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Vicenza-Cosenza: un punto di partenza

Molte cose non hanno funzionato: spesso per andare in alto occorre partire dai propri errori

C’è un modo per valutare con occhio critico certe prestazioni del Vicenza, senza per questo essere etichettato come gufo disfattista? Non è facilissimo, tuttavia spero si sì… Perché la stessa onestà intellettuale con cui si sono festeggiate le performances dei biancorossi a Empoli o Monza, andrebbe coerentemente applicata alla partita di domenica con il Cosenza.

Altrimenti si rischia di diventare poco comprensibili per il sentire comune. Dire che contro i calabresi al Menti il Lane si è fatto ben apprezzare è affermazione molto discutibile, quantunque fatta da persone (come il nostro mitico Mimmo Di Carlo) alle quali tutti riconosciamo competenza, esperienza e lucidità di pensiero. (“Brucia tanto il pareggio, soprattutto per il fatto che abbiamo fatto una buona gara contro una buona squadra. Non posso rimproverare nulla, abbiamo tenuto un ritmo alto. Peccato aver preso un gol alla fine, perchè la vittoria era meritata. Avevamo la vittoria in pugno, portiamo via un pareggio con dispiacere. La squadra è in crescita, sta bene, ci sono molte cose positive. Abbiamo fatto la nostra partita.”

Dichiarazioni che lasciano perplessi. Io non sono un ingenuo, seguo il calcio da 60 anni e so bene che un allenatore deve difendere il gruppo e il suo lavoro, anche a dispetto dell’evidenza, tuttavia bisogna stare attenti a non superare il limite oltre il quale i tifosi si sentono presi in giro. Contro gli uomini di Ostuzzi il Vicenza ha disputato un primo tempo equilibrato, nel quale almeno tre volte si è reso pericoloso (ma non va dimenticato che l’occasione da gol più clamorosa è toccata agli ospiti con il coast to coast di Sacko in solitaria davanti a Perina).

Nella ripresa però i padroni di casa sono calati paurosamente, rischiando di brutto prima su Sciaudone, quindi sul palo colpito dai calabresi e infine su Carretta. Improvvisamente il Lane è andato in gol con una magìa Giacomelli/Meggiorin, ma a quel punto i berici sono spariti dalla scena, anzi ci rimangono come un pugile suonato che ha perso la trebisonda. Subiscono inopinatamente il pareggio e non riescono più a passare la metacampo. Al di là del calo atletico (comprensibile per gli impegni serrati e per i postumi dello stop Covid) resta l’impressione di uomini allo sbando anche dal punto di vista mentale, confusi, intimiditi, privi di idee. Non è una tragedia, intendiamoci.

Altre ce ne saranno di partite nelle quali si faticherà, specie contro avversari che fanno del dinamismo e della grinta la loro arma migliore. Sin qui il Vicenza sembra trovarsi molto meglio a giocare di rimessa (situazione tattica al cui interno riesce a mascherare meglio i suoi limiti a centrocampo) che quando tocca a lui inventare il gioco (senza avere in mezzo un vero play maker ricco di inventiva e di talento nel verticalizzare l’azione). In un’Italia ricca di commissari tecnici, ho qualche remora a fare osservazioni di tipo tattico (io che il corso di Coverciano non l’ho frequentato e di mestiere non faccio l’allenatore) tuttavia mi sento di concordare con chi, a match appena iniziato, sottolineava le sofferenze dei biancorossi a centrocampo, troppo spesso costretti all’uomo in meno da un 4/4/2 mortificato dal modulo avversario. Alla resa dei conti, ne è uscito un pareggio che sta più stretto al Cosenza che al Vicenza, se vogliamo proprio dirla tutta.

Un Vicenza che deve sistemare qualcosina in difesa, troppo spesso in difficoltà su palle gestibili. E ripensare all’attacco, dove il solo Meggiorini sta facendo il suo. E’ presto per giudizi definitivi: Longo e Gori hanno tempo per dimostrare quel che valgono. Ma sin qui come si può impedire alla gente di farsi qualche domanda sulla campagna acquisti? Specie visto che i vari Coda, Forte, & C. stanno facendo sfracelli.  E che dire del mezzo mistero di Yallow (il colpo di mercato di Magallini in estate) il quale non ha trovato posto nemmeno nel finale dell’ultima gara? Un mistero che fa il paio con le condizioni fisiche di Nalini, altro pezzo da 90 che manca all’appello. Magari di misterioso non c’è proprio nulla, intendiamoci. Ma un po’ di trasparenza in più forse non guasterebbe, giusto per accontentare i tifosi orfani di notizie.

Per chiudere il capitolo Vicenza-Cosenza (e andare con la testa all’incontro di sabato all’Adriatico) mi sento di raccomandare per il futuro un approccio più sobrio con le valutazioni del dopopartita. Meglio volare bassi coi complimenti, persino quando il Lane (e succederà, ne sono sicuro) sarà protagonista di prestazioni ad alto livello. A maggior ragione, quindi, quando incontrerà difficoltà. Non c’è niente di male a far fatica, a calare di rendimento. La serie B è così lunga e difficile che è illusorio pensare di poter giocare sempre al massimo. E, ricordiamolo perché ce lo insegna la vita, ci si rende molto più simpatici e facili ad essere perdonati riconoscendo spassionatamente qualche sbaglio e qualche scelta inopportuna. D’altra parte (e qui mi taccio per davvero), che le cose non siano andate proprio bene nell’ultimo impegno dei ragazzi di Carlo, l’ha dichiarato anche il patron Rosso. Ipse dixit…

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