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Lane: cosa salvare e cosa no

Quali giocatori resteranno in organico per tentare subito il grande salto?

Foto S.Sartore, pagina ufficiale Facebook L.R. Vicenza

Ammainati o quasi i vessilli sventolati dopo il magico filotto che ha portato il Lane dalle paludi della retrocessione alla parte destra della classifica, i tifosi hanno già la testa al futuro. Manca ancora però il suggello matematico alla permanenza in Cadetteria, che tutti (me compreso) consideriamo non in discussione. Una formalità, dunque? Gli storici hanno lo scomodo ruolo di gendarmi della memoria, ricordando al popolo del Menti i precedenti in cui la squadra, virtualmente salva, finì poi per fare seppuku, rovinando nel finale quanto di buono aveva fatto in precedenza. Tra tutti, cito solo la stagione 2000/2001 in serie A. A 5 partite dalla fine, con la vittoria in casa contro la Reggina, gli uomini di Reja avevano praticamente raggiunto la tranquillità. Un po’ come oggi… Poi arrivarono due pareggi (Bari e Lecce) e due sconfitte (Brescia e Juventus) e a nulla servì la vittoria nell’ultima giornata a Udine.

I biancorossi precipitarono giù facendo compagnia al Napoli e agli stessi galletti. Morale… Per citare il grande Trap, mai dire gatto se non l’hai nel sacco. Basteranno 5 punti, forse 6 per trarsi fuori dai guai, ma bisognerà farli, magari senza attendere i minuti finali quando (lo sappiamo per esperienza) i risultati delle varie partite diventano imperscrutabili. Con una vittoria (Entella?) e tre pareggi (Lecce, Frosinone e Reggiana?) la pratica potrebbe essere chiusa. Dacci sotto, Mimmo. La testa al futuro, si diceva. Sì perché la gente sta già alambiccando sul come e sul quando il grande sogno di Renzo Rosso potrà avverarsi, chiedendosi in che direzione si muoverà sul mercato la dirigenza di via Schio. E a questo punto può tornare utile guardare nuovamente al passato, restando all’inizio del Terzo Millennio e pensando all’ultima promozione del Lane nella massima serie. Stagione 1999: è ancora cocente la retrocessione targata Colomba/Reja, ma si decide di dare ancora fiducia in panca al roccioso Edy. Sono in molti i senatori dell’era Guidolin che devono fare le valige: Mendez, Dabo, Zauli Ambrosetti, Di Carlo e Otero su tutti.

La formazione si svecchia. Arrivano i ventenni, con Comandini, Firmani, Bucchi, Comotto, Tamburini, mescolati a vecchietti di indiscutibile valore, come Luiso, Schenardi, Dicara. Molti di questi formeranno l’anno successivo l’ossatura del Vicenza di serie A. E’ storia. Ora veniamo al perché di questo “amarcord”. La discussione tra i tifosi è molto chiara. Quanti giocatori dell’attuale rosa a disposizione di Mimmo Di Carlo vi sembrano adeguati alla costruzione dell’organico per la prossima stagione, quella (speriamo tutti) del possibile salto di categoria? Perché, parliamoci in tutta franchezza, è di qui a breve che si costruirà il giocattolo vincente. Bisognerà essere promossi, logico. Ma potrebbe non bastare. Occorrerà nel contempo creare l’ossatura della squadra per la serie A, perché non è pensabile, ottenuto l’obiettivo, pensare di inserire in un colpo 11 undicesimi della formazione. Torniamo quindi alla domanda di pocanzi. Le domande, anzi, sono tre: Quanti elementi di quelli attualmente a disposizione sono top player in grado di ben figurare nell’Olimpo del calcio?

Secondo quesito. Quanti giocatori vanno portati a casa alla fine della prossima stagione? Parliamo di top player, evidentemente, cioè rinforzi in grado di far fare un decisivo salto di qualità alla compagine. Terzo e ultimo interrogativo, meno pressante ma che deve comunque entrare in una programmazione razionale: quanti tasselli andrebbero ancora inseriti una volta ottenuta la certezza della promozione, per non fare la figura della meteora? Visto il mio ruolo di opinionista non mi sottraggo al parere personale. Alla prima domanda rispondo cinque o sei al massimo, tenendo conto però che l’anno venturo per alcuni protagonisti ci sarà un taglio generazionale da affrontare. Alla seconda domanda rispondo almeno quattro innesti, ma scelti tra candidati di assoluto valore, gente che non faccia la differenza solo in Cadetteria ma possa far parte anche del gruppo di A.

E per finire, riguardo al terzo aspetto, ritengo che raggiunto l’obiettivo serva un investimento societario importante, specie a centrocampo e in attacco (come fu, nell’anno citato, per Sterchele, Crovari, Gonzales, Kallon e soprattutto Luca Toni). Va detto, tuttavia, non ci si può illudere di affrontare le nuove sfide solo sul piano della caratura dei singoli. In serie B, ma soprattutto in A, ci saranno certamente squadre maggiormente attrezzate (e non mi riferisco solo alle big ma anche alle cosiddette squadre minori). La competizione il Vicenza può giocarsela solo sul piano dell’organizzazione, dell’amalgama e dell’entusiasmo. Ecco perché il miracolo va costruito per tempo, senza fretta. Su questa base, paradossalmente,  io penso che il campionato 2021/2022, alle porte, sia di decisiva importanza nel Progetto Lanerossi. Sarà nella prossima stagione di contrattazioni che si giocheranno le nostre fortune. Magari non sarà subito festa. Magari occorrerà ancora un po’ di pazienza. Ma quello che non ci si può più permettere è di fare errori grossolani nel mercato. Di sprecare quattrini per pseudorinforzi.

Ecco a cosa serve il passato, signori miei. A cosa serve la cultura sportiva. Non ci sono formule magiche: valorizzazione dei ragazzi del vivaio e un buon mix tra giovani di sicuro talento e atleti già affermati, protagonisti di calcio ad alto livello. La famiglia Rosso, lo si percepisce, è stanca di stare alla porta del grande business. Non resta che investire di conseguenza. A partire da subito. E a questo punto resto in attesa del parere dei miei lettori. Ce la possiamo fare, secondo voi?

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