordine: modestia, concentrazione, coraggio e consapevolezza dei propri mezzi. Una cooperativa operaia stile Renzaccio Ulivieri, con le individualità vincenti come ai tempi di Guidolin e la forza di un gruppo “cannibale” (appunto) come vuole Mimmo Di Carlo.

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Al resto penseranno i tifosi, già pronti a trasformare il Romeo Galli in una bolgia biancorossa. Sto ripensandoci… Il peso specifico dei tifosi vale forse di più dellapercentuale che gli ho assegnato. O no?

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